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lunedì, gennaio 04, 2010

Scie chimiche e diminuzione dell'irraggiamento solare nell'eziologia di alcune patologie

Gli studi della tossicologa californiana, Hildegarde Staninger, hanno condotto all'individuazione dello stronzio tra gli elementi dei nano-tubi inclusi nei polimeri dispersi con le scie chimiche. Lo stronzio (Sr) è un elemento chimico dal reticolo cristallino cubico. E' piuttosto scarso nella crosta terrestre (0,04 per cento circa), ma assai diffuso, perché quasi sempre presente in tracce più o meno rilevanti nei minerali di calcio. Lo stronzio ha l'aspetto di un metallo bianco-argenteo, molle che si ossida rapidamente all'aria e che reagisce violentemente con l'acqua, sviluppando idrogeno. Le sue proprietà fisiche e chimiche sono quelle di un metallo alcalino-terroso, intermedie fra quelle del calcio e quelle del bario. Per la sua grande analogia con il calcio (i raggi degli ioni Ca++ e Sr++ differiscono di pochissimo), lo stronzio può sostituirlo nelle parti scheletriche degli animali: infatti esistono organismi che lo fissano selettivamente come certi protozoi radiolari.

A proposito di questo elemento, la Staninger osserva: "I livelli delle emissioni atmosferiche dello stronzio sono monitorati dall'Ufficio Foreste degli Stati Uniti. Lo stronzio interagisce con i metaboliti [1] della vitamina D ed innesca meccanismi tossicologici che provocano carenze di vitamina D. I nanotubi sono stati realizzati in silicio-carbonio e stronzio. Lo stronzio è elemento d'elezione per via del suo uso come materiale sensore rice-trasmittente nella progettazione delle nano-antenne d'avanguardia".

La vitamina D o calciferolo è una vitamina liposolubile contenuta in pesce, uova e latticini, ma prodotta anche dall'organismo umano per azione dei raggi solari su un precursore (7-deidrocolesterolo) presente nella cute; la forma attiva principale è l'1,25 colecalciferolo, risultato di processi di idrossilazione che avvengono a livello epatico e renale. Stimola l'assorbimento di calcio e fosfati nell'intestino. La sua carenza provoca alterazioni ossee e rachitismo. La diminuzione dell'irraggiamento solare e l'accumulo di stronzio nell'organismo concorrono dunque a determinare il deficit di vitamina D, alla base di varie patologie, non esclusi i tumori, favoriti appunto dalla scarsità del calciferolo.


[1] I metaboliti sono sostanze che prendono parte alle reazioni chimiche che si verificano nell'organismo o che derivano da esse.

Fonti:

Enciclopedia delle Scienze, Milano, 2005, s.v. stronzio e Vitamina D
Parkinson news, Deficit di vitamina D nei pazienti parkinsoniani, anno VIII, n. 2, aprile 2009
H. Staninger, Inibizione della colinesterasi come risultato dell'esposizione ad emissioni aeree di materiali nano-compositi, 2009



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CHEMTRAILS DATA

Range finder: come si sono svolti i fatti

domenica, luglio 13, 2008

Il trimetialluminio nelle scie chimiche

Un razzo NASA propulso con trimetilalluminio come additivoInteressante la foto della N.A.S.A. a sinistra: l'immagine è stata scattata durante un esperimento durante il quale un razzo ha disperso trimetilalluminio [ C6 H18 Al2 ], usato come comburente. Il collegamento con le scie chimiche è immediato, quindi abbiamo controllato come si comporta questo composto.

La caratteristica notevole è che il trimetilalluminio è in forma liquida (quindi può essere stoccato nei serbatoi) e reagisce spontaneamente con l'umidità dell'aria, aumentando di volume, così come accade, ad esempio, con la schiuma epossidica.

Questa è la nostra ipotesi in merito:

1) E' impossibile stoccare a lungo termine alluminio in polvere sospeso in un liquido: la polvere, prima o poi, sedimenterebbe, inoltre l'alluminio in polvere danneggerebbe i delicati apparati dei turbofan. Il trimetilalluminio, invece, è liquido e si trasforma in ossido di alluminio, in polvere finissima, quando viene a contatto con l'aria, dopo essere stato nebulizzato. Inoltre è un composto altamente infiammabile, per cui riteniamo che venga usato come additivo per il carburante.

