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venerdì, novembre 13, 2009

Le nanoparticelle danneggiano il D.N.A. a distanza

Le particelle di cromo-cobalto possono causare danni al Dna anche se non entrano fisicamente in contatto con le cellule. La scoperta su Nature Nanotechnology

Le nanoparticelle riescono a danneggiare il Dna di cellule protette da una barriera – costituita da membrane cellulari – senza doverla fisicamente oltrepassare, ma attraverso una cascata di segnali chimici. Lo si legge su Nature Nanotechnology, in uno studio coordinato da Gevdeep Bhabra del Bristol Implant Research Centre (Gb), che porta alla luce un nuovo rischio legato alle nanotecnologie, ma anche l’opportunità di sfruttarle in un modo innovativo.

Ormai le nanoparticelle sono ampiamente utilizzate. In campo chirurgico, per esempio, sono parte integrante di protesi e impianti. Le ricerche condotte finora sui rischi delle nanoparticelle, però, riguardano soprattutto gli effetti di un’esposizione diretta, mentre molto poco si sa di cosa possa causare l’esposizione indiretta. In questo nuovo studio, i ricercatori si sono chiesti se una barriera cellulare fosse in grado di proteggere le cellule dall’azione di nanoparticelle costituite da cromo e cobalto, presenti nei tessuti dei vestiti e nelle protesi ortopediche. Bhabra e colleghi hanno quindi frapposto una barriera multistrato tra nanoparticelle di cromo-cobalto (in quantità migliaia di volte superiori a quelle con cui veniamo in contatto normalmente) e una coltura di fibroblasti umani (cellule del tessuto connettivo).

Sebbene le nanoparticelle non siano riuscite ad attraversare la membrana, i fibroblasti hanno subito mutazioni al Dna dieci volte di più rispetto ai fibroblasti di controllo. Secondo gli studiosi, l’effetto si deve ai segnali chimici tra la membrana cellulare e i fibroblasti. Interrotte le vie di comunicazione tra questi, infatti, il tasso di danni al Dna è tornato nella norma.

C’è però anche un risvolto positivo della scoperta: “Se la barriera del corpo umano lavora in questo modo, - si chiedono i ricercatori - possiamo far arrivare l’azione di nuovi farmaci alle cellule senza entrare fisicamente nel corpo?” Aspettando che nuovi studi diano una risposta a questa domanda, secondo gli autori al momento non c’è motivo di ritenere che le quantità di nanoparticelle a cui siamo esposti rappresenti un pericolo per la salute; lo studio deve però servire da monito affinché siano considerati tutti i rischi, anche quelli indiretti. (m.s.)

Riferimento: DOI: 10.1038/NNANO.2009.313

Fonte: Galileonet.it





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CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì, febbraio 02, 2009

Smart dust: il governo ti terrà d'occhio (art. di Enkidu)

La smart dust è polvere "intelligente" collegata in un network. Queste microscopiche macchine (dell'ordine di grandezza di un millimetro cubo) messe in comunicazione mediante un sistema wireless capaci di rilevare (per esempio) luce, temperatura oppure vibrazioni. In teoria, dovrebbero essere usate a scopi civili, ma tutti noi sappiamo bene che tutte le grandi invenzioni vengono impiegate sempre prima per scopi militari e solo successivamente per scopi civili. Questo è vero per l'energia atomica, per i computers, per Internet e per i satelliti. Tutte cose intorno a noi che si sono evolute dalle loro controparti militari e non viceversa.

I recenti sviluppi delle nanotecnologie certamente renderanno (o forse hanno già reso) possibile l'impiego della smart dust su larga scala. Questi minitrasmettitori possono affidarsi a mini batterie di vari tipi. E' emerso anche di recente che queste nanomacchine potrebbero venire sviluppate di pari passo con nuove tecnologie di manipolazione genetica, per “integrare al meglio” o.g.m. e nano macchine in un'unica forma. Ricordiamo che gli o.g.m. di cui stiamo parlando non sono la frutta e la verdura modificate per volere della sinarchia, ma batteri e piccoli insetti. Il progetto mira a generare insetti in grado di “ospitare”, come un parassita, queste nanomacchine di ultima generazione. In questo modo i granelli di smart dust, ossia le macchine, possono venire integrate con esseri viventi (anche una mosca andrebbe bene).

Il risultato sarebbe un qualcosa di mostruoso, un ibrido essere vivente-macchina che rientra a mala pena nella categoria dei “cyborg”. In questo modo la smart dust, con tutto il suo potere di inviare e ricevere informazioni, potrebbe essere integrata su un insetto. L'insetto, a sua volta, potrebbe essere stato “progettato” con sofisticate manipolazioni genetiche per comportarsi in un certo modo. Sembra impossibile, ma ormai la tecnologia per questi fini esiste. Non c'è dubbio che quelli che sono in grado di adoperarla lo faranno anche a costo di grandi investimenti, perché avranno un incremento esponenziale del loro potere. Nanomacchine di questo tipo potranno non essere potentissime, ma la loro forza è nel fatto che possono integrare sensori di vario tipo, come un micro-processore ed una ricetrasmittente in un millimetro cubo. Di sicuro non saranno potenti come i supercomputer della N.A.S.A. e nemmeno come il vostro computer domestico.

Non possono accedere ad Internet né guardare i Divx, ma possono spiarvi e trasmettere in un ampio raggio informazioni su di voi. Vi immaginate di essere spiati da qualcosa che riuscite a vedere a malapena? Oppure di avere attorno a voi una mosca che serve da tracciante per chi vi vuole eliminare? Le mosche possono essere progettate per seguire esclusivamente l'odore degli uomini e comunicare la loro posizione via radio. Se vi va bene, lo diranno alla C.I.A., se vi va male, alle bombe intelligenti.
La
robotica degli sciami permetterà a tutte queste nanomacchine di funzionare come un'unica mente ed un unico corpo. E' una rete neurale creata per il controllo totale. Probabilmente nemmeno i progettisti di queste macchine conoscono tutti i loro potenziali usi. Qualcosa è certo: questa polvere "intelligente” non lavorerà certo per la nostra sicurezza.

