sabato, novembre 10, 2018

Terza condanna ad opera di un Tribunale stalinista - I fatti



Il 6 novembre 2018 il Tribunale stalinista di Imperia mi ha condannato ad otto mesi di reclusione, più risarcimenti vari e spese processuali, per aver pubblicato, nel 2011, un libro denuncia sulle "disfunzioni" della ASL imperiese, problemi che portarono alla fine orribile di mio padre, Pasquale Marcianò, il giorno 3 aprile 2011. Il Giudice, Dottoressa Marta Maria Bossi, con il Pubblico Ministero (incompatibile, poiché denunciato nel 2016 per aver assunto il ruolo di avvocato difensore del sottoscritto, pur adempiendo la funzione della pubblica accusa), ha ritenute fondate (era chiaro sino dall'inizio) le doglianze della parte civile, benché sia mancata la testimonianza cruciale del Dottor Bernardini dell'ospedale Humanitas di Rozzano (MI). La testimonianza è stata esclusa inauditamente dal togato imperiese. Il Dottor Bernardini avrebbe confermato che la diagnosi ERRATA di morbo di Parkinson e quindi il mancato trattamento per un tumore cerebrale in fase iniziale (Glioblastoma) sin dal 2005, furono la causa dell'evoluzione alla fase IV della neoplasia (mai trattata) e quindi del decesso, tra mille sofferenze, del compianto Pasquale Marcianò. A nulla sono valse, ovviamente, le prove che dimostravano come le lesioni sacrali di livello IV, patite dal Pasquale Marcianò a causa della completa assenza di presidi antidecubito e di assistenza idonea. Senza parlare della grave emorragia melene, indotta da trattamento con anticoagulanti ad un paziente già affetto da pregressa ulcera. A nulla è valso che i congiunti - questo è reato - non furono informati di tale inadempienza. Il Giudice aveva l'ordine di condannare Rosario Marcianò a 19 giorni dalla prescrizione (e qui si ha la conferma che la recidiva contestata per infliggere le precedenti altre due condanne in altri due procedimenti, è del tutto infondata ed illegittima). La Dottoressa Bossi ha anche disposto che la notizia della sentenza sia pubblicata sul quotidiano di regime "La Stampa", definita da tempo immemore "la grande bugiarda", a spese dell'imputato (sic).









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mercoledì, settembre 05, 2018

Crollo del ponte Morandi - Una strage voluta e la Procura ne è al corrente



La Procura di Genova che... "indaga" sulla strage del 14 agosto 2018, ci propone un video palesemente manipolato in post editing, ma le spaccia per genuine. Le dissolvenze nascondono immagini dirompenti e chiarificatrici? Secondi cruciali che il pubblico non deve conoscere? Evidentemente sì, altrimenti perché mentire? Per quale motivo gli inquirenti hanno bellamente ignorato le testimonianze che avvalorano la tesi della demolizione controllata? Perché hanno bollato come "affermazioni deliranti" quelle dell'ingegner Enzo Siviero che si riferisce chiaramente ad un attentato? E' palmare l'intento di chiudere la questione, pontificando di un crollo per cedimento strutturale, in modo da occultare le vere responsabilità ed i piani politico-strategici che si nascondono dietro questa strage VOLUTA. E' un'operazione che, a tutti gli effetti, è un attentato nei confronti di una comunità civile. E' un evento all'interno della consueta strategia della tensione. Ricordate la strage di Ustica, l'aereo di linea abbattuto dai Francesi a causa di questioni libiche? Forse si vuole spostare il mercato delle merci da Genova a Marsiglia? Il quadro internazionale vede dei possibili mandanti, ma alla Procura non interessa scoprire i veri artefici del collasso del viadotto genovese. Ciò è grave. I Giudici dovrebbero essere accusati di occultamento di prove e di depistaggio! Nota: sugli eccidi di Stato, spacciati per incidenti o per carneficine mafiose, da Portella della Ginestra sino ai nostri giorni, si legga il saggio di F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite, 2013.


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venerdì, agosto 24, 2018

Paolo Attivissimo, chi è il mentecatto?



