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martedì, gennaio 17, 2012

La truffa del signoraggio: una trattazione semplificata

“Il signoraggio è un metodo con cui il sistema perpetua sé stesso e deruba i cittadini, incolpandoli nel contempo di ogni nefandezza.”

“L’economia è una scienza semplice, ma presentata con un linguaggio complesso”.

Il signoraggio è il provento che, nei secoli passati, gli stati ricavavano dalla coniazione, attribuendo alle monete, sia di propria iniziativa sia su richiesta dei privati, un potere d’acquisto superiore a quello del metallo in esse contenuto: i prìncipi innalzavano il signoraggio nei tempi calamitosi di strettezze finanziarie allo scopo di procacciarsi una qualche momentanea entrata (Einaudi). Oggi per signoraggio si intende la differenza tra il valore nominale della banconota (la cifra indicata) ed il valore reale: tale discrepanza viene introitata dalle banche centrali ed ascritta a debito della collettività.

Nell'antichità, quando la base monetaria consisteva di monete in metallo prezioso, chiunque disponesse di oro, elettro o argento, poteva portarlo presso la zecca di stato, dove veniva trasformato in monete con l'effigie del re. I diritti spettanti alla zecca ed al sovrano erano riscossi, trattenendo una parte del metallo prezioso. Il signoraggio, in tale contesto, è dunque l'imposta sulla coniazione, nota anche come diritto di zecca. Il valore nominale della moneta ed il valore intrinseco non coincidevano, a causa del signoraggio e dei costi di produzione delle monete. L'imposta sulla coniazione serviva poi a finanziare la spesa pubblica. Nel caso in cui lo stato possiede miniere di metallo prezioso, il signoraggio combacia con la differenza tra il valore nominale delle monete coniate ed i costi per estrarre il metallo e battere le monete. Già con i Romani, da Settimio Severo (193-211 d.C.)in poi, il metodo si consolidò: Settimio Severo dimezzò la quantità di argento contenuto nel denarius, mentre lasciò invariato il valore nominale, Caracalla (198-217 d.C.) coniò una moneta d’argento, l’antoniniano, del valore di due denarii: fu un deprezzamento camuffato. Tuttavia la più colossale svalutazione della moneta romana fu operata da Gordiano III (238-244 d.C.).

Tra il IX ed il XIII sec. d.C., il sistema monetario europeo fu relativamente semplice, basato sul sistema della libbra e dei suoi sottomultipli, introdotto da Carlo Magno. In età feudale, i vassalli godevano di poteri definiti immunità: banno, amministrazione della giustizia civile e penale, diritto di battere moneta. Da quest’ultimo diritto i signori ricavavano una quota delle risorse necessarie per gestire il feudo. Con la caduta di Costantinopoli (1453), le signorie europee, a partire da Genova e Firenze, cominciarono a battere moneta per conto proprio. Essendo in circolazione tanti diversi tipi di moneta, con diverse denominazioni, coniate con differenti metalli (oro, argento, rame) e con diversi livelli di purezza, si pose il problema giuridico se il monarca potesse imporre una gabella di signoraggio sulla produzione delle monete. La scuola giuridica dei canonisti elaborò un orientamento favorevole; quella dei romanisti sostenne che il signoraggio sarebbe dovuto essere nullo.

Con la rivoluzione industriale e, nel XX secolo, con la Conferenza di Bretton Woods (1944), si assistette al graduale abbandono dei sistemi fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in oro ed argento. L’affermazione di talune divise, sempre più diffuse ed accettate negli scambi internazionali, portò all’abbandono dei metalli preziosi per regolare gli scambi e per tutte le transazioni. Infine la diffusione del biglietto di banca e di altre forme di pagamento, spesso di origine tardo-medievale (cambiale, assegno etc.), condusse all’attuale regime, contrassegnato dalla non convertibilità, dalla riserva frazionaria e dalla speculazione.

Oggi nei paesi dell'area euro, il reddito da signoraggio è incassato dai governi dei paesi membri per il conio delle monete metalliche e dalla Banca centrale europea, che è privata, per le banconote che essa stampa in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla B.C.E. alle varie banche centrali nazionali (private), in ragione della rispettiva quota di partecipazione (per la Banca d'Italia è il 12,5%).

I singoli governi incamerano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta tuttavia di un ricavo molto modesto. Mentre la creazione e l'emissione monetaria sono gestite dalla Banca Centrale ed avviene con contropartita di obbligazioni statali collocate sul mercato, la semplice creazione della moneta scritturale (signoraggio secondario) è facoltà di tutto il sistema creditizio.

Laddove, come si è spiegato, nel caso delle monete, il reddito consiste nel gap tra il valore nominale delle stesse ed il costo per produrle, nel caso dell'emissione di banconote, l’utile consiste, oltre che nel divario fra i due valori, negli interessi maturati sui titoli acquistati dagli investitori a fronte dei capitali prestati alle nazioni. Infatti la banca centrale stampa banconote pari ad un controvalore tot (ad esempio, un miliardo di euro): lo stato, privo di sovranità monetaria, riceve la somma, ma, attraverso i contribuenti, deve restituirla gravata degli interessi. Per rimborsare il capitale con gli interessi, lo stato emette titoli di debito (B.O.T., C.C.T., B.T.P. etc.) con i quali raccoglie liquidità di cui si appropriano in gran parte gli istituti di credito centrali. Il resto è destinato alle spese militari, in primis la Geoingegneria, ed al mantenimento delle classi dirigenti (politici, funzionari, burocrati…) che da tale prassi traggono immensi benefici. Si crea così una spirale di debito abnorme, con gli stati (i cittadini) che diventano insolventi: gli esecutivi, per versare gli interessi, inaspriscono in maniera spaventosa la pressione fiscale e decurtano le comunque non cospicue spese per i servizi (istruzione, sanità, sistema previdenziale). Da ciò dipendono l’iperinflazione e la stagnazione economica, giacché i paesi precipitano in una condizione di insolvibilità, preludio della bancarotta.

