martedì, gennaio 31, 2012

La guerra dei droni

Il libro “La guerra dei droni” di Sabina Morandi è una coraggiosa inchiesta sugli U.A.V., gli unmanned aerial vehicles, velivoli senza pilota, micidiali e sovente infallibili. I conflitti del XXI secolo sono elettronici: i militari colpiscono in maniera proditoria quasi sempre civili inermi piuttosto che pericolosi ribelli. Un ex agente della C.I.A., inviato in Afghanistan dopo l’inside job, noto come 9 11, spiega: “Chiunque abbia seguito un attacco di un drone su un monitor afferma che è una scena impressionante. Ho visto quelle persone in miniatura che correvano e le bombe che esplodevano. Quando il fumo si è diradato, c’erano solo macerie carbonizzate”. Le persone che corrono disperatamente in cerca di riparo sono diventate uno spettacolo così frequente che, per indicarle, è stato coniato un termine gergale, squirters, ovvero “quelli che schizzano via”.

“La guerra dei droni non è fantascienza. E’ pura realtà. Che cosa sono i droni? Aerei senza equipaggio a controllo remoto, calibrati per volare a tutte le quote, pronti a vigilare, spiare, bombardare. E’ un affare gigantesco per le multinazionali belliche. Il Nobel Obama ci investe, mentre noi offriamo le basi di decollo. Così la guerra è più facile. Papà-soldato manovra al sicuro dalla consolle, il figlioletto si allena con i video-giochi pronto a subentrargli. Sono videogiochi di guerra sempre più realistici, guerre sempre più videogiocate a distanza, ma le morti, dall’altra parte dello schermo, sono vere ed il ronzare dei droni, per chi sta sotto, è un rumore sinistro. Questa è già la guerra di oggi, di domani e non solo, perché il ‘controllo remoto’ potrebbe diventare sempre più metafora delle nostre vite”. (Dal risvolto di copertina)

Se le guerre sono sempre detestabili, per le distruzioni ed i lutti che causano, per i loschi interessi per cui sono dichiarate, fomentate e combattute, la guerra del XXI secolo è ancora più abominevole, perché è una pugnalata alla schiena.

L’autrice, Sabina Morandi, è giornalista scientifica free lance e narratrice. Si occupa soprattutto di biotecnologie, petrolio ed ambiente.

Si ringrazia l’amico Gianni Ginatta per la segnalazione.

martedì, gennaio 17, 2012

La truffa del signoraggio: una trattazione semplificata

“Il signoraggio è un metodo con cui il sistema perpetua sé stesso e deruba i cittadini, incolpandoli nel contempo di ogni nefandezza.”

“L’economia è una scienza semplice, ma presentata con un linguaggio complesso”.

Il signoraggio è il provento che, nei secoli passati, gli stati ricavavano dalla coniazione, attribuendo alle monete, sia di propria iniziativa sia su richiesta dei privati, un potere d’acquisto superiore a quello del metallo in esse contenuto: i prìncipi innalzavano il signoraggio nei tempi calamitosi di strettezze finanziarie allo scopo di procacciarsi una qualche momentanea entrata (Einaudi). Oggi per signoraggio si intende la differenza tra il valore nominale della banconota (la cifra indicata) ed il valore reale: tale discrepanza viene introitata dalle banche centrali ed ascritta a debito della collettività.

Nell'antichità, quando la base monetaria consisteva di monete in metallo prezioso, chiunque disponesse di oro, elettro o argento, poteva portarlo presso la zecca di stato, dove veniva trasformato in monete con l'effigie del re. I diritti spettanti alla zecca ed al sovrano erano riscossi, trattenendo una parte del metallo prezioso. Il signoraggio, in tale contesto, è dunque l'imposta sulla coniazione, nota anche come diritto di zecca. Il valore nominale della moneta ed il valore intrinseco non coincidevano, a causa del signoraggio e dei costi di produzione delle monete. L'imposta sulla coniazione serviva poi a finanziare la spesa pubblica. Nel caso in cui lo stato possiede miniere di metallo prezioso, il signoraggio combacia con la differenza tra il valore nominale delle monete coniate ed i costi per estrarre il metallo e battere le monete. Già con i Romani, da Settimio Severo (193-211 d.C.)in poi, il metodo si consolidò: Settimio Severo dimezzò la quantità di argento contenuto nel denarius, mentre lasciò invariato il valore nominale, Caracalla (198-217 d.C.) coniò una moneta d’argento, l’antoniniano, del valore di due denarii: fu un deprezzamento camuffato. Tuttavia la più colossale svalutazione della moneta romana fu operata da Gordiano III (238-244 d.C.).