Abbiamo visto tanti film in cui i servizi segreti spiano la gente usando microspie e noi abbiamo sempre pensato che un giorno succederà: quel giorno è arrivato purtroppo.


Fonte:
La nuova era


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lunedì, dicembre 08, 2008

Studio rivela che i nanotubi di carbonio possono causare il cancro

Un nuovo studio condotto da una squadra di scienziati del Regno Unito e degli Stati Uniti ha svelato il potenziale carcinogeno di alcuni nanotubi di carbonio. In uno studio pubblicato il 20 maggio su Nature Nanotechnology, i ricercatori descrivono le caratteristiche simili all'amianto dei nanotubi lunghi ed a parete multipla (MWCNT), quando vengono inalati in quantità sufficiente.

Al fine di analizzare il potenziale di rischio sono stati iniettati nella cavità addominale di alcuni topi dei nanotubi lunghi e corti, delle fibre di amianto lunghe e corte, e anche del nerofumo. "I risultati sono chiari," ha detto il prof. Kenneth Donaldson, co-autore dello studio e direttore della ricerca all'università di Edimburgo (Regno Unito). "I nanotubi di carbonio lunghi e sottili hanno mostrato gli stessi effetti delle fibre lunghe e sottili di amianto", hanno cioè il potenziale di causare il mesotelioma.

Il mesotelioma è un cancro della pleura che può impiegare da 30 a 40 anni per comparire dopo che una persona è stata esposta a una sostanza nociva. Negli anni quaranta del secolo scorso si è scoperto che l'amianto causa il mesotelioma e persino oggi, dopo che il suo uso è stato drasticamente ridotto, i tumori imputabili all'amianto probabilmente continueranno ad apparire ancora per diversi decenni.

Questo studio ha ora sollevato le stesse preoccupazioni in relazione ai MWCNT. Tuttavia, alcune domande non hanno ancora ricevuto risposta, dice il prof. Donaldson: "Ancora non sappiamo se i nanotubi di carbonio possono essere trasportati dall'aria ed essere inalati, o se, una volta raggiunti i polmoni, essi possono farsi strada fino alla vulnerabile pleura esterna. Ma se riescono ad arrivare lì in quantità sufficiente, c'è la possibilità che qualcuno sviluppi un cancro, forse alcuni decenni dopo aver inalato il materiale."

Il dott. Andrew Maynard, un altro co-autore dello studio e capo consulente scientifico per il Progetto sulle Nanotecnologie emergenti, ritiene che l'industria come anche i legislatori devono reagire rapidamente a questa minaccia. I luoghi di lavoro ed i prodotti devono essere resi sicuri, mentre da una prospettiva politica "dobbiamo assicurarci che tutto sia pronto per permetterci di trarre realmente vantaggio da una tecnologia assolutamente incredibile nel modo più sicuro possibile", ha affermato il dott. Maynard.

"Abbiamo bisogno di politiche che garantiscano che vengono effettuate le ricerche idonee, in modo da permetterci di capire non solo ciò che rende alcuni nanotubi nocivi, ma anche come produrli in modo sicuro. E una delle cose evidenziate dalle ultime ricerche è il fatto che è possibile produrre nanotubi sicuri, certamente per quanto riguarda l'insorgenza del mesotelioma.

"Questo è un segnale d'allarme per la nanotecnologia in generale e per i nanotubi in carbonio in particolare", ha aggiunto il dott. Maynard. "Come società non ci possiamo permettere di non sfruttare questo materiale incredibile, ma non ci possiamo permettere nemmeno di sbagliare, come abbiamo fatto con l'amianto".

I MWCNT sono costituiti da strati multipli concentrici di grafite o da uno strato singolo di grafite arrotolato su se stesso molte volte. Essi producono materiali compositi estremamente leggeri ma robusti e vengono attualmente impiegati nell'industria automobilistica, nella fabbricazione dei circuiti integrati, nell'elettronica e nelle attrezzature sportive.

I campi di applicazione futuri sono ampi e includono catalizzatori, celle solari, batterie, celle a combustibile e sensori oltre a innovativi materiali di rivestimento in campo medico e nuovi farmaci.


Fonte: Cordis (27/05/2008)




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venerdì, ottobre 10, 2008

Gandalf è una creatura DARPA

Nessuno deve saperne nulla al di fuori degli USA e gli americani, per saperne qualcosa, debbono avere il nulla osta. Ma qualcosa trapela: DARPA avvia un progetto fin qui riservatissimo.


Roma - Non è molto quel che si ricava dall'
annuncio ufficiale: "Gandalf è un programma di tecnologia avanzata per lo sviluppo e la dimostrazione di ricerche in campo di geolocation e identificazione dei punti di emittenza di trasmettitori radio per segnali di specifico interesse. L'obiettivo finale è porre degli apparecchi palmari in condizione di localizzare e individuare segnali radio di interesse nell'ambito del programma. Gli obiettivi specifici e le performance associate alle rispettive attività per il programma Gandalf sono dati classificati".

Che il progetto del DARPA, il braccio tecnologico del Pentagono, sia in itinere è evidente dalla sua
presenza sul sito dedicato alle Federal Business Opportunities, utilizzato dagli States per pubblicare i bandi di gara con cui il governo si approvvigiona di prodotti e servizi. Tra i contractor già è elencata un'azienda, la QUASAR FEDERAL SYSTEMS, INC., dalla piuttosto enigmatica ragione sociale e dalla home page apparentemente innocua ma che sembra abbracciare, nel campo Federal Systems, tecnologie avanzate.

