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lunedì, maggio 23, 2011

Quattordici nuovi radar in Italia per le guerre N.A.T.O. (di Antonio Mazzeo)

Nuovi impianti radar per potenziare la rete operativa dell’Aeronautica militare italiana ed integrarla ancora di più nella catena di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza atlantica. Dodici sistemi Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL sono stati commissionati alla Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica, e sono in via d’installazione in altrettanti siti dell’AMI sparsi in tutta Italia. Ad essi si aggiungeranno anche due sistemi configurati nella versione mobile DADR (Deployable Air Defence Radar) che saranno consegnati entro il 2013.

“Si tratta di un progetto dall’alta valenza tecnica, importante per la sicurezza aerea nazionale e necessario per migliorare la nostra efficienza militare”, ha spiegato il generale Mario Renzo Ottone, comandante del COA, il Comando Operazioni Aeree nazionali e del Combined Air Operations Center della NATO, di stanza a Poggio Renatico (Ferrara). “Il FADR costituisce la struttura portante del programma con cui l’Aeronautica militare ha avviato la sostituzione dei propri sistemi di sorveglianza aerea per rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione della nuova tecnologia Wi-MAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di accesso internet ad alta velocità in modalità wireless”.

Molto più espliciti sulle finalità belliche del nuovo sistema radar i manager della società produttrice. “Il RAT31-DL è stato sviluppato per rispondere ai futuri bisogni della difesa, dove la superiorità delle informazioni e dei comandi giocherà un ruolo sempre maggiore”, recita la brochure di Selex Sistemi Integrati. “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche. In Italia, il FADR consentirà di controllare anche la presenza dei missili balistici, comunicherà con gli altri punti di controllo nazionali e della NATO e apporterà grandi elementi di innovazione, tra cui un migliorato telecontrollo e telediagnosi, riducendo quindi la necessità di personale, con un occhio anche alla riduzione dei costi di gestione”.

Il primo impianto entrato in funzione è quello installato presso la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia). Si tratta di una stazione dell’Aeronautica che nel periodo di massima espansione – anni 50-60 - era arrivata a contare fino a 700 avieri (300 militari di leva e 400 in servizio permanente), ma che dopo il 1998 è stata drasticamente ridimensionata sino a ospitare oggi solo una trentina di militari. Gli altri undici radar RAT-31DL stanno per essere installati presso il centro meteorologico dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), a Capo Mele - Savona (115^ Squadriglia Radar Remota), Crotone (132^ Squadriglia), Jacotenente - Foggia (131^ Squadriglia), Lame di Concordia - Venezia (13° Gruppo Radar GRAM), Lampedusa (134^ Squadriglia), Marsala (35° GRAM), Mezzogregorio – Siracusa (34° GRAM), Otranto (32° GRAM), Poggio Renatico (Comando Operazioni Aeree) e Potenza Picena – Massa Carrara (14° GRAM). Come per Mortara, alcune di queste stazioni radar erano state ridimensionate negli ultimi quindici anni.

Dal punto di vista prettamente tecnico, il Fixed Air Defence Radar (FADR) appartiene all’ultima generazione dei sistemi 3D a lungo raggio: ha una portata sino a 500 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”, le onde molto corte estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora. Il radar può essere controllato anche da centri posti a notevole distanza e la configurazione meccanica con cui è stato disegnato consente facilità di assemblaggio e smontaggio nei campi di battaglia.