Il signoraggio è dunque innanzitutto una delle fonti con cui un governo finanzia la propria spesa pubblica, eccedente rispetto alla raccolta di tributi. L’abitudine, per opera dei governi, di finanziare il deficit pubblico, aumentando le entrate da signoraggio è il presupposto del crollo economico, finanziario e sociale. Il caso storico più clamoroso è il terribile vortice iperinflattivo in cui fu risucchiata la Germania nel primo dopoguerra (Repubblica di Weimar): il conseguente collasso economico fu il prodromo dell'ascesa al potere di Adolf Hitler (Terzo Reich 1933-1945). Nella prefazione al classico testo di Costantino Bresciani-Turroni sulle vicende del marco tedesco, Lionel Robbins osserva che “il deprezzamento del marco avvenuto tra il 1914 e il 1923 […] distrusse la ricchezza degli elementi più solidi della società tedesca e si lasciò dietro uno squilibrio morale ed economico, atto a preparare il terreno per i disastri che seguirono. Hitler è il figlioccio dell'inflazione”.

Fonti: Enciclopedia dell’Economia, Enciclopedia Treccani, s.v. inerenti

martedì, ottobre 26, 2010

La crisi dei cereali: inflazione ad orologeria e nuove rivolte del pane

La decisione della Russia di vietare le esportazioni di grano in seguito agli incendi divampati nel paese, ha spinto alle stelle i prezzi alimentari con un incremento del 19% in appena una settimana, al crescere dei timori sul fatto che la volatilità globale nei prodotti alimentari e nelle materie prime possa portare ad una bomba inflazionistica mondiale, accompagnata da diffuse sommosse alimentari.

Lenin, una volta, definì il grano la "valuta delle valute", sottolineando la sua importanza per il modo in cui influenza tutto, dagli alimenti di base, come il pane, ai mangimi animali.

Il 5 agosto 2010 il primo ministro russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che vieta l'esportazione di grano, orzo, segale, mais e farina sino alla fine dell'anno, contribuendo ad un aumento del 92% dei prezzi mondiali del frumento da giugno.

Le persistenti condizioni di siccità in tutta la Federazione Russa stanno minacciando anche le semine invernali, «con implicazioni potenzialmente gravi per l'approvvigionamento mondiale di frumento nel 2011/12», secondo la F.A.O.

La carenza di cibo a causa di condizioni meteorologiche mostruose in altre aree del mondo sta contribuendo anch'essa alla spirale dei prezzi. Altri fattori critici sono i seguenti.

- La siccità in Ucraina e Kazakistan, due dei grandi granai del mondo, si aggiunge nell'impatto sui prezzi.

- Le inondazioni in Canada hanno ulteriormente ridotto l'offerta di grano e spinto i costi verso l'alto.

- Le gelate fuori stagione in Florida hanno colpito i raccolti destinati al succo d'arancia.

- Devastanti inondazioni in Pakistan hanno spazzato via il bestiame e le aziende agricole, con migliaia di chilometri quadrati di terreno agricolo distrutti, con effetti di rialzo sui prezzi dei prodotti alimentari di base.

- L'eccessiva pioggia in Brasile e Colombia ha gonfiato i prezzi del caffè.

- L'aumento dei prezzi delle materie prime per il grano ha portato a un'impennata generale dei prezzi della carne a livello globale.

Secondo l'«Independent» di Londra, la crisi rischia di scatenare una "bomba inflazionistica", infliggendo devastazioni fiscali alle fragili economie dell'Occidente, mentre minaccia la sopravvivenza stessa di milioni di persone nei cosiddetti paesi in via di sviluppo.

«Nel complesso questo indica che le nazioni occidentali saranno colpite da un'acutissima inflazione nel prossimo anno, quando il prezzo di pane, birra, benzina e molti altri beni di prima necessità saliranno più in alto ancora. Tenuto conto delle prospettive di crescita stagnante nelle economie occidentali, si rischia un ritorno alla "stagflazione": crescita stagnante accoppiata con inflazione elevata», afferma il rapporto.

Gli hedge funds globali si stanno ora accaparrando i prodotti alimentari e le materie prime, con esempi quali il manager di hedge fund, Anthony Ward, che si presume abbia investito 650 milioni di sterline (1 miliardo di dollari, 750 milioni di euro, n.d.t.) nel mercato del cacao con l'acquisto di 240mila tonnellate di semi, abbastanza per produrre cinque miliardi barrette di cioccolato. Le speculazioni finanziarie sui prezzi alimentari hanno amplificato la volatilità dei prezzi.

L'organo globalista «Financial Times» ammette che «una nuova crisi alimentare non sembra fuori questione», a causa del divieto di esportazione di grano da parte della Russia, notando che le rivolte per il cibo nei paesi in via di sviluppo si sono verificate due anni fa in mezzo a condizioni simili.

In connessione con le imposte sul consumo correlate alle emissioni di biossido di carbonio, i picchi delle tasse sulle vendite, le impennate dell'imposizione sui redditi, gli aumenti dei prezzi della benzina, le paralizzanti misure di austerità ed il dollaro statunitense in picchiata, i prezzi alimentari che schizzano alle stelle serviranno a castrare ulteriormente gli Statunitensi dal punto di vista finanziario, consentendo all'élite di raggiungere l'obiettivo di sventrare la classe media, costringendola ad adottare standard di vita più bassi e sempre più dipendenti dalle politiche ingombranti del governo, per il suo sostentamento e la stessa sopravvivenza.



Fonte: Mariorossinetwork



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