Wired
lo descrive come un sistema adibito semplicemente a sorvegliare "nemici attraverso i telefoni che usano". Sembrerebbe - ipotizza invece un ex-ufficiale della Marina che si vogliano sviluppare dei "palmarini" che, sfoderati al momento opportuno, possano accerchiare un obiettivo e, collegati tra loro, possano individuarlo e, volendo, possano "inseguirlo". L'ufficiale sostiene che "Questo tipo di attività viene abitualmente svolto con l'ausilio di aerei da sorveglianza e/o droni. Questa novità sembra concepita per quegli scenari dove aerei e droni non possono essere impiegati, per esempio se le autorità locali non dovessero essere a conoscenza di una eventuale operazione in corso". Non c'è molto altro. Né potrebbe essere diversamente, essendo tutta la documentazione coperta da segreto militare.


Fonte: Punto Informatico



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domenica, ottobre 05, 2008

Smart dust: dallo spionaggio industriale al controllo globale

Polvere intelligente, monitoraggi su Internet, due diligence finanziarie ed una fitta rete di insiders


Tradiscono addetti alle pulizie, magazzinieri e segretarie. Tradiscono tecnici di laboratorio e ricercatori, assistenti e fornitori, amici e concorrenti. In cima alla catena di controllo, tradiscono dirigenti, amministratori delegati e direttori generali. Tutti potenziali traditori di tutti. Il dipendente che mette le mani su un brevetto, sottrae informazioni e la fa franca può costare carissimo alle aziende. Cifre esatte sullo spionaggio industriale non esistono, ma gli incidenti sono all'ordine del giorno. In Italia i professionisti di livello sono un centinaio, tutti a libro paga delle principali società quotate. Vengono dalle forze dell'ordine, qualcuno dai servizi segreti, i più si sono fatti da soli, specializzandosi all'estero. Chi al College of criminal justice di Boston, dove si tengono corsi in "white collar crimes" e "risk management"; chi in Europa, a Parigi o Harvard, dove si studiano case history dei guru dell'intelligence.


"Capita di continuo: informazioni strategiche sottratte alle aziende da rivali senza scrupoli che hanno assoldato agenzie investigative disposte ad assecondare ogni richiesta", ammette Sergio Pivato, docente di Economia e direttore dello Space Bocconi (Centro europeo per gli studi sulla protezione aziendale). "Ma i furti di brevetto avvengono anche per negligenza: basta dimenticare acceso il pc, trascurare di cambiare la password di accesso ogni 15 giorni, oppure farsi soffiare la valigetta con il portatile". A questo si aggiunge il competitive intelligence, lo spionaggio attuato per controllare le mosse della concorrenza. Legale e profittevole. Un'attività che serve, per esempio, a decidere se investire su un'azienda ad alto contenuto tecnologico situata in un Paese con un regime instabile. Valutazioni di questo tipo, in Italia, sono merce rara. In fatto di investigazioni i colossi stanno Oltreoceano.

Come Kroll, la multinazionale dello spionaggio assoldata da Enrico Bondi per Parmalat. Fondata nel 1972, la società newyorkese conta filiali in mezzo mondo, 2.416 dipendenti e 485 milioni di dollari di entrate operative. Ai tempi d'oro di Wall Street, con le analisi finanziarie, è diventata una leggenda. Al suo livello lavorano solo Decision strategies e Control risk. Negli anni la società, che ha sempre avuto un'impostazione aggressiva, ha attraversato diverse crisi di reputazione da cui si è puntualmente ripresa. In Sudamerica è stata assoldata da Brazil Telecom per sorvegliare i dirigenti Telecom Italia, ma l'operazione si è conclusa con la denuncia del chief executive officer Carla Cico, la chiusura della sede e l'arresto per spionaggio dell'agente Thiago Verdial. Kroll comunque arriva dove gli altri non arrivano. Riesce a scoprire chi si nasconde dietro fiduciarie e società offshore. Scova il prestanome di turno e gli strappa informazioni. Oppure punta diritto sul rappresentante legale.

Quando è sbarcata in Francia, Kroll ha provocato l'allarme dei servizi segreti, che hanno sempre considerato la società uno strumento dello spionaggio statunitense applicato al mondo delle aziende e dei segreti industriali. E forse non a torto. Molti concorrenti non apprezzano i metodi di Kroll. "Nelle indagini hanno successo perché non si fanno scrupoli. Ma hanno commesso errori che sono costati la chiusura di varie filiali. In Italia stanno lavorando senza licenza; alcuni agenti, poi, sono molto chiacchierati", dice al Mondo un agente della Decision strategies. Effettivamente in Italia, dove ha indagato su Telecom, Tecnosistemi, Milano mare e per conto degli eredi di Calvi, Kroll si è dimostrata all'altezza della sua fama solo con l'operazione Parmalat, che ha restituito a Bondi una parte del tesoro nascosto di Calisto Tanzi. Ma come si muove Kroll? "Raccolgono dati aggiornati in tempo reale. Scremano le informazioni rilevanti da quelle inutili e formano un dossier", spiega Danilo Bruschi, docente di sistemi informativi e sicurezza dei calcolatori al Politecnico di Milano. "Possono contare su una fitta rete di insider: consulenti, studi legali, direttori di banca, tecnici informatici e hacker. Le fonti non sono mai un problema. Accedono a bilanci, comunicazioni interne, rapporti su fornitori e clienti, note curricolari. Fanno sopralluoghi negli uffici, se serve rovistano nei cestini e nei sacchi della spazzatura. Consultano i registri degli ordini, gli albi, studiano la reputazione del management, stilano perizie sui prodotti. E vanno alle fiere per osservare da vicino i concorrenti".

