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venerdì, agosto 03, 2012

Tanker enemy deve morire

Una massima del diritto romano recita “de minimis non curat praetor”, ossia “il pretore non si occupa delle inezie, delle piccole cose”. Chi ci segue sa che sta avvenendo l’esatto contrario: con assoluta serenità d’animo possiamo affermare che le vicende processuali che vedono coinvolto il Presidente di “Tanker enemy”, Rosario Marcianò, si riferiscono ad accuse fondate sul nulla.

Recentemente è stato notificato un avviso per conclusa indagine circa una fantomatica diffamazione ai danni dell’A.S.L. sanremese. Il tutto sulla base della diffusione on line del libro “Ho cercato di salvarti”. Chiunque lo legga o l’abbia letto, potrà soltanto stabilire che il testo riporta dei fatti incontestabili e descrive la realtà sanitaria così com’è (non solo a Sanremo e non solo nel caso de quo), in maniera quindi del tutto oggettiva e spassionata. Sfidiamo chicchessia a dimostrare che non è vero. Basta entrare in un nosocomio e si potranno avere conferme inoppugnabili di quanto scritto. Dov’è dunque la diffamazione? E’ come se si incolpasse la fotografia di una discarica di essere diffamatoria. Siamo sinceri: le varie accuse sono solo un vile mezzo impiegato per mettere a tacere una voce libera e non corruttibile. Sono un pretesto per chiudere il blog “Tanker enemy” e gli altri siti collegati: questa malaugurata eventualità è più grave delle controversie e delle esorbitanti spese legali.

Tutto il cospicuo patrimonio di articoli, video, ricerche... sarebbe ipso facto azzerato. E’ un patrimonio che, tra l’altro, si arricchisce ogni giorno di contributi, segnalazioni, glosse provenienti da lettori, simpatizzanti, iscritti al Comitato: senza questi apporti il blog sarebbe, nel migliore dei casi, un arido bollettino e non una palestra di idee ed un’occasione di approfondimenti quale è oggi. Oscurare “Tanker enemy” significherebbe dunque privare i lettori di un punto di riferimento e nel contempo defraudare chi lo gestisce della possibilità di provare a difendere il dettato costituzionale, per quanto riguarda la tutela della salute, la libertà di cura, la protezione dell’ambiente e la libertà della ricerca scientifica.

Senza nulla togliere a tutti gli altri ricercatori indipendenti, riteniamo che la neutralizzazione di “Tanker enemy”, oltre a costituire un pericoloso precedente, rischierebbe di creare uno sconquasso: l’amico Corrado Penna ed altri studiosi come Ghigo Battaglia e Lino Botttaro, impegnati nel divulgare informazioni normalmente occultate o ignorate dai media ufficiali, dovrebbero accollarsi una mole di lavoro abnorme (non citiamo tutti gli altri amici, poiché davvero numerosi). Chi può escludere, però, che con imputazioni fittizie e ridicole, non sarebbero poi attaccati lo stesso Corrado e gli altri attivisti per censurare le notizie sulla Biogeoingegneria clandestina ed illegale?

E’ evidente che, in tali frangenti, è più che mai necessario il sostegno (anche economico) di lettori e collaboratori, poiché purtroppo siamo alle prese con una situazione kafkiana. E’ una situazione iniqua e del tutto sproporzionata per cui di fronte ad un’inventata ed inverosimile accusa di diffamazione (l'ennesima), pullulano reati della controparte di cui riportiamo un lungo ma forse incompleto elenco.

494 Sostituzione di persona
590 Lesioni colpose
591 Abbandono di persone minori o incapaci
594 Ingiuria
595 Diffamazione
600 ter Pornografia minorile
612 Minaccia
612 bis Atti persecutori
615 ter Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico
616 Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza
617 Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
617 quater Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche
618 Rivelazione del contenuto di corrispondenza
635 bis Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici
640 ter Frode informatica

I disinformatori, nascosti spesso dietro l’anonimato e protetti da un poderoso scudo di collusioni e di aderenze in alto loco, scorrazzano indisturbati, ma questo non significa che non siano dei malfattori per di più recidivi. La loro certezza di impunità li sprona ad agire nel totale dispregio sia della legge sia dell’etica. Il branco dei negazionisti può quindi avventarsi contro gli studiosi indipendenti ed i cittadini preoccupati, con calunnie ed iniziative “legali” (e non solo...) bislacche ed infondate.

