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mercoledì, giugno 10, 2026

Il caso Marcianò ed il Mistero Solesin: cinque verità scomode che sfidano la versione ufficiale del Bataclan

1. Introduzione: il confine sottile tra memoria e ricerca della verità

Esiste un momento, nella storia recente delle democrazie occidentali, in cui la verità processuale smette di essere un accertamento dei fatti per trasformarsi in un dogma di Stato. È in questa zona grigia, dove il dubbio diventa reato, che si consuma la vicenda di Rosario Marcianò. Non parliamo di un semplice attivista della rete, ma di un uomo condannato al carcere — dodici mesi di reclusione senza condizionale — per aver osato incrinare una narrazione cristallizzata nel dolore collettivo. Il caso riguarda Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana ufficialmente vittima della strage del Bataclan del 13 novembre 2015. Ma cosa accade quando i documenti, le immagini e le testimonianze iniziali divergono radicalmente dal verdetto finale? Questa analisi non vuole profanare una memoria, ma sollevare una questione etica fondamentale: è possibile che la verità dei fatti sia stata sacrificata sull'altare della stabilità istituzionale?

2. Takeaway 1: gli scatti "sconcertanti" di "Getty Images" ed il paradosso delle probabilità

Il primo tassello di questa indagine ci porta alle ore 01:15 del 14 novembre 2015. Mentre il mondo osserva sgomento le immagini di morte provenienti dal teatro Bataclan, un fotografo israeliano immortala tre scatti ad alta risoluzione, poi regolarmente messi in vendita sul portale internazionale Getty Images. La didascalia è asettica: "Una donna viene evacuata a seguito di una sparatoria a Parigi". Eppure, osservando quelle foto, la figura che emerge non corrisponde al profilo di una vittima nel bel mezzo di un massacro. La donna ritratta appare in perfetta salute, serena, quasi estranea all'orrore circostante.

La somiglianza con Valeria Solesin è talmente marcata da apparire sovrapponibile. Qui sorge la necessità di una riflessione che trascende la semplice percezione visiva: quale sarebbe la probabilità statistica che una "sosia perfetta" di Valeria Solesin si trovasse esattamente di fronte al Bataclan proprio in quell'ora e in quelle circostanze? Se la versione ufficiale vuole Valeria già morente o deceduta all'interno del locale, chi è la donna serafica che attraversa l'obiettivo del fotografo israeliano? Come sottolineato nelle analisi documentali:

"La donna ripresa somiglia moltissimo a Valeria Solesin. Si tratta di una sosia? Quante probabilità ci sono che una ragazza del tutto somigliante a Valeria Solesin fosse stata coinvolta nella strage del Bataclan?".

3. Takeaway 2: il verdetto dell'Intelligenza artificiale e la sfida della fisiognomica

Per sottrarre il dibattito alla faziosità del giudizio umano, è stata chiamata in causa la tecnologia neutrale. Attraverso l'uso di Claude AI, è stata condotta un'analisi fisiognomica comparativa tra le fotografie di Valeria Solesin risalenti al 2009 e gli scatti catturati davanti al Bataclan nel 2016. Il divario temporale di sette anni è un parametro cruciale per testare la coerenza dei tratti somatici. I risultati dell'algoritmo non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: l'affinità stimata tra i due volti si attesta in un range compreso tra il 95% e il 98%.

L'intelligenza artificiale ha isolato e confrontato la struttura ossea del naso, la forma e la posizione degli occhi, la curvatura delle sopracciglia e l'ovale del viso, confermando che, nonostante il naturale invecchiamento ed i diversi contesti di illuminazione, si tratta "dello stesso individuo". Siamo di fronte ad un paradosso tecnologico: mentre la giustizia italiana condanna chi dubita della morte, una macchina, programmata per il riconoscimento oggettivo, conferma l'identità della persona ritratta come viva e presente in contesti successivi alla strage. È la collisione tra un algoritmo matematico e una verità giudiziaria che si pretende indiscutibile.
4. Takeaway 3: la metamorfosi delle testimonianze ed il ruolo di Andrea Ravagnani