A questa analisi preliminare ne segue una seconda, più delicata, della due diligence e delle interrogazioni bancarie mirate. "Kroll con le banche ha un rapporto di dare e avere: passa ai direttori informazioni e ne ottiene altre in cambio. Se il risultato non arriva, utilizza altri metodi, non sempre cristallini", dice Ernesto Savona, docente di criminologia all' università Cattolica di Milano. "Il denaro lascia sempre una traccia", aggiunge. Solo nell'ultima fase scattano i pedinamenti, le intercettazioni ambientali e telefoniche. I tempi di preparazione dei rapporti variano: le informazioni sulla stabilità di un Paese sono aggiornate continuamente, e quindi sempre disponibili. Il resto dipende dall'urgenza del cliente. Naturalmente questa è solo la parte più elementare dell'attività di intelligence.

Per tutte le agenzie investigative Internet è una miniera di informazioni. Si parte con le banche dati: Dialog e Datastar, gli archivi dell'agenzia giornalistica Reuters, il Cerved per le visure societarie. Nelle indagini di competitive intelligence è fondamentale la consultazione della Banca dei brevetti, che rivela le mosse della concorrenza. Anche se i gruppi più grossi hanno imparato a depistare i competitors depositando brevetti inutili. Poi c'è l'hidden Internet, l'insieme delle informazioni che si trovano nei forum, nei news group o nelle chat. In questo caso si tratta di capire chi si nasconde dietro un nickname. Si sono modificate le regole di attacco e difesa al punto che anche le tecnologie militari sono diventate di pubblico dominio. Fino a un paio di anni fa, Carnivore era uno dei più potenti strumenti informatici della C.I.A. Installato sul canale entrante di un provider, ricostruiva schermata dopo schermata la navigazione di un utente. Oggi è solo uno dei tanti software pirata. "Sempre che non vi sia stata sottrazione fisica di materiale, la maggior parte dei casi di spionaggio industriale dipende da un baco del software", precisa Bruschi. "La cosa diventa grave quando questi programmi risiedono dentro computers collegati ad Internet: allora posso infilarci dentro qualsiasi cosa".

Il danno d'immagine arrecato da un'intrusione informatica può far fibrillare la Borsa. Nel 2000 Amazon ha subito un "denial of service attack", una tecnica comunemente impiegata come strumento di concorrenza sleale. Il server, intasato dalle richieste inviate via Web, si è bloccato, e nel giro di qualche ora il titolo ha accusato al Nasdaq una flessione del 30%. I manuali di business intelligence dicono che la difesa informatica va organizzata su tre livelli: prevenzione, rilevamento e risposta. Per ogni passaggio esistono software adatti. Ma chi lo fa veramente? Di sicuro Fiat, Telecom, Enel, Pirelli e Rfi (Rete ferroviaria italiana), che sono costrette a dotarsi di dispositivi di protezione per ragioni di national security. Ma sono un'eccezione e comunque potrebbe non bastare. In Italia vivono almeno cento persone capaci di bucare gli scudi elettronici di queste aziende.

Sono specialisti in "information gathering" la raccolta di notizie sui sistemi di protezione. Se i dispositivi di difesa non sono perfettamente allineati, individuano subito un varco. Altrimenti aspettano l'errore umano: c' è sempre una password o un codice che non viene aggiornato al momento giusto. Servono solo soldi, tempo e lavoro di squadra. Maurizio Decina, docente di telecomunicazioni al Politecnico di Milano, si occupa di sicurezza infrastrutturale, e non scherza quando dice che nessuna azienda può dormire sonni tranquilli. Lui, per esempio, sostiene di poter arrivare ovunque. Con la sua società, la Ict consulting, effettua test di intrusione per conto dei principali gruppi quotati. "La tecnologia da sola è inutile", dice. "Sono gli uomini a fare la differenza". La tesi è che, senza i guardiani giusti, anche l'unità di crisi milanese di Telecom, il centro ricerche Fiat di Orbassano (Torino) o i laboratori Pirelli della Bicocca potrebbero essere violati dall'esterno.

È una questione statistica. I mastini di Telecom guidati da Giuliano Tavaroli, numero uno della security italiana, solo in un mese hanno ricevuto e respinto 26 milioni di attacchi esterni. Il crescente impiego di tecnologie militari nelle azioni di spionaggio industriale complica le cose. "La smart dust, o polvere intelligente, è una sofisticata rete di microcomputer grandi appena qualche millimetro cubico", afferma Decina. "Installano visori ad alta definizione, sensori audio e sniffer in grado di riconoscere odori e comunicare informazioni via onde radio. Si autoalimentano con le vibrazioni o il calore. Disseminati su un'area vasta quanto la Lombardia, ne garantiscono il controllo totale". L'esercito americano ha usato la polvere intelligente in Afghanistan e Iraq. Ma un privato può ordinarla al prezzo di poche decine di dollari (nel 2004 - n.d.r.) alla Crossbow o alla Smartdust corporation di Berkeley.