Sarebbe lodevole oltre che doveroso, invece di sprecare tempo e risorse dei contribuenti in ciance pseudo-legali, avviare un’inchiesta sulle gravi carenze della A.S.L. sanremese per ristabilire un minimo di equilibrio giudiziario (artt. 590 e 591, C.P.). Qualora, però, si decidesse di proseguire nella crociata contro la verità, non solo il blog “Tanker enemy” ed i siti ad esso collegati, sono destinati ad essere chiusi, ma chiunque dovrà temere i capricci e le vendette trasversali degli occultatori, anche solo per aver prodotto del biossido di carbonio, respirando.

lunedì, ottobre 18, 2010

Cancro e bicarbonato: è in arrivo l’orda dei camaleonti?

Quando Schopenhauer scrisse la storica frase “Tutte le verità passano attraverso tre stadi. Primo: vengono ridicolizzate; secondo: vengono violentemente contestate; terzo: vengono accettate dandole come evidenti”, si dimenticò di spiegare un passaggio molto importante, che avviene nella terza fase: poichè coloro che “danno per evidenti” le nuove verità sono gli stessi che fino a ieri le contestavano con accanimento, costoro debbono trovare un modo per “allinearsi” alla nuova verità senza apparire in contraddizione con sé stessi.

In altre parole, non potranno semplicemente dire “Sì, l’eretico aveva ragione”, ma dovranno scovare un “sì, però”, di qualunque tipo, che permetta loro di salvare la faccia nel momento di doverlo riconoscere. Altrimenti sarebbero dei veri uomini e non dei ”quaquaraquà”.

Chi ha visto “Il conformista” difficilmente potrebbe trovare un esempio migliore nel quale l’uomo – con la “u” minuscola – riesca a calpestare le proprie convinzioni, tradire i propri amici e rinnegare il suo stesso passato, pur di restare a galla in una società che muta rapidamente sotto i suoi occhi.

Di solito sono i dinosauri, incapaci di adattarsi al nuovo ambiente, ad andarsene con un botto. I camaleonti invece riescono sempre ìn qualche modo a sopravvivere.

E’ presto per dire se questo accadrà anche con il caso Simoncini – l’eretico che osa sostenere di poter guarire il cancro ...

... con il bicarbonato – ma bisogna riconoscere che certi indizi stanno diventando troppo ingombranti per essere ignorati.

Già lo scorso anno, era uscita una rispettabilissima ricerca medica – “peer-reviewed”, ovviamente - che confermava l’efficacia del bicarbonato contro il cancro nelle cavie di laboratorio. Pesantemente ignorata dai detrattori di Simoncini - ancora troppo impegnati nella fase 2 della loro battaglia per riuscire a ragionare – la notizia, di fatto, confermava che l’oncologo romano tanto lontano dalla verità non dovesse essere andato.

Ma la notizia uscita ieri sul quotidiano "La Repubblica", rispetto a quella dell’anno scorso, è stata semplicemente clamorosa:

"Una molecola disorienta il cancro". E sulle terapie si punta sugli antiacidi.

È in grado - sono le conclusioni di uno studio pubblicato su "Nature" - di far ignorare ai geni del tumore il loro "manuale di istruzioni interne", arginando così la diffusione della malattia. Ma sul fronte della ricerca non è tutto. In Italia sono partiti i primi due trial clinici per sostituire i chemioterapici con i farmaci per l'acidità di stomaco.

Il primo paragrafo dell’articolo così recitava:

ROMA - La ricerca guarda al tumore e continua a cercare possibili alterazioni genetiche in grado di originare il cancro ed a pensare a farmaci che, individuando queste modificazioni, interrompano la malattia. L'ultima novità in questo campo arriva da "Nature": un gruppo di studiosi statunitensi ha creato in laboratorio una molecola che, riuscendo a far ignorare ai geni del cancro il loro 'manuale di istruzioni interne', blocca la proliferazione delle cellule cancerose. Ma non è tutto, poiché sul fronte della ricerca farmacologica dall'Istituto superiore di sanità arriva una notizia: i farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia.