La progettazione e la costruzione delle torri radar e degli impianti ausiliari e l’installazione dei nuovi sistemi nelle dodici basi dell’Aeronautica è stata affidata alla Vitrociset S.p.A. di Roma, una delle maggiori aziende private operanti nel campo della sicurezza, pure vincitrice della gara per il sistema multiradar ARTAS di Eurocontrol, l’agenzia europea per il controllo aereo. Il nome di Vitrociset è stato per anni legato al nome del suo fondatore, Camillo Crociani, uno dei protagonisti dello scandalo delle tangenti per l’acquisto negli anni ‘70 dei velivoli C130 prodotti dalla statunitense Lockheed. Il pacchetto azionario della società è ancora oggi interamente controllato dalla vedova Edoarda Vessel Crociani con una presenza più che simbolica della holding Finmeccanica (1,4%). Presidente del consiglio di amministrazione è invece il generale Mario Arpino, capo di Stato Maggiore della difesa fino al 2001, direttore generale l’ammiraglio Lorenzo D’Onghia, amministratore delegato Antonio Bontempi, ex ad di Alenia Marconi Systems poi Selex Sistemi Integrati.

Il radar RAT31-DL sta progressivamente conquistando sempre maggiore spazio nel mercato internazionale. Il sistema è stato sinora acquistato da nove paesi, sette dei quali membri della NATO, per un totale di 34 esemplari. Tra essi spiccano Germania, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Ungheria. Altri esemplari starebbero per essere ordinati dalle aeronautiche militari di Austria, Danimarca e Malesia. Una conferma che il business di guerra non consoce crisi.

Antonio Mazzeo



domenica, dicembre 21, 2008

La militarizzazione della Sicilia avanza inesorabile, funzionalmente all'irrorazione chimica

Come già preannunciato dagli altri articoli dell'amico Antonio Mazzeo, la militarizzazione del nostro paese prosegue inesorabile ed in maniera funzionale all'agenda di irrorazione chimico-biologica.


Con Africom giungono in Sicilia gli aerei cisterna e da trasporto U.S.A.
Era prevedibile che con l’istituzione del nuovo comando militare U.S.A. per le operazioni nel continente africano, AFRICOM, buona parte delle attività di direzione, controllo e pronto intervento venisse ospitata dalle maggiori installazioni possedute in Italia dalle forze armate statunitensi. Dopo l’istituzione a Vicenza del Comando per le operazioni terrestri in Africa ed a Napoli di quello per le operazioni navali, gli Stati Uniti d’America puntano a trasformare la stazione aeronavale di Sigonella in uno dei principali scali europei dell’Air Mobility Command (A.M.C.), il Comando unificato che sovrintende alle operazioni di trasporto aereo negli scacchieri di guerra internazionali.

Con la piena operatività di AFRICOM, le accresciute necessità d’intervento nel continente africano richiedono lo spostamento del personale A.M.C. dalla Gran Bretagna e dalla Germania verso il sud, in Spagna, Italia e Portogallo”, ha annunciato il colonnello Keith Keck, comandante della Divisione di pianificazione strategica dell’Air Mobility Command, con sede presso la base aerea di Scott, Illinois. E quali sono le installazioni destinate alla ridislocazione di uomini e mezzi? È il comandante Stephen McAllister, dell’ufficio di pianificazione dell’A.M.C., a rispondere: “Le basi che potrebbero ricevere un afflusso di uomini dell’A.M.C. includono la stazione navale di Rota e l’aeroporto di Morón in Spagna, lo scalo di Lajes Field, nelle Azzorre (Portogallo) e la Naval Air Station di Sigonella, in Italia”.

L’uso del condizionale potrebbe far pensare ad una scelta non ancora definitiva, ma in un’intervista rilasciata al periodico statunitense Air Forces Magazine (novembre 2008), il generale Duncan J. McNabb, la più alta autorità militare nel settore della mobilità e del trasporto aereo U.S.A., ha dichiarato che “per assicurare il successo dell’intervento in Africa”, è indispensabile 'sviluppare le infrastrutture delle basi chiave, come Lajes Field, l’isola Ascensione nell’Atlantico e Sigonella, Sicilia'. “Il Comando dell’Air Mobility Command - ha aggiunto McNabb – sta lavorando con l’US Air Force in Europa per trasferire in queste installazioni, dalla base aerea di Ramstein, Germania, il traffico aereo di AFRICOM”.