Appena qualche centesimo costano le smart tag, le etichette intelligenti a radiofrequenza che entro il 2008 sostituiranno i codici a barre. Posizionate all'interno di un pc o di una penna, arriveranno presto a trasmettere grandi quantità di informazioni. Un brutto affare per le aziende globali. Laser per l'intercettazione vocale, microfoni e microtelecamere, invece, fanno parte del corredo di qualsiasi agenzia investigativa. Tra i siti specializzati non c'è che l'imbarazzo della scelta. Forse i tempi di Echelon sono finiti. O forse tutti danno per scontato di essere spiati dai satelliti del blocco anglosassone. Nel 1995, fax e telefonate tra il consorzio europeo Airbus e le aerolinee saudite furono utilizzati per far vincere un bando di gara da 6 miliardi di dollari alla Boeing. In quell'occasione il dipartimento del Commercio U.S.A. passò informazioni alle aziende statunitensi, che soffiarono un appalto d'oro ai concorrenti europei. "I furti di brevetto avvengono anche per negligenza basta dimenticare di spegnere il computer" "Kroll, con le banche, ha un rapporto di dare e avere: Passa Informazioni e ne riceve in cambio" "La maggior parte dei casi di spionaggio industriale dipende da un baco del software".


Da Il mondo del 17/12/2004
http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=5987

di Matteo Scanni

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sabato, settembre 27, 2008

Il “metodo scientifico” come paravento dei vigliacchi


Un'altra estate è trascorsa sotto un cielo solcato da profonde ferite: le ormai famigerate chemtrails.

Di fronte ad una sempre più invasiva campagna di disinformazione volta a "normalizzare" l’orrore e nella quale sono coinvolti a vario livello media, pubblicitari, produttori cinematografici e televisivi, "scienziati", militari, “meteorologi”, piloti, etc., la questione scie chimiche sta rischiando di scivolare sempre più nella "leggenda", grazie anche alle nuove tecniche di dissimulazione adottate dagli
avvelenatori in questi mesi con sempre maggiore frequenza al fine di nascondere agli occhi non attenti le attività di irrorazione clandestina.

Si è affermato più volte che le operazioni di aerosol si sono ultimamente concentrate nelle ore notturne e, durante il giorno, si è privilegiato un intenso uso di scie di tipo non persistente, con elementi dispersi a quote superiori. Gli aerei, nascosti dalle nebbie chimiche o dai fronti nuvolosi creati ad hoc durante la notte, hanno così potuto agire indisturbati.

Nel frattempo anche il C.I.C.A.P., attraverso i suoi coordinatori, si è schierato ufficialmente con i negazionisti per tentare in tutti i modi di rendere inoffensivi coloro che, come noi, lavorano per la diffusione di informazioni vitali. Non è comunque di codeste nullità che vogliamo occuparci, in quanto a noi preme riportare
dati obiettivi e, al contrario dei disinformatori, non ci perdiamo in inutili arrampicate sugli specchi senza ventose. Noi portiamo una mole enorme di dati, documenti e studi, mentre i cicappini possono solo impelagarsi in sofismi e paralogismi.

Ci siamo più volte soffermati sulla correlazione tra le scie chimiche e la presenza di polimeri di origine nanotecnologica, usati con lo scopo di trasportare su ampie aree gli elementi dispersi, tra i quali, come sappiamo, si annoverano alluminio, bario, titanio, rame, quarzo, carbonato di calcio, litio, silice, cesio, stronzio, torio, smartdust (polvere “intelligente”), oltre che agenti biologici modificati.

I riscontri, oltre all'aspetto ormai irriconoscibile dei nostri cieli, esistono. Basta osservare ed indagare seriamente.

I
polimeri di ricaduta possono essere reperiti sulle piante, appesi ai cornicioni degli edifici, sui cavi della luce, sugli stenditoi della biancheria etc. La struttura di questi filamenti di polimeri e la loro natura estremamente appiccicosa li rende un veicolo perfetto per gli elementi dispersi in atmosfera da velivoli non identificati che, per ovvie ragioni (durante alcune "missioni" i prodotti rilasciati devono depositarsi al suolo sulle aree designate, in genere zone densamente popolate o campi coltivati), sorvolano i centri abitati a bassa quota.

La smartdust, causa del morbo di Morgellons, insieme con le fibre di polimeri, si può osservare in certe condizioni di luce radente. Anche i filamenti di polimeri possono venire scorti, mentre fluttuano in aria, prima di cadere al suolo in condizioni di luce simili (al tramonto o all'alba, contro sole).



Una volta sottoposti ad un esame microscopico, i
filamenti di polimeri mostrano una struttura che non ha alcuna attinenza con le tele di ragno e se analizzati, mostrano una composizione non organica (proteine), ma di origine artificiale. In molti continuano, non si capisce se in buona fede o meno, ad affermare che il Morbo di Morgellons non esiste e che questa grave patologia è frutto di fantasie "cospirazioniste". In altri casi si asserisce, erroneamente, che il Morgellons è in realtà una sindrome parassitaria che ha addirittura origine nel XVII secolo. Eppure la classe medica italiana è al corrente della reale situazione epidemiologica anche nel nostro paese e si interroga sulle possibili cure per questo male. Infatti, sul sito Web edott.it è stato inserito un articolo con visione riservata ai soli medici (http://www.edott.it/SanitaQuotidiana/12-12-2007/Fili-colorati-sulla-pelle--il-mistero-di-Morgellons.aspx ). Non si era dichiarato che il Morgellons non esiste? Non si era affermato con sicumera che non esistono casi di Morgellons in Italia? Allora per quale motivo talune informazioni non sono leggibili da tutti? Che cosa si intende occultare?

Intanto, senza andare troppo lontano, basta constatare come i prodotti della terra (in aree interessate dalle irrorazioni) abbiano subìto tutti, in un modo o nell'altro danni considerevoli. Guardate, ad esempio, questi limoni.