Notiamo innanzitutto come due notizie simili – la “nuova molecola” e gli “antiacidi” – vengano rimescolate in modo apparentemente casuale nello stesso articolo. Ma come – viene da domandarsi - fino a ieri il cancro era una malattia “incurabile”, oggi avremmo addirittura due soluzioni diverse per sconfiggerlo e ne facciamo un articolo unico? Le due notizie non meriterebbero piuttosto un articolo di dieci pagine ciascuno?

No, non se l’intenzione è quella di far passare la vera notizia bomba – cioè la seconda – nel modo più naturale ed impercettibile che esista e cioè nascondendola fra le pieghe fumose della prima. Di “nuove molecole” capaci di bloccare la replicazione della cellula cancerosa, infatti, sentiamo parlare ormai da anni – parole tante, fra l’altro, ma risultati davvero scarsini – mentre il fatto che il bicarbonato possa addirittura “sostituire la chemioterapia” non è proprio una cosa risaputa a livello ufficiale.

Anzi, qualcuno forse ricorderà che un certo dott. Simoncini fu radiato dall’Ordine dei Medici Chirurgi, nel 2002, proprio “per aver somministrato bicarbonato a pazienti affetti da patologie neoplastiche a fini terapeuticì”.

Che cosa è successo, in soli otto anni, da aver cambiato così radicalmente lo stato delle cose?

E’ successo, evidentemente, che il camaleonte sta lentamente entrando in azione. Fingendo di dimenticare tutto quello che Simoncini va dicendo da più di vent’anni, l’oncologia ufficiale si appresta a “scoprire” ex-novo quella che evidentemente sta diventando una verità innegabile e cioè l’efficacia del bicarbonato contro i tumori.

Prepariamoci quindi ai famosi “sì, però”, perché non ci sarà assolutamente nessuno, fra i detrattori originali di Simoncini, che avrà l’onestà di riconoscere che il folle eretico avesse semplicemente ragione.

Avremo, ad esempio, quelli che diranno: “Sì, ma comunque lui sbagliava la diagnosi, perché non è vero che sia la Candida a causare i tumori”. Pensate solo al paradosso momumentale che si presenterebbe in quel caso: un medico folle sbaglia a diagnosticare la causa dei tumori, ma imbrocca per caso la cura! Ci sarebbe da ridere per cinquecento anni consecutivi, specialmente di fronte al fatto che coloro che credono invece di aver individuato la causa dei tumori non riescono a trovare una cura nemmeno a pagarli. (Ma poi, scusate, anche se risultasse che la causa è un’altra, che cosa è più importante: che Simoncini si sia sbagliato sulla causa o che riesca comunque a curare il cancro?)

Eppure, vedrete quanti ex-detrattori di Simoncini si aggrapperanno a questa scappatoia o ad altre simili, con giri più o meno fumosi di parole, nel momento di compiere la fatidica transizione alla terza fase.

Il camaleonte, non dimentichiamolo, non riesce mai a provare vergogna per sé stesso, poiché nel momento in cui muta la pelle cambia anche la “memoria interiore” di quello che lui è stato fino a quel giorno. E’ lì che avviene il vero tradimento della persona: quel buffo ramarro che ha stupidamente imprecato alla Luna per anni non è più lui, ma un altro, un “cretino qualunque”, del quale arriverà magari persino a prendersi gioco.

Nel frattempo, assisteremo quasi certamente alla scomparsa dal linguaggio parlato della parola “bicarbonato”, che verrà progressivamente sostituita dal termine “anti-acido” o consimili. Ne volete una dimostrazione? Nell’articolo originale di Repubblica il quarto paragrafo iniziava così:

“Il bicarbonato al posto dei chemioterapici. [Grassetto nell’originale]. I farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia.”

Ma qualcuno deve essersi accorto che non si può dare troppo merito al bicarbonato - almeno non così apertamente – ed ecco che in serata il capoverso era già stato cambiato in questo modo:

Gli antiacidi al posto dei chemioterapici? [Grassetto nell’originale]. L'altra ricerca riguarda i farmaci antiacidità. Gli inibitori della pompa protonica generalmente adoperati per le ulcere gastriche potrebbero sostituire la chemioterapia.”