L’Air Mobility Command fu creato nel 1992 per consentire all’aeronautica militare di rispondere con maggiore efficienza alle crescenti richieste di trasporto globale di uomini, mezzi e sistemi d’arma e concentrare sotto un unico comando gli aerei cargo ed i velivoli cisterna dell’US Air Force. L’A.M.C. opera ricorrendo ai grandi aerei da trasporto militare del tipo C-5 Galaxy, C-17 Globemaster III, C-130 Hercules e C-141 Starlifter, nonché alcuni velivoli presi in affitto da alcune compagnie aeree “civili”. Attualmente il Comando per il trasporto aereo U.S.A. è presente con più di 1.700 uomini in una decina di basi europee, la più importante delle quali è Ramstein, Germania. Questo scalo è stato scelto il giorno 1 ottobre 2008 come sede provvisoria della neo-costituita 17th Air Force, altrimenti denominata “Air Forces Africa”, la componente aerea per le operazioni nel continente africano che raggiungerà la piena capacità operativa tra il 2009 e il 2010. “L’uso di Ramstein è conveniente e, di conseguenza, popolare, spiega il colonnello Keith Kech dell’Air Mobility Command. Ma noi non possiamo fare ogni cosa a Ramstein, anche perché con le operazioni in Iraq e Afghanistan il traffico aereo ha raggiunto il limite. Per questo abbiamo la necessità di guardare ad altre località per le operazioni di trasporto aereo”.

Sigonella non è nuova alle attività dell’Air Mobility Command. Con gli interventi degli Stati Uniti post 11 settembre 2001, la base siciliana ha fornito un supporto logistico fondamentale agli aerei cargo provenienti dagli U.S.A. e diretti ai teatri di guerra orientali. Negli ultimi due, tre anni Sigonella si è trasformata da stazione per il pattugliamento marittimo nel Mediterraneo a vero e proprio “hub multiruolo” per le missioni di trasporto strategico dell’U.S. Air Force in Asia e continente africano. Il 10 aprile 2008, nel corso di un’audizione di fronte alla sottocommissione per le infrastrutture militari del Congresso, il generale Bantz J. Craddock, comandante di EUCOM (il Comando per le operazioni U.S.A. in Europa), ha enfatizzato il ruolo di Sigonella nel fornire “flessibilità ed alta capacità di supporto logistico all’interno ed all’esterno del teatro mediterraneo”. Proprio nell’ambito del processo di trasformazione strategica delle principali basi europee e del loro “supporto alla proiezione delle forze statunitensi nelle aree di crisi di Africa, Medio Oriente, Est Europa e Caucaso”, il generale Craddock ha rivelato di aver proposto “la M.O.B. (Main Operating Base) di Sigonella e la base aerea spagnola di Morón, quali installazioni di supporto N.A.T.O. per le operazioni di rifornimento aereo”. “Se questa proposta sarà accettata nell’ambito del pacchetto d’emergenza per il miglioramento del rifornimento aereo, in queste due basi si potranno realizzare opere di miglioramento infrastrutturale per circa 120 milioni di dollari” e decine di grandi aerei cisterna per il rifornimento in volo di bombardieri e aerei da trasporto potranno essere trasferiti in Sicilia.

In attesa del megafinanziamento N.A.T.O., il Pentagono ha comunque avviato le procedure per l’ammodernamento delle piste di volo di Sigonella. Il 30 giugno 2008 è stato pubblicato il bando di gara per lavori per 5 milioni di dollari, consistenti nella “riparazione di una parte delle piste di atterraggio e decollo, inclusa la demolizione e ricostruzione di circa 18.700 metri quadrati di superficie d’asfalto e di 9.000 metri quadrati di superfici aeroportuali, nonché l’installazione di un nuovo sistema d’illuminazione”.