Quel mentecatto di Paolo Attivissimo (mi permetto di definirlo tale, visto che lui, riferendosi a me, ha usato questo termine), oltre che essere un infame è pure un cazzaro, visto che fa asserzioni senza fondamento. Infatti, nel caso del false flag parigino e del finto decesso di Valeria Solesin, egli riferisce di fatti processuali e condanne INESISTENTI. Infatti, allorquando il Giudice Carlo Nordio della Procura di Venezia, mi chiese, per bocca dell'avvocato d'ufficio assegnatomi, di abiurare, pubblicai, in risposta, la foto della Solesin viva. Lo scatto venne immediatamente rimosso (come il post più recente sul crollo del ponte Morandi) e venni bloccato da Facebook per un mese.



Subito dopo la Polizia postale di Imperia mi chiamò al cellulare, per anticiparmi la data dell'interrogatorio di garanzia. Dissi loro che se il Giudice intendeva rinviarmi a giudizio poteva farlo benissimo, ma poi avrebbe dovuto spiegarmi come facesse la sosia della Solesin a comparire in una foto dell'esercitazione antiterrorismo in quel di Parigi proprio due ore prima dei fatti del Bataclan. Stessa cosa mi premette chiarire al legale d'ufficio, il quale evaporò. Da allora evaporarono tutti e di loro non seppi più nulla! Intanto si fa di tutto per far sparire la foto compromettente della Solesin viva e vegeta dalla Rete! I video su YouTube mi sono stati rimossi e le foto su Facebook segnalate come spam. Questa è l'Italia, ragazzi. Ah... Attivissimo, se hai qualcosa da dirmi, conosci i miei riferimenti di contatto. Ciao, cazzaro! E salutami quel grassone di Task Force Butler!

Renzo Piano: "Escludo categoricamente l’idea della fatalità... I ponti non crollano. Un ponte crolla solo per un bombardamento in guerra o per un attentato".





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mercoledì, giugno 20, 2018

Nelle motivazioni alla sentenza 522/18 abbiamo la conferma che le "prove" sono state manipolate



Il 18 aprile 2018 Rosario Marcianò è stato condannato ad otto mesi di reclusione senza la condizionale, sulla base di un falso. Un montaggio audio-video portato come prova a carico dell'imputato. Il 19 giugno abbiamo ritirato le motivazioni, che vi leggiamo a video e sulle quali abbiamo molto da dire. Il ricorso in appello comunque è già stato redatto e consegnato presso la Procura di Imperia, che poi lo trasmetterà alla Corte d'Appello di Genova. Per intanto ecco parte del materiale che inchioda la "giornalista" Silvia Bencivelli ed i suoi legali alle loro responsabilità. Oltre che il Giudice Massimiliano Botti ed il Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo, che hanno preso per oro colato le dichiarazioni della "parte lesa".

La pronuncia di condanna, più che essere il coronamento di uno spassionato, oggettivo ed approfondito accertamento dei “fatti”, risulta una decisione ideologica, animata da un fumus persecutionis della Dottoressa Silvia Bencivelli, interprete di quella sovrastruttura di pensiero pseudo-scientifica, riconducibile al Gotha del C.I.C.A.P. Sebbene il Giudice non compia una ricognizione della controversia scie tossiche versus “scie di condensazione”, si nota che tende ipso facto a recepire in modo acritico le petizioni di principio provenienti dall’accademia sedicente “scientifica” che, essendo incapace di compiere indagini empiriche e studi metodici, può ricorrere solo ad un vieto ipse dixit per nascondere la sua Ideenkleid condizionata da pre-giudizi ed intolleranza per chi pensa in modo differente dalla massa o per chi semplicemente pensa.



Lo Stato intende definitivamente mettere il bavaglio ai fratelli Marcianò, attraverso l'impiego illegittimo di volgari azioni di "Giustizia", laddove le "parti offese" sono i negazionisti affiliati al C.I.C.A.P. Questo vile attacco ha portato alla prima incredibile condanna nel mese di dicembre 2017, alla quale è seguita una seconda, nell'aprile 2018 e ne seguiranno altre! In tutti i casi quali le "parti lese" sono famigerati disinformatori, impegnati in opera di discredito a nostro danno ma paradossalmente attori di processi penali contro di noi. Tutto ciò implica spese enormi per difendersi e da soli non ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno del Tuo sostegno, anche piccolo. E' una battaglia per la libertà. Aiutaci. Grazie!