Nel giro di poche ore, il bicarbonato è diventato un “antiacido” generico, la frase “persino il bicarbonato” è scomparsa e la “pompa protonica” è rimasta l'unica a fare concorrenza alla chemioterapia. Visto come si fa in fretta ad adeguarsi ai tempi che cambiano?

Peccato che la frase “persino il bicarbonato” sia rimasta in qualche modo “impigliata” nel testo del primo paragrafo – forse il correttore, nell’agitazione del momento, non se n’è accorto - rendendo così ancora più palese l’intenzione di cambiare a posteriori le carte in tavola. (*)

Come dice il famoso proverbio cinese, “sè pegio la topa del buso”.

Massimo Mazzucco


* Ringraziamo tutti gli utenti che ci hanno segnalato tempestivamente l’articolo originale, permettendo così di salvarlo prima che venisse modificato. (Luogocomune rules!)

L’articolo [ LINK ] come appare su “Repubblica” al momento di pubblicare il nostro.

L’articolo originale [ LINK ] nella nostra copia cache (scaricare e szippare, poi aprire RepubblicaOrig.html).

Oppure la videata [ LINK ] dell'articolo originale.


Fonte: Luogocomune.net



CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

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domenica, giugno 07, 2009

Happy end? (articolo di Piero Cammerinesi)

LOS ANGELES - Lieto fine per la vicenda di Daniel Hauser, hanno titolato giorni fa buona parte dei giornali americani. Lieto fine? Ma davvero? Sarebbe dunque un happy end quello di un ragazzino di 13 anni che viene costretto a norma di legge a sottoporsi alla chemioterapia? Che viene ricercato dalla polizia in tutto il Paese perché - d’accordo con la madre - vuole sottoporsi a cura alternative anziché alla chemio? Che poi deve abiurare - insieme ai genitori - disconoscendo le proprie scelte per non venir strappato alla famiglia?

Ma ci rendiamo conto dell’abisso di follia in cui stiamo precipitando - complici gli smisurati interessi di «Big Pharma» e delle classi dominanti i cui media ormai hanno preso pieno possesso delle nostre coscienze - con eventi come questi, a seguito dei quali sembra che tutti abdichino allegramente al sano giudizio?

Ma andiamo per ordine. Di Daniel Hauser la stampa italiana ha parlato poco e male. D’altra parte abbiamo anche noi italiani in questo periodo le nostre belle gatte da pelare. Tuttavia quello che oggi accade da questa parte dell’Atlantico potrebbe domani verificarsi anche in Europa, ed in alcuni casi si è già verificato.

Allora cerchiamo di capire di che si tratta.

Daniel Hauser è un tredicenne del Minnesota cui nel gennaio scorso è stato diagnosticato un linfoma Hodgkin. Ha fatto il primo dei sei cicli di chemio che gli sono stati prescritti, ma al momento di sottoporsi al secondo, il ragazzino non si è più presentato in ospedale.

I genitori, convocati dai medici, hanno apertamente appoggiato la sua scelta di non sottoporsi più alla chemioterapia ma di curarsi con metodi naturali, ad esempio quelli sostenuti da un gruppo di nativi americani, Nemenhah (www.nemenhah.org). Hanno affermato con decisione che, nonostante abbia appena 13 anni, dovrebbe essere Daniel a decidere cosa sia meglio per lui. In effetti le cure naturali iniziate stavano dando, a detta della madre di Daniel, degli ottimi effetti ed il ragazzo stava visibilmente migliorando giorno dopo giorno.

Ma l’oncologo che ha in cura il ragazzo non ci sta e minaccia i genitori affermando che, sottoponendosi alla chemioterapia, Daniel avrà il 90% di possibilità di sopravvivere; in caso contrario «quasi sicuramente morirà». I genitori, Coleen e Anthony Hauser si rifiutano di sottoporre il ragazzo al trattamento e così il personale medico li denuncia. I due sono chiamati a comparire davanti al giudice. Ma ecco che - colpo di scena - dal giudice si presenta solo il padre, dicendo di non sapere dove siano madre e figlio, che hanno, nel frattempo, fatto perdere le loro tracce.