Il futuro prossimo di Sigonella sarà dunque segnato dal sovraffollamento aereo. E' un tema che per gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella dovrebbe essere prioritario nell’agenda politica sul “modello di sviluppo” siciliano, ma che trova indifferenti partiti, amministratori e buona parte della popolazione che vive nei pressi della base militare. Il traffico di velivoli U.S.A. e N.A.T.O. rappresenta già adesso una grave minaccia per le operazioni di volo del vicino aeroporto civile di Catania-Fontanarossa. Ai rischi di collisione aerea va poi aggiunto l’alto numero di caccia, elicotteri e velivoli da trasporto precipitati nelle campagne e nelle acque circostanti la base aeronavale.

Il trasferimento in pianta stabile a Sigonella dei nuovi aerei statunitensi, avrà un impatto ancora più rilevante sulla salute della popolazione. C-5, C-17, C-130, C-141, KC-10 e KC-135 sono, infatti, tra gli aerei militari che più contribuiscono alla dispersione nell’ambiente delle cosiddette “scie chimiche”, emissioni in cui si registrano pericolosissime concentrazioni di veleni ed elementi patogeni anche cancerogeni, quali alluminio, arsenico, cobalto, etilene dibromide, mercurio, ossido di titanio, piombo, quarzo, sali di bario, silicio, torio, uranio, zolfo etc. Ne risulta una contaminazione di suolo, aria ed acqua che, secondo alcuni peace researchers, sarebbe provocata volutamente dalle forze armate.

Secondo il fisico Corrado Penna, docente presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “G. Antonietti” di Iseo ed animatore del blog scienzamarcia, le scie chimiche rappresentano una vera e propria congiura contro l’uomo ed il pianeta, alla stregua delle nuove armi di “mutazione climatica” e dei sistemi che si sperimentano nello spazio. “Il tutto sembra essere legato ad un'oscura manovra pilotata dal governo U.S.A.”, spiega Corrado Penna. “Il rapporto annuale del Pentagono dimostra che gli Stati Uniti stanno preparando prove di armi chimiche e biologiche all’aria libera in violazione delle convenzioni internazionali, come è stato pure annunciato dal professor Francis A. Boyle, riconosciuto esperto in materia. Si può temere il peggio, se si mette in conto che l’U.S. Army ha già realizzato in passato quel tipo di esperimenti in diverse grandi città statunitensi, sulla pelle della propria popolazione. Famoso è, ad esempio, l’episodio di San Francisco negli anni ‘50 del XX secolo, quando agenti biologici furono polverizzati da navi militari sull’inerme e inconsapevole popolazione”.


Fonte: IMGPress


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lunedì, dicembre 15, 2008

In arrivo in Italia altri aerei telecomandati, questa volta in Sardegna

Altri aerei telecomandati in arrivo in Italia, questa volta in Sardegna, una delle regioni più colpite dalle irrorazioni chimiche; ciò succede probabilmente per la situazione strategica di quell'isola dal punto di vista degli equilibri climatici che i signori della guerra vogliono modificare.



Dopo Sigonella, anche a Decimomannu i Global Hawk USA

di Antonio Mazzeo

L’aeroporto sardo di Decimomannu sarà la base operativa dei velivoli senza pilota (UAV) Global Hawk della NASA, l’Agenzia Spaziale degli Stati Uniti d’America. L’annuncio è stato fatto dal commissario dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) Enrico Saggese, nel corso dell’incontro su “Pianificazione della politica spaziale e programmazione in ambito europeo”, organizzato a Roma dal Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei Deputati. “La NASA ha chiesto ed ottenuto due Global Hawk da dispiegare nel Mediterraneo”, ha dichiarato Saggese. “L’Agenzia spaziale statunitense ha chiesto all’Italia di ospitare uno di questi due velivoli senza pilota per attività di osservazione della Terra. L’aereo sarà ospitato probabilmente a Decimomannu”.

Dopo aver concesso la base siciliana di Sigonella per schierare un reparto con cinque Global Hawk dell’US Air Force (a cui si aggiungeranno poi i velivoli senza pilota dell’US Navy), il governo italiano è pronto ad autorizzare l’uso dello scalo Nato di Decimomannu per misteriose attività sperimentali della NASA, agenzia protagonista nell’implementazione dei programmi di guerre stellari dell’amministrazione USA.