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domenica, maggio 06, 2018

Procedimento Nigrelli vs Marcianò: falsa attestazione nelle motivazioni



Ricorderete la stupefacente condanna subìta da chi scrive nel mese di dicembre 2017, inflitta dal Giudice del Tribunale di Imperia Dott. Domenico Varalli. Sui contenuti delle motivazioni e quindi sugli ampi spazi di manovra che sono stati utili per ricorrere in Corte di Appello, ho già indugiato in questo articolo. Intendo ora rendervi edotti in merito ad una falsa attestazione presente nelle motivazioni, depositate il 19 marzo scorso presso la Cancelleria penale della Procura imperiese. Salta subito all'occhio che l'imputato viene indicato come presente, quando invece non lo era. D'altronde anche nel documento in questione non vi è alcun accenno all'assenza dell'imputato. Non si tratta certo di una questione di lana caprina, giacché la legge, in questo senso parla chiaro, prescrivendo la nullità del verdetto se l'udienza non viene rinviata, allorquando si accerta, con assoluta certezza, che l'imputato non è stato avvisato correttamente circa la data del dibattimento.



A questo proposito la legge n. 103/2017 ha infatti stabilito che l’elezione di domicilio presso un difensore nominato d’ufficio non ha effetto se non vi è l’assenso del domiciliatario. Una riforma doverosa, volta ad adeguare l’ordinamento nazionale ai principi costituzionali e convenzionali in materia di giusto processo, che deve essere interpretata ed applicata nel rigoroso rispetto di quei principi.

In particolare, il “nuovo” art. 420 bis c.p.p. prevede che il processo possa essere regolarmente celebrato in assenza dell’interessato solo nei seguenti casi:

– vi sia l’accertata conoscenza del procedimento da parte dell’imputato;
– l’accertata volontaria sottrazione dello stesso alla conoscenza del processo a suo carico o ad atti di esso.

Fuori da questi casi – che presuppongono tutti la consapevolezza e la libera scelta dell’imputato – il processo in assenza del medesimo non è consentito ed il dibattimento dovrà essere sospeso.

Si tratta quindi di un banale errore oppure è stato un atto deliberato volto ad accelerare il giudizio di condanna prima della prescrizione?


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martedì, maggio 01, 2018

Caso Bencivelli vs Marcianò: è in atto un piano di discredito al fine di stroncare la lotta contro la guerra del clima



Silvia Bencivelli, protagonista di un piano di discredito concertato ai
danni di Rosario Marcianò in accordo con magistratura deviata e difensore d'ufficio corrotto.

PROCESSO BENCIVELLI VS MARCIANO' - SENTENZA ILLEGALE ED ILLEGITTIMA IN VIOLAZIONE DEGLI art. 416, 415-bis , comma 3., art. 420 bis c.p.p., art. 420 quater c.p.p.

IN MERITO AI DIRITTI DELL'IMPUTATO ASSENTE PER MANCATA NOTIFICA DELLA DATA DELL'UDIENZA nonché per omissione dell’interrogatorio di garanzia (richiesto, ma rigettato), dell'udienza preliminare (art. 421 c.p.p.). art. 420 bis c.p.p., art. 420 quater c.p.p. IN MERITO AI DIRITTI DELL'IMPUTATO ASSENTE PER MANCATA NOTIFICA DELLA DATA DELL'UDIENZA nonché per omissione dell'udienza preliminare (art. 421 c.p.p.). Quest'ultima poteva essere saltata solo su espressa richiesta dell'imputato o nel caso di procedimenti speciali.

In particolare, il “nuovo” art. 420 bis c.p.p. prevede che il processo possa essere regolarmente celebrato in assenza dell’interessato solo quando:

– vi sia l’accertata conoscenza del procedimento da parte dell’imputato;
– o l’accertata volontaria sottrazione dello stesso alla conoscenza del processo a suo carico o ad atti di esso.

Fuori da questi casi – che presuppongono tutti la consapevolezza e la libera scelta dell’imputato – il processo in assenza del medesimo non è consentito ed il dibattimento (o la celebrazione dell’udienza preliminare - peraltro omessa - ndr) sarà sospeso così come sarà sospeso anche il termine di prescrizione del reato.