La presenza di bario, stronzio ed alluminio, oltre che di litio ed di altri elementi dannosi per la salute è stata evidenziata da diverse
analisi eseguite su campioni di acqua piovana, terreno, piante, etc. è confermata anche dalla lettura delle etichette di acqua minerale. Questi elementi non erano assolutamente presenti tra i residui in tracce delle acque minerali di 5-10 anni fa. Sul tema delle analisi al suolo o delle acque si leggono sempre le stesse balzane attestazioni di "scienziati" che adottano il comodo sistema dei due pesi e due misure: infatti essi descrivono e denunciano la situazione di reale inquinamento ambientale dovuta a polveri di nanoparticelle metalliche, rilevate in atmosfera ed al suolo nelle aree circostanti basi militari o inceneritori. Nel caso delle chemtrails, invece, più volte costoro hanno sostenuto che i dati che evidenziano metalli pesanti in acqua, suolo e piante delle aree sottoposte ad irrorazione, non sono attendibili, in quanto non direttamente collegabili agli aerosol indotti. Essi, in quel caso e solo in quello, sono intransigenti e proclamano la necessità di prelievo direttamente nelle scie chimiche, in quota. Due pesi e due misure, appunto, per tirarsi fuori (anche loro come altri "scienziati") dalla ingombrante questione chemtrails, per non vedere la loro reputazione di ambientalisti della domenica contaminata dall’accostamento con i ricercatori indipendenti che osano studiare le scie chimiche.

E' quindi chiaro che certe giustificazioni sono solo un ben poco originale mezzo utile a dissociarsi da ricercatori liberi o da argomenti scomodi, fornendo così, però, vitale ossigeno ai disinformatori (pagati da noi contribuenti) che non lesinano insulti diffamanti con un solo scopo, ovvero fare terra bruciata intorno a chi ha a cuore una sola cosa: la verità.

Se è questo il metodo scientifico tanto sbandierato dai soliti noti, allora ne facciamo davvero a meno.


Fonte: TankerEnemy.com

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venerdì, aprile 25, 2008

L’Aeronautica militare ti vuole L.O.V.: diffusione aerea di impianti biologici nel cibo, nell’acqua, nell’aria (di C. W. Palit - Prima parte)

L'articolo che abbiamo tradotto è stato elaborato da una ricercatrice sagace e lungimirante del fenomeno "scie chimiche", Carolyn Williams Palit. Basandosi soprattutto sugli studi di scienziati come Castle e la Staninger e su documenti in parte declassificati, la Palit giunge a conclusioni plausibili sul vero scopo delle chemtrails, ossia il controllo della popolazione mondiale, per mezzo della distribuzione un po' in tutto il globo di microsensori che funzionano alimentati dai raggi ultravioletti. Ciò ci permette di comprendere per quale motivo gli avvelenatori stiano completando la distruzione dell'ozonosfera e di capire che, in nessun modo, essi stanno tentando di creare uno schermo contro le radiazioni solari, come ventilato ingenuamente da qualche ricercatore. Sono comunque temi illustrati dalla Palit con chiarezza ed incisività in uno studio che, senza tema di apparire iperbolici, giudichiamo fondamentale e di vitale importanza.

Bisognerebbe acquisire familiarità con il documento “Weather As a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025”, un capitolo delle previsioni future. Le persone preoccupate circa le operazioni di aerosol in tutto il mondo nell’atmosfera e definite “scie chimiche”, spesso si riferiscono a questo testo come un’evidenza in grado di dimostrare che le forze armate statunitensi sono coinvolte nelle operazioni di irrorazione per il controllo del tempo.

Izakovic Rolando, Amy Worthington e Scott Gilbert hanno esplorato il problema nei particolari. Mentre è ovvio che il tempo è manipolato con queste operazioni, le applicazioni militari attuate sono considerate di minore rilievo. Il concetto che le scie chimiche servono a ridurre il riscaldamento globale sembra essere la solita vecchia storia di copertura.

Lydia Mancini ha indagato alcuni degli aspetti delle scie chimiche in relazione al controllo mentale, ma penso di aver trovato una delle tessere finali del mosaico: l’aeronautica militare statunitense ha studiato come diffondere sensori nanometrici tra la popolazione per mezzo del cibo, dell’acqua e dell’aria, di modo che questi sensori penetrino nell’organismo.

I ricercatori hanno raccolto prove che le scie chimiche contengono non solo germi, ma anche metalli, cellule di sangue, sedativi, sostanze cristalline, sali di bario ed un tipo di fibra di polietilene e silicio.

Recentemente la dottoressa Hildegarde Staninger, tossicologa ed il dottor Michael Castle, chimico e attivista, hanno unito le loro forze per determinare se le nanofibre che fuoriescono dalla pelle dei malati di Morgellons e le nanofibre delle scie chimiche sono correlate.

I pazienti affetti da Morgellons presentano nanofibre di colori differenti che fuoriscono da piaghe che non guariscono. Le fibre di ricaduta delle scie chimiche sono simili. Sono su di te e nella tua abitazione e si possono vedere con una luce fluorescente nera. La luce ultravioletta le fa brillare. Usa anche una lente di ingrandimento, per vederle.

I filamenti, campioni di tessuto prelevati dalle vittime del Morgellons e campioni delle fibre delle chemtrails, sono stati inviati nei migliori laboratori degli Stati Uniti: AMDL Inc., ACS, Inc., MIT e Lambda Solutions. Il dottor Castle e la dottoressa Staninger hanno chiesto a questi laboratori di identificare le fibre. La dottoressa Staninger ha inoltre determinato che i filamenti del Texas coincidono con quelli analizzati in Italia.

Le fibre delle scie chimiche sono una specie di filamenti pre-Morgellons. Le fibre del Morgellons sono più sviluppate, ma sono correlate ad un tipo di nanotecnologia.

Assistiamo ad un’invasione dei tessuti umani nella forma di nanotubi, nanofili, nonostrumenti, in grado di autoassemblarsi, autoreplicarsi insieme con sensori o antenne e capaci di trasportare frammenti di D.N.A. ed R.N.A. geneticamente modificati. Queste nanomacchine proliferano in un ambiente alcalino ed usano l’energia dell’organismo, i suoi minerali ed altri elementi non identificati come alimentazione.