Lo scorso mese di aprile, l’US Air Force ha autorizzato il trasferimento di due Global Hawk al Dryden Flight Research Center della NASA, che ha sede nella base aerea “Edwards”, contea di Los Angeles, California. I velivoli saranno impiegati dall’agenzia spaziale a partire dai primi mesi del 2009 nell’ambito dell’“Airborne Science Program”. Secondo quanto dichiarato dai responsabili del Dryden Fligt Research Center, “la capacità dei velivoli senza pilota Global Hawk di volare con grande autonomia per lunghe distanze, e rimanere in quota per estesi periodi, assicura nuove potenzialità alla comunità scientifica per misurare, monitorare ed osservare località remote della Terra”. Cosa ci sia da studiare di così remoto nel Mediterraneo per giustificare il dislocamento a Decimomannu del più sofisticato sistema di spionaggio e conduzione delle operazioni di guerra è proprio un mistero. Ma che non si tratti di attività del tutto “pacifiche” è la stessa NASA ad ammetterlo. “Guardiamo al velivolo come un sistema a basso costo per sostituire l’Earth Resource ER-2, una versione modificata dell’U-2”, dichiarano al Centro di ricerca di Los Angeles. E l’U-2 è stato sino ad oggi il più famigerato degli aerei-spia utilizzati dalle forze armate statunitensi (e dalla CIA) per pianificare e dirigere i propri attacchi nei principali scenari bellici del pianeta.

Follie elettromagnetiche sui cieli della Sardegna
Situato a pochi chilometri da Cagliari, l’aeroporto di Decimomannu rientra tra le basi concesse segretamente nell’ottobre 1954 alla Nato e agli Stati Uniti, congiuntamente ad Aviano, Camp Darby (Livorno), Napoli-Capodichino e Sigonella. L’infrastruttura ospita una Stazione di telecomunicazione “Loran” dell’US Air Force più un distaccamento di 150 militari statunitensi provenienti da Aviano. Lo scalo è inoltre utilizzato per le attività di supporto degli aerei da trasporto del Military Airlift Command provenienti dagli Stati Uniti e diretti in Medio Oriente e Africa.

Lo scalo è utilizzato periodicamente per le esercitazioni delle forze aeree alleate (principalmente Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna) nei vicini poligoni di Capo Frasca, Capo Teulada, Perdasdefogu e Salto di Quirra. A Decimomannu è operativo l’ACMI (Air Combat Maneuvering Instumentation) un sofisticato sistema elettronico, di cui esistono poco più di una dozzina di esemplari al mondo, che permette di dirigere e monitorare le operazioni di guerra aerea nel Mediterraneo.

L’importanza strategica assunta da Decimomannu e dai poligono limitrofi nell’ambito delle sperimentazioni dei più sofisticati sistemi di morte trova conferma nelle più recenti esercitazioni realizzate in Sardegna. Da fine settembre sino al 15 ottobre 2008, l’aeroporto ha ospitato 1.300 militari di 15 nazioni Nato per una “simulazione” di “guerra elettronica”. Denominata
“Trial Imperial Hammer”, l’esercitazione è stata finalizzata allo sviluppo e all’integrazione delle “attività di intelligence antiterrorismo”. Le nostre forze armate hanno definito enfaticamente la “Trial Imperial Hammer” come “una delle più importanti attività di sperimentazione dell’Alleanza nel campo dell’ISR (Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento)”. In realtà essa è stata l’occasione per presentare ai partner atlantici due nuovi sistemi di distruzione made in Italy. Il primo di essi è il mini-aereo senza pilota “Strix”, prodotto dal centro di eccellenza UAV dell’Aeronautica Militare. Lo “Strix” è talmente piccolo che può essere trasportato all’interno di uno zaino ed ha un’autonomia di volo di un’ora. Dotato di una rampa di lancio e di una stazione di controllo da terra, il velivolo teleguidato può essere inviato in campo nemico per filmare e fotografare dall’alto anche in condizioni di completa oscurità.