Tra il IX ed il XIII sec. d.C., il sistema monetario europeo fu relativamente semplice, basato sul sistema della libbra e dei suoi sottomultipli, introdotto da Carlo Magno. In età feudale, i vassalli godevano di poteri definiti immunità: banno, amministrazione della giustizia civile e penale, diritto di battere moneta. Da quest’ultimo diritto i signori ricavavano una quota delle risorse necessarie per gestire il feudo. Con la caduta di Costantinopoli (1453), le signorie europee, a partire da Genova e Firenze, cominciarono a battere moneta per conto proprio. Essendo in circolazione tanti diversi tipi di moneta, con diverse denominazioni, coniate con differenti metalli (oro, argento, rame) e con diversi livelli di purezza, si pose il problema giuridico se il monarca potesse imporre una gabella di signoraggio sulla produzione delle monete. La scuola giuridica dei canonisti elaborò un orientamento favorevole; quella dei romanisti sostenne che il signoraggio sarebbe dovuto essere nullo.

Con la rivoluzione industriale e, nel XX secolo, con la Conferenza di Bretton Woods (1944), si assistette al graduale abbandono dei sistemi fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in oro ed argento. L’affermazione di talune divise, sempre più diffuse ed accettate negli scambi internazionali, portò all’abbandono dei metalli preziosi per regolare gli scambi e per tutte le transazioni. Infine la diffusione del biglietto di banca e di altre forme di pagamento, spesso di origine tardo-medievale (cambiale, assegno etc.), condusse all’attuale regime, contrassegnato dalla non convertibilità, dalla riserva frazionaria e dalla speculazione.

Oggi nei paesi dell'area euro, il reddito da signoraggio è incassato dai governi dei paesi membri per il conio delle monete metalliche e dalla Banca centrale europea, che è privata, per le banconote che essa stampa in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla B.C.E. alle varie banche centrali nazionali (private), in ragione della rispettiva quota di partecipazione (per la Banca d'Italia è il 12,5%).

I singoli governi incamerano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta tuttavia di un ricavo molto modesto. Mentre la creazione e l'emissione monetaria sono gestite dalla Banca Centrale ed avviene con contropartita di obbligazioni statali collocate sul mercato, la semplice creazione della moneta scritturale (signoraggio secondario) è facoltà di tutto il sistema creditizio.

Laddove, come si è spiegato, nel caso delle monete, il reddito consiste nel gap tra il valore nominale delle stesse ed il costo per produrle, nel caso dell'emissione di banconote, l’utile consiste, oltre che nel divario fra i due valori, negli interessi maturati sui titoli acquistati dagli investitori a fronte dei capitali prestati alle nazioni. Infatti la banca centrale stampa banconote pari ad un controvalore tot (ad esempio, un miliardo di euro): lo stato, privo di sovranità monetaria, riceve la somma, ma, attraverso i contribuenti, deve restituirla gravata degli interessi. Per rimborsare il capitale con gli interessi, lo stato emette titoli di debito (B.O.T., C.C.T., B.T.P. etc.) con i quali raccoglie liquidità di cui si appropriano in gran parte gli istituti di credito centrali. Il resto è destinato alle spese militari, in primis la Geoingegneria, ed al mantenimento delle classi dirigenti (politici, funzionari, burocrati…) che da tale prassi traggono immensi benefici. Si crea così una spirale di debito abnorme, con gli stati (i cittadini) che diventano insolventi: gli esecutivi, per versare gli interessi, inaspriscono in maniera spaventosa la pressione fiscale e decurtano le comunque non cospicue spese per i servizi (istruzione, sanità, sistema previdenziale). Da ciò dipendono l’iperinflazione e la stagnazione economica, giacché i paesi precipitano in una condizione di insolvibilità, preludio della bancarotta.