Il giudice allora spicca un mandato d'arresto nei confronti della madre ed affida il ragazzo all’assistenza sociale.

Da quel momento inizia la caccia ai due fuggiaschi, rei di essersi sottratti alla chemioterapia coatta. La fuga dura una settimana; madre e figlio vagano nel sud della California, probabilmente cercando di entrare in Messico dove vi sono molte opportunità di cure alternative, considerate da anni illegali sul territorio americano, come l’Essiac (http://www.essiacinc.com) o il metodo Hoxsey (http://www.cancure.org/hoxsey_clinic.htm).

Tuttavia, vista la piega che stava prendendo la faccenda, con la grancassa mediatica dedicata al caso, evidentemente rinunciano a tentare di passare il confine federale per non peggiorare la propria situazione, che avrebbe portato all’arresto della madre ed all’allontanamento di David dalla famiglia. Decidono quindi di ritornare a casa, affiancati da un avvocato che li aiuta ad affrontare la vicenda legale, patteggiando con il tribunale la sospensione del mandato d’arresto nei confronti della madre se Daniel si lascerà visitare da un oncologo.

Così è stato e naturalmente il dottor Michael Richards, da cui è stato prontamente visitato il ragazzo, ha puntualmente affermato che il tumore nel petto di Daniel era notevolmente aumentato da quando aveva terminato il primo ciclo di chemioterapia in febbraio. Il medico ha anche aggiunto che tale secondo ciclo «avrebbe dovuto» migliorare la situazione visto che il primo ciclo aveva avuto un buon risultato, ma, che se «così non fosse stato», si sarebbe dovuto passare a protocolli più forti o a nuovi piani terapeutici. I medici hanno anche escluso di accogliere la richiesta, avanzata dalla famiglia Hauser, di sospendere per periodi più lunghi la chemio, in quanto ciò potrebbe rendere il tumore chemio-resistente.

I genitori e Daniel stesso sono stati quindi costretti ad abiurare pubblicamente davanti alle telecamere al loro proposito di affidarsi a cure alternative, rinunciando espressamente alle medicine tradizionali dei nativi americani per le quali intendevano optare per contrastare il tumore di Daniel.

Così Daniel ha dovuto sottoporsi - pena il ricovero coatto ed il distacco dalla famiglia - al secondo ciclo di chemioterapia presso l’ospedale pediatrico di Minneapolis.

Inoltre, visto che né lui né la madre appaiono convinti di quanto sono stati costretti a scegliere, sono sotto stretta sorveglianza da parte della polizia e dei servizi sociali della Brown County.

Fin qui la cronaca recentissima.

Naturalmente sui media americani e sui siti web è divampata la polemica libertà si-libertà no, diritti del malato e obblighi dei genitori e chi più ne ha più ne metta.

Tutto ragionevole e verosimile, con motivazioni valide da una parte e dall’altra.

Il tutto però sempre eludente un aspetto fondamentale: la questione della possibile validità delle cure cosiddette «alternative», che non viene mai presa in seria considerazione.

In estrema sintesi la maggior parte dei commentatori sostiene che sì, un adulto dovrebbe avere la libertà di terapia anche se non efficace, ma che un ragazzino no, perché non in grado di decidere autonomamente. Ma ci sono i genitori che lo hanno fatto per lui, dicono gli altri. No, non basta, perché loro si affidano ad improbabili cure «alternative» che farebbero morire il ragazzo.

Ma qualcuno si è degnato di andare ad indagare se le cure cosiddette «alternative» siano più o meno dannose o più o meno «efficaci» delle cure ufficiali, che in questo caso vengono addirittura somministrate in maniera coercitiva?

Nessuno. Si parte dal pregiudizio che, non essendo riconosciute dalla Associazione Medica Americana, non possano tout-court essere valide.

Eppure di casi come quello di Daniel ve ne sono stati altri in passato qui negli USA, a partire da quello di Billy Best, anche lui con una diagnosi di linfoma Hodgkin a sedici anni, anche lui costretto a sottoporsi alla chemio. Ma dopo quattro cicli di chemioterapia, che lo avevano quasi ucciso - come lui stesso racconta - Billy decise che ne aveva abbastanza.