Il secondo strumento di guerra è ancora più sofisticato. Creato nei laboratori del Reparto di guerra elettronica dell’Aeronautica italiana, il suo nome riporta ai cavalieri della saga cinematografica di Guerre Stellari, “Jedi”. Si tratta di un dispositivo elettronico in grado di “disturbare”, via etere, l’attivazione degli esplosivi. Come? Creando in cielo “una bolla elettromagnetica che protegge le aree a rischio di attentato, confondendo e neutralizzando gli impulsi dei detonatori degli ordigni”, come spiega in una nota il Comando Nato di Bruxelles. Sempre secondo i promotori del progetto, “la fascia di sicurezza potrebbe essere assicurata dal cielo da un elicottero, da un aereo da trasporto o anche da un UAV, gli aerei senza pilota che possono essere utilizzati per scopi operativi di prevenzione del terrorismo”. Che tipo di “bolla elettromagnetica” sia stata attivata sui cieli sardi è impossibile sapere, ma l’insistenza di dispiegare mini e grandi aerei senza pilota a Decimomannu è più che sospetta. Soprattutto se ha targa NASA.

La ministra che guarda alle guerre stellari
Sempre secondo il commissario dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, il nostro paese guarda con estremo interesse allo sviluppo dei sistemi aerei UAV per missioni spaziali. C’è il Global Hawk ma c’è anche il “velivolo di rientro” AXV (Advanced eXperimental Vehicle) pianificato in sede ESA (l’Agenzia spaziale europea), nel quale l’Italia investirà 130 milioni di euro. L’AXV, sarà lanciato con il vettore Vega dalla base di Kourou (Guaiana Francese), per poi rientrare a terra planando. “Con le attività dell’AXV e del Global Hawk, potremo dire la nostra sui velivoli spaziali unmanned”, ha dichiarato Saggese. “Ricordo che, in base a studi dell’UE, dopo il 2020 almeno il 50% dei voli saranno effettuati senza pilota, partendo prima da voli cargo e poi passando ai voli passeggeri”.

Il commissario dell’ESI non nasconde la sua soddisfazione per le commesse in campo spaziale che arriveranno al complesso militare-industriale italiano. L’ultimo incontro della ministeriale dell’ESA tenutosi nei giorni scorsi a L’Aia, si è concluso con un accordo per nuovi investimenti per circa 10 miliardi di euro. A presiedere l’evento è stata la ministra per l’istruzione, l’università e la ricerca, Maria Stella Gelmini. A nome del governo, la Gelmini si è impegnata a un contributo finanziario italiano di circa 1,2 miliardi di euro in tre anni. Oltre allo sviluppo del piano per gli UAV, le risorse saranno destinate all’avvio del programma “Exomars”, l’esplorazione robotica di Marte. Grazie a questa decisione l’Italia si candida ad ospitare il Centro di Controllo del velivolo spaziale.

“Lo spazio si conferma ancora una volta come una risorsa strategica ed un asset fondamentale per la qualità delle politiche dell’Ue”, ha dichiarato la ministra Gelmini. “La ricerca spaziale ha riflessi concreti e immediatamente percepibili da parte dei cittadini. La ministeriale ESA è stata anche un momento di confronto su come rendere la ricerca spaziale più appetibile nelle scuole…”. I bambini italiani saranno felici: con un maestro unico, a bordo di navicelle spaziali a “bolla” tipo Jedi, viaggeranno alla conquista dei pianeti. La direzione da seguire sarà quella della buona Stella.


Fonte: La scienza marcia e la menzogna globale




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venerdì, ottobre 10, 2008

Gandalf è una creatura DARPA

Nessuno deve saperne nulla al di fuori degli USA e gli americani, per saperne qualcosa, debbono avere il nulla osta. Ma qualcosa trapela: DARPA avvia un progetto fin qui riservatissimo.