Il signoraggio è dunque innanzitutto una delle fonti con cui un governo finanzia la propria spesa pubblica, eccedente rispetto alla raccolta di tributi. L’abitudine, per opera dei governi, di finanziare il deficit pubblico, aumentando le entrate da signoraggio è il presupposto del crollo economico, finanziario e sociale. Il caso storico più clamoroso è il terribile vortice iperinflattivo in cui fu risucchiata la Germania nel primo dopoguerra (Repubblica di Weimar): il conseguente collasso economico fu il prodromo dell'ascesa al potere di Adolf Hitler (Terzo Reich 1933-1945). Nella prefazione al classico testo di Costantino Bresciani-Turroni sulle vicende del marco tedesco, Lionel Robbins osserva che “il deprezzamento del marco avvenuto tra il 1914 e il 1923 […] distrusse la ricchezza degli elementi più solidi della società tedesca e si lasciò dietro uno squilibrio morale ed economico, atto a preparare il terreno per i disastri che seguirono. Hitler è il figlioccio dell'inflazione”.

Fonti: Enciclopedia dell’Economia, Enciclopedia Treccani, s.v. inerenti

martedì, gennaio 10, 2012

Due donne pilota svengono contemporaneamente: indovinate di chi è la colpa

Due donne pilota svengono contemporaneamente; che curiosa coincidenza! Che cosa pensate sia successo? Che hanno fumato uno spinello assieme durante la delicata fase di decollo? Cerchiamo di essere seri: la coincidenza è strabiliante, ma chissà, magari i media diranno che hanno fatto uno spuntino assieme e che quello spuntino era avariato e che il sistema digestivo delle due donne per un caso incredibile ha agito con enorme sincronia facendole svenire nello stesso tempo ...

O forse molto più semplicemente accettiamo l'idea che a circa 2 km di quota passano continuamente degli aerei che lasciano scie bianche di veleni e che questo è un caso da manuale di sindrome aerotossica, dovuta all'attraversamento della zona di atmosfera ad alta concentrazione di composti tossici, scie chimiche (le "innocue velature"...)

Informatevi sulla sindrome aerotossica e provate a sbattere questa notizia sul naso di chi stenta a credere a quello che avviene nel cielo. Provate a chiedere loro che diavolo di spiegazione si danno del fenomeno.

Come si legge sul sito di Repubblica citato in apertura:

"Poco dopo il decollo, circa 15 minuti, molti passeggeri sono rimasti impietriti dalla voce accorata che arrivava dalla cabina di pilotaggio con cui si chiedeva "immediatamente" aiuto. E questo perché, avrebbero tutti scoperto soltanto al momento del rientro, la donna pilota al comando dell'Airbus 321 e la sua copilota avevano "quasi del tutto perso i sensi".


Fonte: lascienzamarcia


Nota: i casi di sindrome aerotossica, problema assai discusso in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, ma pervicacemente sottaciuto nel nostro paese, si verificano sempre durante le fasi di decollo ed atterraggio, allorquando gli aerei attraversano quella zona di bassa atmosfera (circa 2.000 metri), spessa alcune centinaia di metri, ad alta densità di elementi tossici, dispersi da aerei militari, noti come "tankers chimici".



martedì, dicembre 27, 2011

Spuntano come funghi i radar anti-migranti (di Antonio Mazzeo)

Spuntano come funghi gli impianti radar. Siamo certi, però, che sono installazioni atte a monitorare gli sbarchi dei migranti? Che senso hanno strutture militari del genere in regioni lontane da quelle isole a sud della Sicilia dove approdano quasi tutti i profughi? Guardiamo oltre le apparenze, oltre le dichiarazioni ufficiali: i radar sono funzionali probabilmente ad uno scopo che i più non riescono neppure ad immaginare. Anche H.A.A.R.P. in fondo persegue, tra gli altri, lo stesso occulto obiettivo...

Le fiamme gialle prima azzerano, poi raddoppiano ed adesso triplicano i radar di produzione israeliana da installare in Italia per impedire gli sbarchi dei migranti. Preoccupate di vedere ancora una volta non riconosciute le proprie ragioni dal T.A.R. della Sardegna, hanno dato mandato all’Avvocatura dello stato di depositare un atto alla cancelleria del Tribunale di Cagliari con cui si ufficializza la rinuncia alla realizzazione dei radar a Tresnuraghes ed a Capo Sperone (Sant’Antioco) e di conseguenza il ritiro dal procedimento scaturito dal ricorso degli ambientalisti e dell’amministrazione locale. Nell’ottobre scorso, i giudici avevano ordinato la sospensione dei lavori di realizzazione degli impianti di sorveglianza previsti dalla Guardia di finanza nella costa occidentale dell’isola, a salvaguardia dei diritti fondamentali alla salute ed alla salubrità dell’ambiente.

