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sabato, febbraio 28, 2009

Impianti alieni - Le teorie di Roger Leir

Il Dottor Roger Leir, conosciuto a livello internazionale per le sue estrazioni d’impianti, è tuttora sollecitato per praticare questo tipo di interventi.

Leir presenta il video del caso SC001-09-08: il paziente aveva la reminiscenza di un rapimento nel febbraio 2008. L’oggetto, situato nel secondo dito del piede sinistro emetteva una frequenza radio di 14.74850 Mhz – irraggiava anche RF nella banda ELF delle micro onde. Roger Leir e la sua squadra l’hanno estratto sotto anestesia locale il 6 settembre 2008. L'oggetto si è scomposto in più frammenti.

Alcuni prelievi della pavimentazione di cemento intorno alla casa, del muro della camera da letto e alcuni utensili in cucina presentavano anomalie magnetiche. Sono state rilevate su una parete delle impronte di quattro dita grandi come quelle di un bambino; due giorni dopo l’estrazione, gli elementi estratti, che erano conservati in un barattolo sterile, hanno cambiato colore e sembra che si siano ricomposti nella forma iniziale dell’impianto.

L’impianto è stato esaminato al microscopio, ai raggi X e con la spettrografia. L’origine meteorica è stata evidenziata con la ratio nichel/ferro. Numerosi elementi trovati sono piuttosto rari sulla Terra e mai presenti nel corpo umano (iridio, palladio, torio, uranio, rodio, ittrio, samario, rubidio, neodimio etc…)

Gli impianti estratti sono stati affidati a diversi laboratori come il Los Alamos National Lab., New Mexico Tech e l’Università di California a San Diego. Il Dr Leir racconta che gli scienziati altamente qualificati che hanno analizzato questi impianti non sono riusciti a spiegare le anomalie che essi presentano nelle loro strutture biologiche e metallurgiche.“Questi oggetti sfidano ogni spiegazione scientifica perché presentano delle rationes isotopiche che non si trovano sulla Terra", afferma il dottor Leir.

Un’altra particolarità sorprendente è rappresentata dalla membrana che circonda questi oggetti e che è composta della sostanza del corpo dei pazienti. “In effetti”, aggiunge il Dr Leir, “ Se la medicina riuscisse a fare la stessa cosa, non avremmo più problemi di rigetto con i trapianti”.

Roger Leir è sorpreso che non si possa osservare alcuna lesione nella struttura molecolare della pelle dei pazienti, nel punto nel quale l'impianto sarebbe dovuto penetrare. Aggiunge poi: “ Questi impianti, che hanno proprietà magnetiche, potrebbero agire come sistemi di controllo, collegandosi al sistema nervoso degli individui che ne sono portatori. Secondo me, questi impianti ci danno la prova che il fenomeno delle "abductions" è una realtà”

Alla fine del suo esposto, il Dr. Roger Leir si dichiara relativamente fiducioso sul fatto che la nuova amministrazione statunitense possa accelerare la divulgazione... “Una volta che sapremo la verità, in che cosa la nostra vita quotidiana sarà toccata? La vita di tutti i giorni continuerà, con le sue necessità, i suoi obblighi e non penso che la cosa faccia una grande differenza”.



Leir propone questa conclusione: “ Noi non dobbiamo preoccuparci per il divenire dell’umanità: i nostri figli e i nostri nipoti non hanno nessun problema con i concetti di manipolazione genetica ed essi considerano senza alcun problema la possibilità di un universo abitato.”

Tradotto da deg per altrogiornale.org



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domenica, luglio 20, 2008

Riciclaggio rifiuti, l'ultima novità si chiama Thor

In Sicilia il nuovo impianto è stato sperimentato in questi giorni, senza emettere inquinanti

NOTA del 17 ottobre 2010: il servizio video di Fabio Albanese è stato rimosso dall'archivio di La7

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Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.

“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.

Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.

Roma, 7 gennaio 2008

La scheda

Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani

Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it

Ufficio Stampa Cnr Rosanna Dassisti
tel. 06.4993.3588
rosanna.dassisti@cnr.it


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