Uno dei punti più oscuri riguarda la trasformazione radicale della narrazione fornita dai testimoni oculari e dalle autorità. Nelle ore immediatamente successive all'attentato, la versione era univoca: Valeria era dispersa. Andrea Ravagnani, il fidanzato, dichiarava di aver perso le sue tracce durante il caos del "fuggi fuggi". Esiste un dettaglio ancora più specifico, riportato dal funzionario del consolato Sergio Fiocco, secondo cui un'amica avrebbe visto Valeria ferita, ne avrebbe preso la borsa e il cellulare per poi scappare, lasciando la ragazza senza documenti. Per tre giorni, la Farnesina ha sostenuto ufficialmente che Valeria non figurava tra le vittime negli ospedali né nella lista dei morti.

Poi, improvvisamente, avviene il cambio di rotta. La versione "dispersa" scompare per lasciare spazio ad un racconto drammaticamente diverso: Valeria non sarebbe mai stata persa di vista, ma sarebbe morta dissanguata tra le braccia di Andrea dopo un'agonia interminabile sul pavimento del teatro.

"Valeria Solesin è morta tra le braccia del suo fidanzato... Questa è la versione definitiva. Gli inquirenti non si chiedono il perché delle versioni diametralmente opposte".

Questa metamorfosi testimoniale, avvenuta dopo tre giorni di silenzio istituzionale, solleva interrogativi inquietanti. Perché il fidanzato e gli amici hanno inizialmente parlato di "tracce perse" se la ragazza era spirata tra le loro braccia? Perché la borsa era con un'amica mentre la versione finale descrive un abbraccio protettivo fino all'arrivo delle teste di cuoio?

5. Takeaway 4: coincidenze logistiche ed il "Timing" del terrore

L'analisi forense del Bataclan non può prescindere dalle anomalie logistiche che sembrano suggerire una sceneggiatura predefinita. La mattina stessa di venerdì 13 novembre 2015, appena undici ore prima dell'attacco, le organizzazioni di pronto soccorso parigine avevano tenuto un'imponente esercitazione intitolata "Attentat multisite par fusillade", simulando esattamente sparatorie simultanee in più punti della città. Martin Hirsch, capo dell'Assistenza Pubblica (AP-HP), si disse stupito per la "coincidenza". Parallelamente, emergono collegamenti con figure del calibro di Eric de Rothschild (presidente dell'SPDCJ), in relazione ad avvertimenti preventivi circolati nella comunità ebraica circa un imminente attacco di massa.

A questo si aggiunge la tempistica della vendita del teatro: i fratelli Laloux, proprietari del Bataclan per quarant'anni, cedettero l'immobile l'11 settembre 2015, trasferendosi in Israele soli due mesi prima della tragedia. Infine, la rapidità della rivendicazione: Rita Katz, direttrice del SITE [1], riuscì ad individuare e pubblicare le rivendicazioni dell'ISIS alle ore 00:53, appena trenta minuti dopo l'attacco. Questi elementi, presi singolarmente, potrebbero apparire come fatalità; visti nel loro insieme, compongono un mosaico che sfida le leggi della probabilità e suggerisce un'organizzazione che trascende l'improvvisazione terroristica.
6. Takeaway 5: la "Giustizia" "farsa" e la condanna di Marcianò

La parabola giudiziaria di Rosario Marcianò rappresenta, forse, il capitolo più dolente. La condanna a 12 mesi di reclusione e la richiesta di risarcimento salita a 147.000 euro non sono solo l'esito di un processo per diffamazione, ma il risultato di quello che molti osservatori definiscono un "processo politico". Il rinvio a giudizio di Marcianò è avvenuto attraverso una violazione procedurale non trascurabile: l'interrogatorio del Pubblico Ministero nel febbraio 2020 si è svolto in totale assenza del difensore dell'imputato.