“Per motivi sopravvenuti, anche connessi alle manifestazioni di protesta delle popolazioni e all’intervenuta perdita nelle more del giudizio dei previsti finanziamenti, le amministrazioni sono addivenute alla decisione, pur nella motivata fiducia che i ricorsi avrebbero dovuto essere dichiarati irricevibili, di non coltivare ulteriormente il disegno di installare l’apparato nel sito per cui è causa”, si legge nella memoria depositata dall’Avvocatura. Scontato il ritiro delle Fiamme gialle anche dal contenzioso relativo al radar anti-migranti di Capo Pecora (Fluminimaggiore), su cui il T.A.R. si dovrebbe pronunciare in udienza pubblica il prossimo 25 gennaio. I No Radar sardi ritengono che nei prossimi giorni sarà pure formalizzato dai militari il dietro front dal quarto sito prescelto, l’Argentiera, nel comune di Sassari.

La Guardia di finanza ha fatto tuttavia sapere di non aver cancellato la rete di sorveglianza radar, ma di avere solo dirottato i quattro impianti della Sardegna nei siti militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Ciò le consentirebbe di glissare i pronunciamenti del T.A.R. e prevenire nuove azioni di blocco dei cantieri da parte delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Se poi gli impianti radar venissero classificati come opere militari e/o d’interesse strategico, si potrebbe sperare di accelerare gli itinera realizzativi e di ridurre all’osso i pareri e le autorizzazioni ambientali. Modalità operative che non trovano il consenso delle associazioni ambientaliste e dei comitati che si oppongono alle pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar e alle politiche di contrasto militare dei flussi migratori nel Mediterraneo.

“La rinuncia della Guardia di finanza ad installare i radar nei promontori di Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera rappresenta un importante risultato per i Comitati della Sardegna”, afferma Italia Nostra che con i suoi ricorsi aveva ottenuto la sospensione dei lavori. “Di fronte ad un'eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la Guardia di finanza sceglie di ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti, vecchi fari della Marina militare per i quali le Amministrazioni locali hanno progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene. Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di quelli individuati in precedenza”.

“Considerati i costi di installazione dei radar della Guardia di finanza e di acquisto di quelli della Guardia costiera, si risparmierebbero oltre 400 milioni di euro se si decidesse di rinunciare ad essi”, prosegue Italia Nostra. “È bene ricordare che abbiamo presentato qualche mese fa una denuncia alle Procure della Repubblica competenti con la quale si evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni ed i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Continueremo l’impegno ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori delle altre località interessate dai nuovi insediamenti. Tre di questi siti dovranno addirittura ospitare i radar VTS della Guardia costiera con le conseguenze negative dovute alla somma delle emissioni elettromagnetiche degli apparati”.

La collera dei NoRadar è cresciuta dopo la pubblicazione di una missiva del comandante generale della Guardia di finanza, Michele Adinolfi, inviata il giorno 1 luglio scorso allo Stato maggiore della Marina militare, al Comando delle Capitanerie di porto ed al Ministero dell’interno. Nel richiedere la “concessione di ospitalità presso siti in uso alla Marina militare ed alle Capitanerie di porto”, il comando delle Fiamme gialle rivela, infatti, che sono ben diciassette i radar di profondità israeliani (modello EL/M-2226 ACSR) destinati ad essere piazzati in buona parte d’Italia.

“Il progetto della rete radar costiera muove da concrete esigenze operative inserite in un più ampio disegno, condiviso dal Ministero dell’Interno, volto ad incrementare ed affinare gli strumenti di prevenzione e contrasto ai fenomeni illeciti perpetrati via mare ed all’immigrazione clandestina”, scrive il generale Adinolfi. “Il programma prevede la dislocazione di 17 postazioni, grazie a risorse resesi disponibili dalle fonti del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013 e del Fondo per le Frontiere Esterne del Programma Quadro sulla Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori. Sette sono state già collocate a Lampedusa (Ag), Bovo Marina (Ag), Portulisse (Rg), Punta Stilo (Rc), Isola Capo Rizzuto (Kr), Arma di Taggia (Im) e Brancaleone (Rc – in corso di ultimazione). Quattro devono essere installati in siti da individuare nelle regioni Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia [vengono proposti in calce Chioggia (Ro), Monte Pedaso (An), Ancona zona portuale, Punta Penna (Pe), Vieste (Fg) - N.d.A.]. Sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale”.