Esiste un’evidenza che suggerisce che queste nanomacchine ospitano al loro interno delle batterie. Si ritiene anche che siano in grado di ricevere specifiche microonde, segnali EMF ed ELF. Alcuni malati di Morgellons riferiscono che queste nanomacchine hanno una sorta di intelligenza di gruppo.

E’ possibile che le fibre delle scie chimiche diventino nanoparticelle? La dottoressa Staninger pensa di sì. Le nanoarticelle possono passare attraverso le barriere del sangue nei polmoni, entrare in circolo e raggiungere il cervello o altri organi del corpo. Jim Giles afferma: “Le nanoparticelle, piccoli grumi che potrebbero essere usati per rendere i circuiti dei computers più veloci e per migliorare l’assorbimento dei farmaci, possono raggiungere il cervello dopo essere state inalate".

La Staninger ritiene che queste nanoparticelle siano in grado di assemblarsi dopo che hanno raggiunto il cervello o altri organi. Ella afferma che noi mangiamo questa nanotecnologia. È nel cibo, nelle piante e negli animali. Ricorda anche che le nanoparticelle replicano il D.N.A. dei germi con cui vengono in contatto. Ciò determina un aumento delle malattie. Un tipo di nanofilo è implicato nella creazione di pseudo-capelli e di pseudo-pelle. Queste proteine, in grado di replicarsi, creano anche forme chimeriche, simili ad insetti o a parassiti. Nascono pure dei bambini con queste nanomacchine nel loro organismo e ciò è la prova che questa tecnologia può oltrepassare le barriere protettive.

Il dottor Castle ha stabilito che almeno 20 milioni di Statunitensi hanno questi sensori, antenne fili e strumenti nel loro organismo. Il Morgellons si diffonde con una media di mille casi al giorno. La media è destinata a crescere nei prossimi anni. Le persone che non manifestano sintomi del Morgellons possono avere comunque una malattia non conclamata. Si ritiene che il sintomo principale sia l’espulsione di fibre dalla pelle. Se non si manifestano sintomi, vuol dire che il tuo organismo si sta abituando all’aggressione.

Clifford Carnicom è uno scienziato esperto in geodetica, matematica, informatica e fisica. Ha lavorato per quindici anni con varie agenzie: DOD, Forest Service and The Bureau of Land Management. Egli studia ciò che molti ritengono essere una conseguenza delle scie chimiche, ossia l’aumento dell’alcalinità dei suoli del pianeta. Documenta l’incremento di calcio, magnesio, bario e potassio nell’acqua piovana. E’ interessante che J. Walleczck del Lawrence Berkeley Laboratory ha stabilito, nel 1991, come gli ioni di calcio favoriscano il trasporto di elettricità nelle membrane cellulari a livello molecolare.

Carnicom documenta anche che gli alti livelli di sali nei suoli sono dovuti alle scie chimiche ed essi rendono la terra più elettroconduttiva. Queste sostanze sono facilmente ionizzate dalla luce ultravioletta e stanno causando un aumento degli ioni positivi nell’atmosfera. Questo non è salutare per gli esseri viventi. Egli ha rilevato le stesse anormalità nel sangue tra i pazienti di Morgellons.

La terra e tutti i suoi abitanti sono ora un ambiente favorevole per queste nanotecnologie che prediligono un ambiente alcalino, adatto per usare la bioelettricità e per sensori, antenne e strumenti in grado di autoreplicarsi ed autogenerarsi all’interno degli organismi viventi.

Ciò ci porta ad un altro documento dell’Aeronautica denominato: “Hit ‘Em Where It Hurts: Strategic Attack in 2025”. Questo testo merita un’indagine accurata, poiché descrive come impiantare nella popolazione “invisibili sensori biologici che sono più sottili di un capello umano”, diffondendo queste macchine nel cibo, nell’acqua e nell’aria ed usando agenti umani all’uopo.


Fine prima parte - Leggi qui la seconda parte

Guarda il video di questo articolo.


TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

mercoledì, dicembre 26, 2007

Morgellons: una nuova malattia o un'arma del terrore creata dall'uomo? (articolo di Tim Swartz - traduzione di Zret)

L'articolo di Tim Swartz, di cui abbiamo tradotto la terza parte, sembra suffragare le ipotesi ventilate tempo fa, circa la natura tecnologica del morbo di Morgellons, forse un micidiale strumento per trasformare, a poco a poco, le persone in esseri cibernetici, come paventato anche da Bojs.


Morgellons e nanomacchine

Esistono dati convincenti i quali indicano che il Morgellons è associato alla tecnologia, specialmente alle nanomacchine sotto forma di nanostrutture. La National science foundation (N.S.F.) definisce nanofibre delle strutture che hanno almeno le dimensioni di 100 nanometri o meno. I campioni di fibre, estratti dai pazienti di Morgellons, se esposti a calore, non bruciano, se non ad una temperatura di 1.700 gradi Fahreneit. Osservate al microscopio elettronico, le fibre non appaiono organiche: non hanno cellule eucariotiche né membrana cellulare. Dal momento che il Morgellons non è un parassita, esso è una macchina. In marzo ed aprile,
Jeff Rense ha pubblicato e diffuso alcune valide ricerche basate su analisi scientifiche di tipo spettroscopico. Le ricerche sono state condotte sotto l'egida della tossicologa, Dottoressa Hildegarde Staninger dell'Integrative Health International di Lakewood, California.

I primi risultati sono stati inquietanti. Il Morgellons sembra essere l'invasione del tessuto umano per opera di una nanotecnologia finalizzata alla comunicazione sotto forma di nanotubi, nanocavi, nanostrumenti in grado di assemblarsi da soli e di replicarsi e dotati di sensori.