Bisogna rilevare che tra le principali forniture militari sia dell'unione europea sia statunitensi figura proprio il trimetilalluminio.

Courtesy by Wikipedia

2) Frequentemente si vedono scie espandersi a dismisura e velocemente, sebbene i valori di umidità relativa, come indicato dai radiosondaggi, siano molto bassi. In altri casi si osservano coperture artificiali, sempre con parametri di umidità non idonei alla formazione delle contrails e quindi tanto meno adatti alla sovrasaturazione, fenomeno del tutto inventato dalla N.A.S.A. per coprire le operazioni con scie chimiche di tipo persistente - Progetto cloverleaf [1]. Non siamo dunque di fronte a scie di condensa persistenti per sovrasaturazione, ma a vere e proprie formazioni che simulano le contrails, ma che tali non sono.

L'incremento di volume delle scie avviene a causa di una reazione del trimetilalluminio con l'umidità atmosferica residua che viene catturata nella fase di espansione delle sostanze disperse. Da qui il calo dei valori igrometrici in atmosfera, in concomitanza con le attività dei tankers ed in sinergia con la diffusione di bario ed altri elementi igroscopici.

Per ogni mole di alluminio, pari a 26 grammi, si formano 3 moli d'acqua pari a 54 grammi (più del doppio). Perciò si può supporre che i tankers disperdano trimetilalluminio che ha densità di circa 700Kg per metro cubo. Il trimetilalluminio brucia "senza fiamma" con una reazione chimica con l'ossigeno dell'aria come comburente.

Quando osserviamo l'espansione progressiva delle scie, ciò è dovuto al trimetile che via via reagisce con l'ossigeno dell'aria, liberando acqua e che è poi il risultato che vediamo: scie che si allargano in modo spropositato anche se non si raggiungono i valori di umidità sufficienti alla cosidetta (mistificazione della N.A.S.A.) sovrasaturazione.

NB: l'acqua di combustione del cherosene è molto inferiore in quantità: genera le normali scie di condensazione (laddove siano presenti le condizioni di quota, pressione, umidità relativa, temperatura) che non si espandono mai, ma si dissolvono in pochi secondi.


[1] Il progetto cloverleaf fu un’operazione iniziata nel 1998. In precedenza varie zone degli Stati Uniti erano state selezionate per l’operazione “chemtrails”, con l’intento di sperimentare tutte le tecniche di spargimento e per stabilire quali fossero i limiti di ogni aereo e quali le condizioni meteo ottimali. Una volta stabilito questo, iniziò un programma nazionale, che continua tuttora sotto nomi in codice diversi. I due nomi che ricorrono più spesso sono “Operazione Cloverleaf” (foglia di trifoglio) e “Operazione Rain Dance” (danza della pioggia). Nel giro di pochi mesi dall’inizio dell’operazione sugli Stati Uniti, le scie chimiche furono esportate su vaste parti di decine di Paesi, con la notevole eccezione della Cina.


L'ipotesi in questo articolo formulata è stata anche avvalorata dal National Center for Atmospheric Research di Boulder (California): infatti, secondo questo centro, "il solo modo per creare nuvole artificiali nell'aria secca è introdurre abbastanza particolato nell’atmosfera per attirare e addensare tutta l’umidità disponibile, trasformandola in un vapore visibile [trimetilalluminio n.d.r.]. Se questa procedura viene ripetuta spesso, il risultato è una foschia che non porta pioggia ma siccità”.



Fonti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Trimethylaluminium
http://it.wikipedia.org/wiki/Chimica_metallorganica

Ringraziamo l'amico chembusterboy per la preziosa collaborazione fornitaci.