Il Capo di Stato maggiore della Guardia di finanza lamenta poi come le “criticità emerse in fase d’installazione” dei radar siano riconducibili “a manifestazioni di protesta delle popolazioni locali le cui preoccupazioni, essenzialmente, connesse ai possibili effetti nocivi prodotti dalle onde elettromagnetiche, all’impatto ambientale e paesaggistico dei tralicci che, pur essendo infondate, hanno di fatto reso difficoltoso, se non impedito in alcuni casi, la realizzazione delle opere”.

“Dette criticità sono acuite dalle conseguenze sul piano finanziario, in quanto le installazioni sono soggette ad una specifica tempistica di attuazione che, se non rispettata, può comportare, in tutto o in parte, il definanziamento. Tale rischio è stato evitato per i quattro radar destinati alla sorveglianza della Sardegna occidentale con i fondi che si renderanno disponibili nelle annualità future, mentre è avvertito per i due siti di Gagliano del Capo (Le) e Capo Murro di Porco (Sr), per i quali è stato richiesto al Ministero dell’Interno di ridefinire il termine ultimo per il collaudo e la certificazione della spesa, previsto inizialmente per il mese di marzo u.s. – al mese di dicembre 2011”.

Anche nel caso di questi due ultimi impianti, le Fiamme gialle hanno preferito individuare sedi diverse all’interno di aree militari, dopo il pressing di ministri e viceministri preoccupati di risparmiare il proprio bacino elettorale dai bombardamenti elettromagnetici.

Per Capo Murro di Porco, la nota della Guardia di finanza accenna ad “un’apposita riunione con le Autorità locali”, indetta dall’(ex) Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana), nel corso della quale s’individuavano in prima battuta due possibili alternative, il vicino faro di Capo Murro di Porco in uso alla Capitaneria ed il faro di Santa Panagia, sempre a Siracusa. La scelta definitiva, qualche mese dopo, è, invece, ricaduta sulla ex base di telecomunicazioni della Marina militare di Palombara, nei pressi dell’abitato di Melilli, una delle aree a più alto rischio ambientale del Mediterraneo.

“A seguito di una riunione presso al Prefettura di Lecce, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano” (nativo di Lecce), veniva, invece, valutato di trasferire il radar di Gagliano del Capo a Santa Maria di Leuca (Le) presso la locale stazione della Marina militare. Il 10 giugno 2011, in particolare, “aveva luogo un sopralluogo al sito per verificare la compatibilità elettromagnetica dei sistemi forniti alla Guardia di finanza dalla Almaviva Italia S.p.a. e di quelli ivi già in uso, installati dalla Selex Sistemi Integrati”.

Sempre secondo la nota del generale Adinolfi, i radar “sono di produzione dell’azienda israeliana Elta Systems LTD” e “sono commercializzati da AlmavivA S.p.a. di Roma”, la società che ha ottenuto dalla Guardia di finanza l’appalto milionario per la loro installazione, senza l’indizione e la pubblicazione del bando di gara con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la AlmavivA S.p.a., che possiede le prescrizioni di natura tecnica ed i diritti esclusivi dei materiali”. AlmavivA è una società controllata da un originale mix di azionisti: la famiglia Tripi, il Gruppo General Electric, la Rai - Radio Televisione Italiana, la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana, la C.I.A.

Confederazione Italiana Agricoltori e le Assicurazioni Generali. A differenza delle Fiamme gialle, AlmavivA sembra ancora volersi costituire in giudizio davanti al T.A.R. di Cagliari ed ha presentato una relazione tecnica del professore Gaspare Galati (ordinario di Teoria e tecnica radar dell’Università di Tor Vergata, Roma), secondo cui le emissioni elettromagnetiche dei radar di Elta Systems sono quasi pari allo zero. Per la cronaca, il professore Gaspari Galati ha lavorato dal 1970 al 1986 presso la Direzione ricerche ed il Servizio analisi di base e calcolo scientifico della società Selenia S.p.a. (ora Alenia-Finmeccanica), “nella prima come analista-sistemista radar e poi come responsabile del reparto di Analisi dei Sistemi”. Negli stessi anni, Galati veniva pure designato “rappresentante italiano presso il gruppo di lavoro della N.A.T.O. (N.I.A.G.)”.