Ai sensi dell'articolo 415 bis del Codice di Procedura Penale, tale violazione avrebbe dovuto rendere nullo l'intero procedimento. Invece, il sistema ha proceduto spedito verso una condanna senza condizionale, con l'evidente obiettivo di proteggere la credibilità delle istituzioni e soffocare sul nascere qualsiasi documentazione che mettesse in luce le falle della versione ufficiale. Quando la procedura legale viene calpestata per blindare una verità di Stato, il processo smette di essere un esercizio di giustizia per diventare uno strumento di censura.

7. Conclusione: oltre il velo del silenzio

Il caso Marcianò-Solesin non è solo una cronaca di discrepanze fotografiche o anomalie testimoniali; è lo specchio di una crisi democratica profonda. Quando lo Stato reagisce al dubbio documentato non con la chiarezza delle prove, ma con la forza della carcerazione, il costo della ricerca della verità diventa insostenibile per il singolo cittadino. La percezione della realtà viene filtrata da un'esigenza di sicurezza nazionale che non ammette repliche.

Il silenzio imposto per legge e le sentenze emesse in violazione dei codici non cancellano le ombre che, a quasi dieci anni di distanza, continuano ad avvolgere quella notte parigina. Resta una domanda che nessuna aula di tribunale ha ancora avuto il coraggio di affrontare seriamente: se Valeria Solesin fosse davvero viva, chi dovrebbe chiedere la verità allo Stato?

[1] L'acronimo SITE, in ambito di sicurezza e intelligence, fa riferimento al SITE Intelligence Group (Search for International Terrorist Entities). Si tratta di un'organizzazione privata con sede negli Stati Uniti che monitora e analizza le attività e le comunicazioni online dei gruppi terroristici e di organizzazioni estremiste a livello globale.

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venerdì, agosto 24, 2018

Paolo Attivissimo, chi è il mentecatto?



Quel mentecatto di Paolo Attivissimo (mi permetto di definirlo tale, visto che lui, riferendosi a me, ha usato questo termine), oltre che essere un infame è pure un cazzaro, visto che fa asserzioni senza fondamento. Infatti, nel caso del false flag parigino e del finto decesso di Valeria Solesin, egli riferisce di fatti processuali e condanne INESISTENTI. Infatti, allorquando il Giudice Carlo Nordio della Procura di Venezia, mi chiese, per bocca dell'avvocato d'ufficio assegnatomi, di abiurare, pubblicai, in risposta, la foto della Solesin viva. Lo scatto venne immediatamente rimosso (come il post più recente sul crollo del ponte Morandi) e venni bloccato da Facebook per un mese.



Subito dopo la Polizia postale di Imperia mi chiamò al cellulare, per anticiparmi la data dell'interrogatorio di garanzia. Dissi loro che se il Giudice intendeva rinviarmi a giudizio poteva farlo benissimo, ma poi avrebbe dovuto spiegarmi come facesse la sosia della Solesin a comparire in una foto dell'esercitazione antiterrorismo in quel di Parigi proprio due ore prima dei fatti del Bataclan. Stessa cosa mi premette chiarire al legale d'ufficio, il quale evaporò. Da allora evaporarono tutti e di loro non seppi più nulla! Intanto si fa di tutto per far sparire la foto compromettente della Solesin viva e vegeta dalla Rete! I video su YouTube mi sono stati rimossi e le foto su Facebook segnalate come spam. Questa è l'Italia, ragazzi. Ah... Attivissimo, se hai qualcosa da dirmi, conosci i miei riferimenti di contatto. Ciao, cazzaro! E salutami quel grassone di Task Force Butler!

Renzo Piano: "Escludo categoricamente l’idea della fatalità... I ponti non crollano. Un ponte crolla solo per un bombardamento in guerra o per un attentato".