Leggi qui un interessante approfondimento


TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

lunedì, giugno 30, 2008

Etilene dibromuro diffuso nelle ore notturne

E' dagli inizi del mese di giugno 2008 che la Liguria occidentale è interessata da operazioni di aerosol clandestine che si concentrano soprattutto di notte, a cominciare dal crepuscolo. Col favore delle tenebre, i tankers chimici volano a quote bassissime, tanto da poterli osservare di profilo evoluire sulle aree abitate della città nonché sulle colline. Questi sorvoli che, ribadiamo, non vengono segnalati dal radar Airnav, sono continui, con una frequenza di uno (o due aerei contemporaneamente) ogni sette-dieci minuti. I voli, come si diceva, cominciano verso le 20:30 e proseguono indisturbati per buona parte delle ore notturne, così che ci si ritrova, la mattina successiva, immersi in una densa nebbia chimica che funge da copertura strategica per i voli a quote medio-alte nelle ore diurne, voli non visibili da terra. Il tutto si spiega con la presenza di un'ampia area di alta pressione e con bassa umidità relativa, che non richiede l'uso di scie persistenti, salvo rare eccezioni, in occasione delle quali si possono osservare scie durevoli al tramonto, non facilmente individuabili da un occhio non attento, perché quasi totalmente nascoste dalla foschia chimica.

I voli a bassissima quota

E' alla sera, come si diceva, che le irrorazioni diventano viepiù insidiose e micidiali, poiché i velivoli carichi di veleni sorvolano a quote talmente basse da poterli non solo udire, ma da riuscire, quasi immediatamente il dopo loro passaggio, a percepire un acre odore che provoca nausea, giramenti di testa, conati di vomito, tanto che si è costretti a rientrare immediatamente in casa ed a chiudere le finestre.

Etilene dibromuro

Spesse volte i disinformatori hanno affermato con tono di sfida che non avremmo mai trovato alcunché di sospetto nei loro amati aeroplanini, se li avessimo potuti osservare da vicino o con un buon fattore di zoom. Invece, se da un lato i tankers chimici, incrociando a quote molto basse, creano subito effetti deleteri sulla salute, dal punto di vista delle "prove" hanno costituito un fattore determinante. E' stato cioè possibile osservarli, cogliendo alcuni particolari che, a dir poco, sono inquietanti. Sono dettagli che dimostrano inequivocabilmente che non siamo di fronte ad aerei di linea: sono infatti velivoli non identificati di origine militare camuffati, spesso in modo maldestro, da aerei commerciali. Sono apparecchi attrezzati per operazioni di aerosol e che, in questi giorni d'estate, disperdono in atmosfera zolfo, trimetilalluminio e, che siano dannati, etilene dibromuro [ Br(CH2)2Br ], un additivo per carburanti aeronautici ed insetticida, bandito ufficialmente dall'E.P.A. (U.S. Environmental Protection Agency), perché fortemente cancerogeno. Diversi scienziati indipendenti, ma anche il centro per il controllo delle acque di Los Angeles hanno evidenziato la presenza in quantità abnormi proprio dell'etilene dibromuro che, a quanto pare, viene ancora adoperato come additivo per il jetfuel dei velivoli militari, impegnati nell'operazione chemtrails.

Il fatto che questi aeromobili, nelle ore notturne, volino particolarmente bassi, consente all'etilene dibromuro di ricadere velocemente al suolo, sicché se ne percepisce subito il caratteristico odore. (1)

La nebbia è calata. Ci attende un'altra notte di irrorazioni, un'altra notte di morte.

Las Vegas Tribune: Chemtrails are over Las Vegas

Un breve estratto:

It has been reported that the "chemtrails" contain ethylene dibromide -- a substance that has been an additive to gasoline and airplane fuels as well as a banned pesticide. Ethylene dibromide has been linked to kidney and liver damage and is an immunosuppressive and a lung irritant.

Extremely toxic ethylene dibromide (EDB) is a key component of JP8 fuel used by commercial and military jet aircraft

Two scientists working at Wright Patterson Air Force Base confirmed to the Ohio newspaper, Columbus Alive, that they were involved in aerial spraying experiments. One involved aluminum oxide spraying related to global warming and the other involved barium stearate and had to do with high-tech military communications.





(1) L'etilene dibromuro è legato a patologie del fegato e dei reni, irritante per l'apparato respiratorio, deprime anche il sistema immunitario.



TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

giovedì, dicembre 20, 2007

Ulteriori analisi sui polimeri di Mondovì

Grazie alla collaborazione del direttore di PMNet, che ha dato ampio risalto alla notizia di strani filamenti caduti dal cielo nel monregalese (CN), siamo in grado di pubblicare le analisi delle fibre in oggetto compiute dal biologo parmigiano Giorgio Pattera e da una sua collaboratrice. Non anticipiamo i risultati delle analisi cui giunge lo scienziato di Parma, autore anche di alcuni pregevolissimi studi su temi di esobiologia. Ciascuno, dopo aver letto il rapporto, tirerà le sue logiche conclusioni.


Dopo le analisi condotte dalla Dr.ssa Ilaria Alfieri (Chimica Industriale, componente del C.D. di “GALILEO”) [vedi qui il documento in formato PDF], ho insistito personalmente nelle indagini, alla ricerca di qualcos’altro che poteva essere sfuggito.

Il residuo del campione rimasto (esiguo, in verità) è stato fotografato al microscopio a basso ingrandimento (10x), sottoposto all’irraggiamento di un tubo a “luce di Wood”, la qual cosa ha confermato (cfr. la relazione di Antonio Marcianò) che la sostanza filamentosa in oggetto risponde alla frequenza ultravioletta, emanando una rifrangenza bianco-bluastra, attraverso la quale è possibile osservare microscopiche granulazioni, simili alla ricostruzione grafica dei “loci” nei geni della catena del DNA.

Altri fotogrammi sono stati scattati anche ad ingrandimento superiore (60x) e a luce bianca, dimostrando la stranezza e la complessità di struttura del materiale filamentoso, inspiegabile considerando l’estrema sottigliezza dei filamenti stessi.

La disposizione sul tavolino traslatore del microscopio è stata l’azione più ardua e impegnativa di tutta l’indagine, essendo i filamenti ESTREMAMENTE APPICCICOSI e difficilmente separabili dal supporto traente: non oso pensare alle conseguenze, se dovessero malauguratamente capitare ed insediarsi a livello degli alveoli polmonari. Personalmente ne ho riscontrato tracce, nei giorni immediatamente susseguenti la “nevicata” di Mondovì, anche sugli specchi retrovisori della mia moto, rimasta parcheggiata di fronte al mio studio, in Ospedale, per una decina di ore, in una giornata soleggiata e ventosa.

Durante le operazioni di preparazione al montaggio per il microscopio, svolte alla luce alogena (100 watt), sono stato testimone di un’altra stranezza: i filamenti, oltre che leggerissimi, risultano elettrostatici, fotosensibili e termosensibili. Infatti, ad una distanza di circa 30 cm. dalla fonte di luce alogena ed al calore da essa emanata, i filamenti diventano estremamente reattivi, disponendosi in posizione ortotropica rispetto al piano d’appoggio, in direzione della fonte energetica, come se questa li “caricasse” e li attraesse verso di sé: sembravano i serpenti che, ondeggiando, fuoriescono dal cesto al suono dell’incantatore. (Il fenomeno ricorda vagamente il fototropismo delle essenze vegetali, per cui una pianta posizionata in una zona buia tende nel tempo ad allungarsi in direzione della fonte di luce più vicina).

Altre caratteristiche non sono riuscito ad individuare, causa la scarsità di materiale in nostro possesso.

Mettiamo questi dati a disposizione di chiunque abbia la possibilità di proseguire gli studi e le ricerche sull’inquietante ed attualissimo argomento, che pare incontrovertibilmente e strettamente connesso con l’innegabile fenomeno delle “chemtrails”.


Giorgio Pattera – Biologo

Parma, 18/12/2007



Scarica QUI i documenti in Versione PDF

mercoledì, dicembre 12, 2007

Ragnatele a confronto

Sempre più spesso vengono segnalati lunghi filamenti argentei che, dopo aver fluttuato in aria, ricadono al suolo o si impigliano ai rami di alberi, a ringhiere, steccati, inferriate... Alcuni credono che siano ragnatele tessute da qualche specie di Aracnidi. Certi "ricercatori" hanno cominciato ad almanaccare, chiedendosi quale specie possa aver creato queste tele.