“Le considerazioni depositate dalla società romana sono assolutamente contrastanti con i dati rilevati dall’A.R.P.A .Sardegna, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e dalle stesse precedenti relazioni prodotte da AlmavivA”, ricorda Graziano Bullegas di Italia Nostra. Intanto in Sardegna, Puglia e Sicilia ci si prepara per il secondo round della campagna NoRadar.

lunedì, dicembre 26, 2011

L’industria del dolore

Il periodo natalizio si presta alla generosità più indotta che spontanea. Spronate da mille appelli, anche le persone più parsimoniose, si lasciano convincere a donare qualche euro per i bisognosi, i malati, i derelitti. Se non è la televisione, con il famigerato "Telethont" e le richieste di denaro durante le trasmissioni, introdotte in maniera proditoria in tutti gli interstizi possibili ed immaginabili, sono i questuanti per strada che offrono spille, gagliardetti, libercoli…, purché si elargisca una somma a favore degli sventurati di turno.

Pensare che l’un per cento del denaro così raccolto sia destinato veramente a chi ne ha bisogno, a cause nobili, richiede una fervida fantasia nonché capacità di autoinganno. Da lustri quei furfanti di "Telethont" ammassano milioni di euro per compiere una ricerca che è più fallimentare della queste del Graal. Gli ingenti capitali spillati hanno arricchito ricchi luminari, le cui faraoniche e costosissime cliniche sono state costruite con fondi carpiti agli ingenui. Il risultato? Migliaia di cavie seviziate ed uccise per sperimentare letali farmaci e nefasti metodi “terapeutici”.

Laici e cattolici si stringono la mano, tutti insieme appassionatamente. Senza verecondia alcuna, le associazioni dalle sigle più improbabili mostrano, in messaggi strappalacrime, bimbi denutriti, infermi, mutilati pur di far presa sul senso di colpa del cittadino medio, in modo da persuaderlo ad aprire il portafoglio. E’ stata creata un’efficiente “industria del dolore” con cui si riesce anche a sciogliere anche il glaciale Scrooge di dickensiana memoria. La pubblicità è l’anima (nera) del commercio: ecco allora tutto un pullulare di spot, congegnati con le strategie più scaltrite della retorica e della programmazione neuro-linguistica.

Come se non bastassero le ormai storiche campagne a beneficio dei pargoli africani per i quali, nel migliore dei casi, vengono acquistati dei vaccini utili a stroncarli umanamente prima che muoiano di inedia, i genii del male si sono inventati terremoti ed alluvioni artificiali, così che i giornalisti si sono trasformati nelle dame di San Vincenzo. Che bontà, che altruismo! Dona di qua, dona di là, beneficenza a destra e a manca. I pingui mendicanti rimpinguano sempre più il loro bottino, mentre i problemi non vengono mai né affrontati né risolti: chi potrebbe poi speculare, se si debellasse veramente una patologia o se si migliorassero le condizioni di vita degli indigenti? La miseria, le guerre, le malattie sono una fonte inesauribile di ricchezza, sono il paese del Bengodi per i potenti ed i loro accoliti. Non esiste attività più redditizia di quella basata sulla sofferenza e sul suo indotto.



Di fronte a codesta vergognosa ed ipocrita cerca, il peccato di avarizia diventa la virtù per eccellenza: “Cortesia fu a loro esser... avari”.

Al melodramma dolciastro, a base di lacrime finte e di pietose richieste, partecipa da qualche mese pure Fichipedia, la famigerata enciclopedia della Rete. Esibendo in capo a ciascun lemma il patetico ritratto di un estensore, Fichipedia ha cominciato a piatire per impetrare donazioni. Così è tutto un coro di lai, di penose implorazioni, di preci biascicate. Non bastano più i doviziosi contributi dei servizi ai servizievoli pennivendoli: bisogna riconoscere, però, che trascorrere intere giornate a manipolare contenuti, a censurare, a tagliare ed a ricucire è incombenza che va remunerata lautamente.