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venerdì, settembre 09, 2016

Valeria Solesin è viva? Una foto lo dimostrerebbe



Chi è la ragazza ritratta durante le esercitazioni di Parigi, svoltesi proprio nelle ore dell'attacco (simulato) al teatro Bataclan? Si tratta di Valeria Solesin, data per deceduta, con tanto di funerali di Stato?

Ci sono ancora alcuni che hanno dubbi si tratti della stessa persona, ma costoro trascurano un dettaglio: la giovane "soccorsa" dai sanitari del SAMU è di alcuni anni più anziana rispetto alle immagini rese pubbliche a soli fini propagandistici. Perché? C'è un motivo, ma non possiamo evidenziarlo in questa sede. Almeno... non per ora. In ogni caso abbiamo pensato di eseguire un piccolo esperimento ed abbiamo sovrapposto ed equalizzato nei colori parte del volto (occhi e naso) della giovane sulla carrozzina al viso della "Valeria Solesin" così come mostrata in una delle immagini più diffuse dai media di regime.

Nella foto di sinistra si vede una fanciulla che mostra approssimativamente poco più di vent'anni, mentre nello scatto di destra si vede un soggetto che ha superato di poco i trent'anni. E', però, fuor di dubbio che la sezione del viso in sostituzione è appartenente, senza possibilità di errore, alla stessa persona. Abbiamo dimostrato, diremmo in modo definitivo, che Valeria Solesin (o chiunque ella sia) non è affatto deceduta il 13 novembre 2015, poiché mentre le agenzie rilanciavano la notizia di una studentessa italiana dispersa o uccisa, questa partecipava, negli stessi minuti, ad un'esercitazione antiterrorismo. Di conseguenza ora abbiamo la conferma che le autorità tutte ci hanno ingannato. Chiediamo verità e giustizia, una volta per tutte, ben consapevoli che ciò sarebbe compito della Magistratura, la quale, invece, sappiamo rema contro.


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domenica, agosto 28, 2016

Assalto al Bataclan: una simulazione e Valeria Solesin è viva



Il servizio fotografico del Bataclan si riferisce ad un'esercitazione antecedente il presunto attacco: dunque è stato veramente perpetrato un attentato? Circa gli eventi del Bataclan (13 novembre 2015) in che direzione dovrebbero indagare gli inquirenti?

Assodato il fatto incontrovertibile che uno scatto, in cui è ritratta una giovane soccorsa dai paramedici, risulta eseguito alle 20:48 del 13 novembre 2015, quando sappiamo che il supposto attacco nel teatro Bataclan si sarebbe verificato tra le 21:40 e le 21:48, mentre i primi soccorsi giungono verso le 23:00, è altresì dimostrato che nessun vero attentato è stato perpetrato in quel di Parigi il 13 novembre dello scorso anno.



Atteso che le istantanee si riferiscono ad un'esercitazione, sebbene sul sito della AP Images l'immagine sia descritta nel seguente modo: "A woman is being evacuated from the Bataclan theater after a shooting in Paris, Friday Nov. 13, 2015"; ricordato che anche alcune testate mainstream si riferiscono ad un addestramento svolto il 13 novembre, sarebbe necessario indagare seguendo precise piste e ponendosi precise domande.

1) Perché le dichiarazioni del fidanzato della Dottoressa Valeria Solesin, il Signor Andrea Ravagnani, si contraddicono palesemente? In altri casi, si sarebbe indagati per false dichiarazioni al Pubblico ministero.

2) Perché, se esiste una pur remota possibilità (usiamo un eufemismo) che Valeria Solesin è viva, sia i parenti sia la Magistratura non considerano tutti gli indizi e le segnalazioni possibili per accertare la verità?

3) Perché il sedicente zio della Dottoressa Valeria Solesin, tale Piersante Paneghel alias "Troll incatenato", reagisce in modo inconsulto ed aggressivo nei confronti di Rosario Marcianò e nei rispetti di Maurizio Costanzo che ha pubblicato una lettera a firma del Signor Dario Solesin, fratello di Valeria? La bella missiva ha forse il limite di un anomalo e ripetuto uso del presente? Per questo motivo lo zio si è scagliato contro il noto giornalista romano?