In realtà, una normalissima analisi chimica consente di falsificare l'ipotesi di cui sopra: le analisi condotte dalla Dottoressa Hildegarde Staninger, negli Stati Uniti, e dal Dottor L. Z. a Venezia, non lasciano spazio a dubbi. Prelevati alcuni campioni di queste ragnatele, i due scienziati hanno esaminato la composizione chimica. Dagli esami è risultato che le fibre in questione contengono soprattutto carbonio, silicio, alluminio, ferro, calcio, sodio, cloro e magnesio.

Invece le "sete" (setae in latino) sono composte per circa il 50% della loro struttura da una catena proteinica polimerizzata chiamata fibroina. A loro volta, le proteine polimerizzate sono formate da amminoacidi, principalmente glicina, alanina e serina, ma ciascun tipo di tela ha la propria struttura amminoacidica. Si ricordi che gli amminoacidi sono i componenti delle proteine, pertanto le sete non sono altro che proteine. La restante parte delle sete è composta da pirolidina, potassio, idrogeno, fosfato e potassio nitrato. La pirolidina ha proprietà fortemente igroscopiche, il potassio, l'idrogeno ed il fosfato abbassano il pH della tela ad un livello acido ed il potassio nitrato è un forte antibatterico. Grazie a queste tre componenti la ragnatela, pur essendo proteica, non viene attaccata da batteri e funghi".

E' evidente: i filamenti, che sono stati analizzati, non sono costituiti da proteine.(1) Non sono perciò tele di Aracnidi, ma fibre artificiali diffuse nell'ambiente attraverso le scie chimiche per scopi che devono essere ancora chiariti, ma sicuramente malevoli.

(1) Le proteine contengono carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, zolfo, talora fosforo e ferro.



Fonti:

Autore non indicato,
Mondovì: quale l'origine dei filamenti dal cielo? 2007
F. Mori, Seta e ragnatele
L. Zamengo, Ragnatele simili a quelle di ragno cadute a Venezia (Italia), 2007

venerdì, novembre 30, 2007

Ragnatele simili a quelle di ragno cadute a Venezia (Italia)

Del Dottor L. Z.


Introduzione

Nel precedente studio intitolato “Caratterizzazione preliminare dei filamenti reperiti presso Venezia”, del 10 novembre 2007, sono stati presentati i primi risultati di un’analisi morfologica e della composizione chimica di sottili filamenti bianchi.

I filamenti, che assomigliano alle ragnatele e che erano visibili ad occhio nudo solo in controluce, su superfici che possono offrire abbastanza contrasto, erano state ripetutamente osservati sull’erba e su altre superfici all’aperto, nell’area del Parco di San Giuliano a Mestre (Venezia). Sono stati raccolti dei campioni l’8 novembre 2007 e sono stati analizzati il 10 novembre 2007.

Per confermare i dati ottenuti da queste analisi, è stata eseguita una seconda raccolta di campioni e sono state compiute altre indagini.


Materiali e metodi

Una seconda raccolta di campioni è avvenuta il 10 novembre, nello stesso luogo, dove sono stati raccolti tre tipi differenti di campioni.

A) Campioni di filamenti attaccati su alcune suppellettili del parco: lampioni, segnali e panchine;
B) Campioni di filamenti depositati su superfici all’aperto nelle adiacenze del parco;
C) Campioni di filamenti di ragnatele.

I campioni sono stati analizzati per mezzo di un microscopio a contrasto di luce e SEM/EDS ed i dati ottenuti sono stati comparati con quelli del precedente specimen. E’ stata studiata la morfologia dei filamenti e ne è stata determinata la composizione chimica. Un’analisi semiquantitativa è stata compiuta sui campioni A, B e C e, per la prima volta, sul campione 11/8. Due misurazioni sono state eseguite su ciascun campione.


Risultati e discussioni

I filamenti dei campioni A e B presentano una morfologia comparabile. La morfologia dei filamenti dei campioni A e B corrisponde a quella del campione 11/8, precedentemente raccolto ed analizzato. I filamenti consistono di una moltitudine di fasci di fibre e risultano composti principalmente di carbonio. Le single fibre hanno un diametro di circa 100 nm.