Così pensò bene di scappare da genitori e da medici e, aiutato da persone che conoscevano altri percorsi curativi, iniziò delle terapie naturali ed una alimentazione appropriata che lo portarono alla guarigione in breve tempo. Questo quindici anni fa; oggi Billy Best è vivo e sta bene, con buona pace del medico che gli aveva garantito morte certa se non si fosse lasciato sottoporre alla chemioterapia.

«I dottori mi dicevano che c’erano solo tre modi per guarire dal cancro: chirurgia, chemio e radio. Mi volevano togliere anche la milza, nonostante non fosse stata colpita dal male. Mi dissi che se Dio me l’aveva data, qualche ragione c’era. Così lasciai un biglietto ai miei dicendo loro che me ne andavo perché la chemio mi stava uccidendo invece di aiutarmi». (http://www.naturalnews.com/podcasts/InterviewBillyBest.mp3)

Ma i genitori gli risposero che se fosse tornato a casa non sarebbe stato costretto a fare la chemio dato che c’erano altri metodi per affrontare il suo male. Così Billy tornò a casa ed iniziò una dieta priva di carne rossa, di farina, di zucchero, latte e derivati, mangiando prevalentemente vegetali biologici ed utilizzando un potente rimedio naturale, l’Essiac (http://www.essiacinc.com) in grado di eliminare le tossine del corpo. Billy usò anche il 714X (http://www.billybest.net/714X.htm) che guarì la sua malattia in appena due mesi e mezzo.

Pensare che il suo medico gli aveva detto che le sue probabilità di sopravvivenza senza chemioterapia erano inferiori al 5%!
Intervistato oggi sulla vicenda di Daniel, Billy Best oltre a sorprendersi dell’atteggiamento del Tribunale - nel suo caso ebbe parere favorevole nel lontano 1994 - ribadisce che ancora oggi rifiuterebbe senza esitazioni il trattamento.

Ciò detto, cosa dobbiamo pensare di tutta la vicenda?

Ebbene, a mio avviso, in un caso come questo la questione non è tanto - o, meglio, non è solo - se il nostro teenager abbia o meno il diritto di scegliere per sé la cura che ritiene più consona alle sue idee e valutazioni. Il problema è decisamente mal posto.

Infatti, a prescindere dal fatto che, come dicono i medici, la chemioterapia «possa» avere una elevata efficacia sui giovanissimi (mentre il tasso di sopravvivenza degli adulti a cinque anni non supera il 3%), il vero problema è che la medicina cosiddetta alternativa non viene considerata di fatto una… alternativa. E questo a causa dell’ostracismo e della ridicolizzazione messa in atto da decenni da parte della medicina ufficiale - negli USA dalle potentissime AMA e FDA - di ogni metodo che non rientri nella «sacra triade»: chirurgia, chemioterapia, radioterapia.

Mettendo all’indice, con una pervicacia e violenza in tutto e per tutto simile a quella praticata nel passato dalla Santa Inquisizione, qualsiasi percorso curativo che non venga «benedetto» dall’establishment medico. Questo stato di cose ha di fatto impedito che fossero resi noti al grande pubblico dei dati scientifici «oggettivi» sui risultati delle terapie ufficiali confrontati con quelle… «eretiche».

Pertanto la diatriba libertà sì-libertà no dei due schieramenti è falsata alla base da questa fondamentale mancanza.
Non si può scegliere se non si conosce.

La libertà nasce solo dalla possibilità di disporre di dati adeguati per esprimere un giudizio. Ed i dati sono oggi falsati da una parte (medicina ufficiale) ed ignoti ai più dall’altra (medicina alternativa).

Solo un atteggiamento autenticamente scientifico che consenta di produrre sperimentazioni coerenti dei vari metodi curativi, ufficiali ed alternativi, potrebbe dare luogo ad una reale possibilità di scelta.

Fino a quel momento la libertà di scelta sarà solo una bella parola senza contenuto.

Piero Cammerinesi per
EFFEDIEFFE.com
(giornalista italiano, vive e lavora a Los Angeles)



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