Roma - Non è molto quel che si ricava dall'
annuncio ufficiale: "Gandalf è un programma di tecnologia avanzata per lo sviluppo e la dimostrazione di ricerche in campo di geolocation e identificazione dei punti di emittenza di trasmettitori radio per segnali di specifico interesse. L'obiettivo finale è porre degli apparecchi palmari in condizione di localizzare e individuare segnali radio di interesse nell'ambito del programma. Gli obiettivi specifici e le performance associate alle rispettive attività per il programma Gandalf sono dati classificati".

Che il progetto del DARPA, il braccio tecnologico del Pentagono, sia in itinere è evidente dalla sua
presenza sul sito dedicato alle Federal Business Opportunities, utilizzato dagli States per pubblicare i bandi di gara con cui il governo si approvvigiona di prodotti e servizi. Tra i contractor già è elencata un'azienda, la QUASAR FEDERAL SYSTEMS, INC., dalla piuttosto enigmatica ragione sociale e dalla home page apparentemente innocua ma che sembra abbracciare, nel campo Federal Systems, tecnologie avanzate.

Wired
lo descrive come un sistema adibito semplicemente a sorvegliare "nemici attraverso i telefoni che usano". Sembrerebbe - ipotizza invece un ex-ufficiale della Marina che si vogliano sviluppare dei "palmarini" che, sfoderati al momento opportuno, possano accerchiare un obiettivo e, collegati tra loro, possano individuarlo e, volendo, possano "inseguirlo". L'ufficiale sostiene che "Questo tipo di attività viene abitualmente svolto con l'ausilio di aerei da sorveglianza e/o droni. Questa novità sembra concepita per quegli scenari dove aerei e droni non possono essere impiegati, per esempio se le autorità locali non dovessero essere a conoscenza di una eventuale operazione in corso". Non c'è molto altro. Né potrebbe essere diversamente, essendo tutta la documentazione coperta da segreto militare.


Fonte: Punto Informatico



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mercoledì, ottobre 08, 2008

Militari per le strade: ma allora è un vizio...

Ormai i militari per strada diventano un'abitudine, almeno in TV e quando si parla di casalesi o di Chiaiano, tanto che il Ministero della Difesa si allarga e lamenta carenza di fondi. Probabilmente gliene servono altri.

In Italia ne abbiamo fatto una questione berlusconica, fascista, insomma l'ennesima idea peregrina di un governo surreale. Come avevamo invece anticipato nel post relativo, probabilmente i militari nelle città non sono un'idea tanto originale. Stante la situazione in rapido deterioramento (citazione da The Stand...), che presto occorrerà tener buona la gente con le buone o le cattive è un'esigenza che cominciava a serpeggiare in vari Paesi. Insomma, questa faccenda dei militari in città era un'opzione sui tavoli internazionali già da parecchio.

Infatti, ecco che succede nella Germania di Merkel. Il governo tedesco sta approvando l'impiego domestico dell'esercito, e non avendo sottomano camorristi né monnezza la scusa alquanto più deboluccia è quella del "terrorismo" e di "aiuto nelle emergenze". Evito battute di cattivo gusto su cosa proveranno i tedeschi nel sentire di nuovo sbattere i tacchi nelle ronde notturne.

Non finisce qui. Succede proprio ora anche in USA. Per "combattere il terrorismo" e "intervenire nei disastri naturali" (mancano anche loro di monnezza), una decorata unità da combattimento dell'esercito è tornata dall'Iraq per intervenire prontamente in caso si risvegli un commando di Muqtada al Sadr a Minneapolis.

Tutte queste coincidenze lasciano poco spazio all'immaginazione: si temono rivolte nei Paesi occidentali. E se volete scommettere su quale sarà la prima città del mondo a rivoltarsi, potete sempre contare sui bookmaker inglesi. Sulla notizia come sempre, gli esperti britannici accettano le vostre puntate: in testa alla classifica, Parigi (data 3 a 1) e Washington (10 a 2).