In assenza di udienza preliminare ed addirittura di fronte ad un'immediata sentenza di condanna al termine della prima ed unica udienza dibattimentale in assenza dell'imputato per mancata notifica, siamo di fronte ad un atto violento ed inaccettabile, per cui impugneremo il dispositivo ed agiremo contro il Giudice Massimiliano Botti ed il Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo che si sono resi protagonisti di questo scempio giuridico.


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domenica, aprile 29, 2018

Caso Bencivelli vs Marcianò: la documentazione di "prova" è stata contraffatta



Forse alcuni di voi non sono al corrente delle ultime gesta della magistratura imperiese. Vi aggiorno: grazie alla manipolazione di "prove" a carico di chi scrive, è fioccata la seconda condanna nell'arco di quattro mesi a danno di Rosario Marcianò. Per ulteriori particolari, leggete l'articolo dedicato. Casualmente abbiamo scoperto come si sia stati in grado di pronunciare una sentenza ad otto mesi di reclusione in una sola udienza, in totale spregio del diritto alla difesa dell'"imputato". In poche parole la "parte lesa", grazie alla collaborazione della solita cricca del C.I.C.A.P., ha fornito materiale manipolato che, il Pubblico Ministero prima ed il Giudice dopo, hanno considerato "prove schiaccianti", pur consapevoli che "elementi di prova" siffatti devono essere validati da un notaio [1]. Cosa impossibile, visto che si tratta di falsi. Ma tant'è... così funziona dalle parti della Procura di Imperia. Precisiamo la questione. Le conferme ci arrivano dalla Dott.sa Bencivelli in persona, molto attiva in questi ultimi cinque anni nel riferire, con patetici atteggiamenti da vittima, su quanto ha... "subito" dai cattivi "sciachimisti" e soprattutto dal loro "capobranco" (così ama definire Rosario Marcianò). Ella mostra una documentazione fraudolenta con una naturalezza incredibile e possiamo ben immaginare come sia riuscita a commuovere i togati imperiesi, magari facendo pure scorrere qualche lacrima. Si sa... la Boldrini insegna.


Le farneticanti accuse di diffamazione che Class Meteo e Serena Giacomin muovono a Marcianò nel 2013, fanno uso dello stesso commento (non riferito a persone in particolare, ma generico) poi adoperato dalla Bencivelli in altro procedimento nonché nelle sue "conferenze" organizzate dal C.I.C.A.P.

Qui Silvia Bencivelli usa un fotomontaggio nel quale compare lo stesso "screenshot" manipolato da Federico De Massis (alias Task Force Butler) ed acquisito dalla Procura imperiese (PM Dott.sa Maria Paola Marrali) per scovare un pretesto atto a rinviare a giudizio Rosario ed Antonio Marcianò nel processo "Class meteo", dove la "parte offesa" è la meteorologa Serena Giacomin. In questo caso lo stesso commento, fotomontato al di sotto di due interventi Facebook, è adoperato per far credere al pubblico che sia riferito alla Bencivelli. Ella stessa apre una veloce ed imbarazzata parentesi, cercando di giustificare l'anomalia sulla data. Infatti quella supposta glossa è datata febbraio 2013, mentre gli eventi sui cui si sofferma la giornalista scientifica risalgono al settembre 2013. Quindi vediamo come sia la Procura di Imperia sia le parti "lese" in due differenti procedimenti assumono lo stesso scritto come "casus belli" per accusare Marcianò di diffamazione con l'aggravante del mezzo della stampa. Nel caso Bencivelli il PM è il Dott. Alessandro Bogliolo.

Qui manipola un file audio per ottenere il medesimo risultato: la condanna ad otto mesi di reclusione ai danni di Rosario Marcianò.

Ovviamente i togati imperiesi non pare che siano degli ingenui, bensì complici di una serie di falsificazioni e per questo saranno denunciati, così come sarà querelata Silvia Bencivelli per calunnia e diffamazione.


Lo stalker Federico De Massis, forte della sua impunità, grazie alle palesi collusioni con la magistratura deviata, invia un commento intimidatorio nel quale, implicitamente, conferma di essere parte integrante della "cricca" che ha imbastito l'ennesimo procedimento a carico di Rosario Marcianò.

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE QUI.

[1] Anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2912/94, ha chiarito che, ai fini probatori, non basta produrre la mera stampa della pagina web, bensì è necessario depositarne copia autenticata per cui è cruciale l’intervento di un notaio.

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