4) Perché è indagato chi non ha MAI espresso alcuna opinione (anche se l'articolo 21 della Costituzione garantirebbe la libertà d'espressione) su Valeria Solesin, ma si è limitato a fornire una ricostruzione degli eventi del Bataclan in contrasto con le versioni ufficiali, versioni che, alla luce di quanto acquisito ed acclarato, non corrispondono al vero?

5) Perché non sono compiute indagini accurate per individuare i responsabili di azioni riconducibili a simulazione di reato, depistaggio, favoreggiamento etc.?

Per ulteriori dettagli si legga qui.

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sabato, agosto 27, 2016

False flag del Bataclan: spunta il fotografo della Solesin


UN ISRAELIANO A PARIGI...

Il "caso" vuole che proprio la mattina di venerdì 13 novembre 2015 si era svolta un'esercitazione "antiterrorismo" da parte del personale del SAMU, il servizio di emergenza ed urgenza medica della città metropolitana di Parigi. Tra le 21 e le 22:30 la simulazione si trasformò in... Bataclan.





Chi ha realizzato il servizio fotografico, poi spacciato per "I soccorsi alle vittime del Bataclan"? Di chi sono i due scatti alla giovane sulla carrozzina così sorprendentemente somigliante all'Italiana ufficialmente uccisa all'interno del locale Bataclan e cioè Valeria Solesin? Un tale Pierre Terdjman, fotoreporter e giornalista.

Si tratta di un fotografo che ha lavorato per Haaretz... quotidiano israeliano e, da quanto si nota dalla sua fisionomia, è evidentemente medio-orientale. Quindi il reportage, non in modo fortuito è suo. Ancora più curioso, però, è il fatto che, scorrendo a ritroso i post sul suo profilo Twitter (ma anche nel suo sito personale), nei suoi servizi e resoconti ha letteralmente omesso la settimana del Bataclan. Perché?


AGGIORNAMENTO:

Le foto in questione sono state successivamente attribuite ad un altro fotografo, tale Thibault Camus che, solitamente, si occupa di moda... il che è strano. Ma è ancora più strano il fatto che uno dei due scatti risulta eseguito alle 20:48 del 13 novembre 2015, quando sappiamo che il supposto attacco terroristico nel teatro Bataclan si sarebbe verificato tra le 21:40 e le 21:48 [fonte], mentre i primi soccorsi giungono verso le 23:00. Quindi abbiamo la conferma che le istantanee si riferiscono ad un'esercitazione, sebbene sul sito della AP Images l'immagine (in vendita) sia descritta nel seguente modo: "A woman is being evacuated from the Bataclan theater after a shooting in Paris, Friday Nov. 13, 2015". Non servono altri commenti.

Abbiamo provato ad acquisire l'immagine in questione su AP Images [ VIDEO] , ma la transazione non ha avuto successo: il sistema ritorna un laconico messaggio che chiede di inserire i dati della carta di credito, nonostante siano stati inseriti correttamente. L'immagine è blindata, evidentemente.



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mercoledì, agosto 17, 2016

Valeria Solesin tra i sopravvissuti al Bataclan?



Immagine salvata il giorno 16 novembre 2015, ma ora nella sezione immagini di Google non si trova. Come mai?

NOTA: Sono stati reperiti altri due scatti, ma anche di questi stanno operando epurazione.

AGGIORNAMENTO del 18 agosto 2016:

A seguito della pubblicazione di questa foto su Facebook, il post è stato rimosso e chi scrive è stato sospeso per trenta giorni. Ciò in base a supposte violazioni delle regole del social network. Ci si chiede se questo scatto implichi una violazione di qualche legge o regola o se, piuttosto, siamo di fronte ad una disperata nonché ridicola forma di censura da parte del regime. La verità è di fronte a noi. Basta voler vedere.










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