Anche gli esperti del C.I.C.A.P. devono ricevere il loro guiderdone per le loro spassionate indagini sui temi più disparati. Qualcuno dovrà pure acquistare a Simone Angioni “Il piccolo chimico” per i suoi esperimenti. A Marco Morocutti bisogna regalare il primo fascicolo del corso per corrispondenza della “Scuola Radio Elettra”, a Francesco Grassi l’intera collezione di U.F.O.-robot, a Massimo Polidoro un cucchiaino nuovo, a Paolo Attivissimo un abecedario con le figure da colorare.

Al C.I.C.A.P. può essere destinato il 5 per mille: non permettiamo che un’istituzione culturale tanto gloriosa sia abbandonata a sé stessa. E’ un patrimonio dell’U.N.E.S.C.O. da tutelare e valorizzare.

Quelli del Comitato paranormale, a differenza degli altri pezzenti, sono sinceri: non hanno alcun bisogno di fingere che sono degli sciagurati. Avete visto quanto è pallido e smunto Attivissimo? Non siate spilorci: racimoliamo un po’ di soldi per acquistargli qualche confezione di latte condensa... to.


Articolo correlato: Freeanimals, Vannamarchethon, 2011

sabato, dicembre 17, 2011

La scomparsa del denaro contante

Il mortale governo Monti, con la recente manovra economica, tra le altre cose, ha stabilito un limite pari a mille euro per i pagamenti in contante.

Come sempre, l’esecrando sistema ricorre a vari stratagemmi per attuare il suo programma il cui obiettivo finale è l’introduzione di una moneta elettronica con cui asservire e controllare tutti i “cittadini”. Naturalmente la gradualità delle azioni consente di assuefare l’opinione pubblica affinché essa accetti iniziative che se, proposte o imposte ex abrupto, sarrebbero rifiutate. Così, con il pretesto di combattere l’evasione fiscale, attraverso la tracciabilità delle operazioni, è stato ulteriormente abbassato il tetto per l’uso del denaro liquido. Ormai a maneggiare somme piuttosto consistenti di pecunia sonante sono per lo più pensionati, benzinai ed ambulanti.

Oggi per un lestofante è più vantaggioso rapinare un benzinaio che una banca. Dunque attendiamoci, secondo il classico schema triadico (problema – reazione – risoluzione) aggressioni e rapine a danno delle succitate categorie in modo che, amplificati questi episodi di cronaca nera dai media del regime, la gente si convinca che è necessario adottare la moneta digitale per evitare ogni rischio. Dalla carta di credito, anzi, di debito, si passerà al microprocessore sottocutaneo che fungerà da mezzo per l’identificazione, l’archiviazione dei dati personali e da strumento per la compravendita.

Di questo passo, una mattina ci sveglieremo nel Nuovo ordine mondiale, un incubo materializzatosi con il nostro silenzio-assenso.

Articolo correlato: Teramo, benzinaio aggredito e rapinato, 2011

martedì, dicembre 13, 2011

La medicina del futuro: la realtà nascosta della malattia

Se da più parti si comincia ormai ad ammettere che la causa di molte patologie possa ricercarsi in uno stress vissuto dal paziente, sembra, però, ancora sconosciuto alla medicina tradizionale il meccanismo che lega l’evento emotivo destabilizzante e l’apparizione del sintomo.

Senza la conoscenza di questo meccanismo e della simbologia delle varie strutture del corpo umano, è assai difficile aiutare il paziente e purtroppo tale sapere non viene solo dagli studi intrapresi, che sono peraltro importanti, ma è acquisito con l’esperienza e con l’ascolto attento delle sofferenze d’innumerevoli pazienti. Bisogna tener presente che ogni individuo è un essere unico con una storia e delle esperienze emotive che appartengono solo a lui ed è dunque pericoloso generalizzare ed incasellare, senza tener conto di tutte le sfumature che appartengono alla storia di ciascuno.

L'autore: Giorgio Mambretti

Dopo gli sudi di agopuntura e osteopatia, a seguito di una diagnosi senza speranza, si è orientato verso una “nuova medicina” che ha esposto nel suo precedente libro “La medicina sottosopra – E se Hamer avesse ragione?!” In questo secondo volume. l’autore ha proseguito il suo lavoro che è frutto, non solo di anni di studi, ma soprattutto di innumerevoli ore di ascolto dei pazienti e di riflessioni sulle loro storie.

Il libro è pubblicato da Uno editori


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