Fonte: http://crisis.blogosfere.it/



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mercoledì, agosto 13, 2008

Rischio aumentato di tumori intorno alle antenne della telefonia mobile

Il Ministero della Sanità Austriaco esamina i risultati della sintesi dell'alta concentrazione di tumori nella periferia a 200 metri di una stazione base di antenne di telefonia mobile situata in prossimità della stazione di Graz.


Graz - Agenzia di Stampa Austriaca (APA) - E' stato trovato un «aumento significativo del rischio di cancro dovuto alle radiazioni delle Radiofrequenze nel raggio di 200 metri dalle antenne di una stazione base di telefonia mobile» questo è ciò che ha dichiarato il Dr. Gerd Oberfeld, medico del servizio di salute ambientale di Salisburgo, nel quadro di uno studio commissionato nel 2005 dal dipartimento di salute della regione di Steiermark.

I dati sull'incidenza dei tumori sono stati raccolti nelle zone di Vasoldsberg/Hausmannstaetten (distretto di Graz) dove si trovava un'antenna di telefonia mobile per C-net (telefonia analogica a 450 MHZ) rimasta in funzione dal 1984 al 1997.

Punto di partenza di questo studio era un sospetto riguardante il numero elevato di patologie cancerogene nella popolazione locale. Il sospetto è stato confermato dal gruppo del Dr. Gerd Oberfeld autore dello studio.

Nell'elaborazione dello studio, si è supposto che le antenne della telefonia mobile potessero essere il fattore determinante. Di conseguenza la zona dello studio è una zona circolare avente un raggio di circa 1200 metri intorno al trasmettitore telefonico. Parallelamente e in associazione, uno studio comparativo di casi di testimonianze è stato realizzato utilizzando tre gruppi di popolazioni diverse per zone concentriche.

Una delle condizioni era che le persone dovevano risiedere almeno da 5 anni nelle zone studiate.

Il risultato più significativo si è avuto in relazione ad un campione di 67 persone su un totale di 1247 persone del gruppo di controllo, che avevano sviluppato ed erano decedute a causa di un cancro.

Un'ulteriore verifica è stata effettuata con un'antenna posizionata a soli 25 metri dalla precedente, misurando le radiofrequenze generate e le conseguenze nella zona notte di 84 partecipanti allo studio.

Inoltre, un programma informatico ha aiutato a calcolare i livelli delle radiazioni. Il risultato del paragone tra i calcoli automatici del programma e la verifica effettuata è ottimo secondo il Dr. Gerd Oberfeld: "Questo significa che i risultati di questi calcoli possono ugualmente essere utilizzati e confrontati per valutare un campione più esteso".

Le antenne di Vasoldsberg/Hausmannstaetten erano "casi eccezionali, perché l'altezza delle antenne raggiungeva solamente all'incirca gli 8 metri, nel bel mezzo di un quartiere residenziale", ha dichiarato l'autore dello studio nella sua intervista all'agenzia di Stampa APA. Normalmente, le antennne di C-net sono omnidirezinali, hanno un'altezza di circa due metri e sono installate su piloni più elevati.

La distanza tra due stazioni base varia abitualmente tra i 30 ai 50 km. Il Dr. G. Oberfeld ha aggiunto: "Sarebbe giudizioso realizzare un altro studio in un diverso luogo avente carattristiche similari al fine di confermare il risultato del lavoro di Hausmannstaetten."

La C.net era ugualmente conosciuta per essere installata come "telefonia mobile in auto", le sue antenne sono state spente alla fine del 1997, dopo 13 anni di attività.


Fonte: La leva di Archimede

http://www.laleva.org/

Ndlr de Next-up: Lo studio epidemiologico completo 111 pagine in tedesco
http://www.next-up.org/Newsoftheworld/ClustersEmfCem.php



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