Altre configurazioni associate al Morgellons veicolano frammenti geneticamente modificati di D.N.A. e di R.N.A. Le nanomacchine del Morgellons proliferano in ambiente alcalino ed usano l'energia bioelettrica dell'organismo ed altri fonti non identificate per alimentarsi. Esiste anche l'evidenza che certe nanomacchine contengono al loro interno delle batterie. Le nanomacchine del Morgellons sono costruite per ricevere specifiche microonde, segnali E.M.F., E.L.F. ed onde radio.

A questo punto ci si chiede che cosa stia accadendo. Sappiamo che il Morgellons è contenuto nei liquidi organici, negli orifizi e nei follicoli e sappiamo che penetra normalmente in tutto l'organismo.

Se queste conclusioni sono corrette ed il Morgellons è una nanotecnologia capace di prendere il sopravvento sull'organismo, resta la domanda se tale morbo sia il risultato di un incidente o se sia stata diffusa deliberatamente per infettare le persone nell'ambito di scopi non noti.

E' come se il Morgellons fosse un processo per ricostruire gli uomini, generando una specie differente: una creatura cibernetica, sia uomo sia macchina. Poiché le nanomacchine ricevono segnali, si può arguire che ciascuna persona-sistema sarebbe in grado di comunicare con gli altri pazienti, trasformandola in un componente di un’enorme intelligenza artificiale.

Stiamo affrontando un'invasione, il tentativo di un gruppo clandestino o del governo di ottenere il controllo definitivo dell'umanità. Se consideriamo l'attuale situazione del pianeta, non è irragionevole pensare che qualcuno potrebbe aver deciso di creare qualcosa del genere ai danni di una popolazione inconsapevole. Talora piccole cose possono causare giganteschi problemi. Dobbiamo osservare con maggiore acume, oltre la malattia stessa, se vogliamo trovare delle risposte soddisfacenti.


Traduzione di Zret

Leggi qui l'articolo in inglese.

giovedì, dicembre 20, 2007

Ulteriori analisi sui polimeri di Mondovì

Grazie alla collaborazione del direttore di PMNet, che ha dato ampio risalto alla notizia di strani filamenti caduti dal cielo nel monregalese (CN), siamo in grado di pubblicare le analisi delle fibre in oggetto compiute dal biologo parmigiano Giorgio Pattera e da una sua collaboratrice. Non anticipiamo i risultati delle analisi cui giunge lo scienziato di Parma, autore anche di alcuni pregevolissimi studi su temi di esobiologia. Ciascuno, dopo aver letto il rapporto, tirerà le sue logiche conclusioni.


Dopo le analisi condotte dalla Dr.ssa Ilaria Alfieri (Chimica Industriale, componente del C.D. di “GALILEO”) [vedi qui il documento in formato PDF], ho insistito personalmente nelle indagini, alla ricerca di qualcos’altro che poteva essere sfuggito.

Il residuo del campione rimasto (esiguo, in verità) è stato fotografato al microscopio a basso ingrandimento (10x), sottoposto all’irraggiamento di un tubo a “luce di Wood”, la qual cosa ha confermato (cfr. la relazione di Antonio Marcianò) che la sostanza filamentosa in oggetto risponde alla frequenza ultravioletta, emanando una rifrangenza bianco-bluastra, attraverso la quale è possibile osservare microscopiche granulazioni, simili alla ricostruzione grafica dei “loci” nei geni della catena del DNA.

Altri fotogrammi sono stati scattati anche ad ingrandimento superiore (60x) e a luce bianca, dimostrando la stranezza e la complessità di struttura del materiale filamentoso, inspiegabile considerando l’estrema sottigliezza dei filamenti stessi.

La disposizione sul tavolino traslatore del microscopio è stata l’azione più ardua e impegnativa di tutta l’indagine, essendo i filamenti ESTREMAMENTE APPICCICOSI e difficilmente separabili dal supporto traente: non oso pensare alle conseguenze, se dovessero malauguratamente capitare ed insediarsi a livello degli alveoli polmonari. Personalmente ne ho riscontrato tracce, nei giorni immediatamente susseguenti la “nevicata” di Mondovì, anche sugli specchi retrovisori della mia moto, rimasta parcheggiata di fronte al mio studio, in Ospedale, per una decina di ore, in una giornata soleggiata e ventosa.

Durante le operazioni di preparazione al montaggio per il microscopio, svolte alla luce alogena (100 watt), sono stato testimone di un’altra stranezza: i filamenti, oltre che leggerissimi, risultano elettrostatici, fotosensibili e termosensibili. Infatti, ad una distanza di circa 30 cm. dalla fonte di luce alogena ed al calore da essa emanata, i filamenti diventano estremamente reattivi, disponendosi in posizione ortotropica rispetto al piano d’appoggio, in direzione della fonte energetica, come se questa li “caricasse” e li attraesse verso di sé: sembravano i serpenti che, ondeggiando, fuoriescono dal cesto al suono dell’incantatore. (Il fenomeno ricorda vagamente il fototropismo delle essenze vegetali, per cui una pianta posizionata in una zona buia tende nel tempo ad allungarsi in direzione della fonte di luce più vicina).

Altre caratteristiche non sono riuscito ad individuare, causa la scarsità di materiale in nostro possesso.

Mettiamo questi dati a disposizione di chiunque abbia la possibilità di proseguire gli studi e le ricerche sull’inquietante ed attualissimo argomento, che pare incontrovertibilmente e strettamente connesso con l’innegabile fenomeno delle “chemtrails”.


Giorgio Pattera – Biologo

Parma, 18/12/2007



Scarica QUI i documenti in Versione PDF

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