Altre particelle con dimensioni tra i 10 micron e 0,01 micron sono state osservate nelle fibre. I principali elementi rilevati sono stati il silicio, l’alluminio, il ferro, il calcio, il sodio, il cloro ed il magnesio. Il campione B era più ricco in particelle, rispetto al campione A ed era di colore più scuro. Ciò è probabilmente dovuto agli inquinanti legati al traffico della strada che corre sotto il ponte dove i campioni sono stati raccolti.

La morfologia del campione C non corrisponde con gli altri campioni. Le fibre hanno un diametro di circa 10 micron. Strutture a forma di nodi sono regolarmente presenti sulla superficie di tutte le fibre e non sono stati osservati fasci. Al contrario, le fibre dei campioni A e B e del campione 11/8 sono fasci di nanofibre.

Altre particelle, che contengono soprattutto calcio, sodio e magnesio, sono state individuate sulla superficie dei filamenti del campione C. Come si è notato nel precedente studio, i filamenti dei campioni A, B ed 11/8, che erano stati tesi durante la preparazione del campione, mostravano una forma intricata e sfilacciata. Differentemente sono stati osservati filamenti con un’aggregazione lineare di fasci o disordinata.

La composizione chimica è stata espressa in una percentuale atomica. Non è stata notata alcuna differenza significativa nella composizione chimica, eccetto per lo specimen 11/8, che presenta una maggiore quantità di carbonio e di ossigeno. Questa differente proporzione potrebbe essere correlata ad un maggior “invecchiamento” dei filamenti nell’ambiente, poiché essi sono stati raccolti prima.


Conclusioni

I filamenti dei campioni A, B e 11/8 risultano strutture a base di carbonio, composte da fasci di nanofibre ed assai differenti dai filamenti del campione C. Comunque, sulla base di questi risultati preliminari, non è stato possibile determinare se l’origine di queste formazioni sia naturale o artificiale. Ulteriori analisi saranno compiute per studiare in modo approfondito i filamenti.

Le particelle osservate sulle fibre sono, da un punto di vista qualitativo, coerenti con il particolato urbano diffuso nell’atmosfera; perciò saranno adottati altri metodi analitici per determinare ogni relazione quantitativa tra i filamenti e la composizione delle particelle.


Per ora potrebbero essere considerate tre ipotesi circa l’origine dei filamenti:

1)I filamenti sono ragnatele prodotte da aracnidi di altre specie rispetto a quelle del campione C;
2)I filamenti derivano da un fall out industriale di polimeri a base di carbonio;
3)I filamenti derivano da un altro tipo di ricaduta.

Ciascuno di questi punti sarà ulteriormente investigato. Poiché simili formazioni sono state osservate in differenti paesi, i campioni di diverse aree saranno analizzati e comparati per valutare la diffusione del fenomeno e per verificare possibili implicazioni ambientali.

24 novembre 2007


Biografia del dottor L. Z.

Il dottor L. Z. è un chimico e ricercatore indipendente nel campo dell’analisi metodologica e tossicologica delle fibre di amianto, del particolato ultrasottile e di altre emissioni urbane ed industriali. E’ autore di un protocollo analitico per la determinazione delle fibre di asbesto ed ha partecipato come conferenziere a molti convegni in Italia ed in altri paesi europei. Ha collaborato con l’Università di Venezia nel “Progetto europeo vita 03 env/it/00323” concernente i rischi connessi all’amianto ed ha lavorato come consulente per l’agenzia ambiente Italia, nel “Progetto Europeo INTERREG III B Cadses-SMSVOSLESS”. Attualmente lavora come consulente ambientale per ditte private e come referente nel laboratorio di Igiene Industriale e tossicologia della locale azienda sanitaria.



Traduzione a cura di Zret e Straker. Si ringrazia la gentilssima dottoressa Staninger per la preziosissima collaborazione.

Il documento è prelevabile in formato PDF a questo link.

Chemtrail Spider-Like
Webs Fall On Venice, Italy

Dr. L. Z.
©Copyright 2007, Dr. L. Z.

PART I - Section A (pdf)
PART I - Section B (pdf)
PART I - Section C (pdf)
PART I - Section D (pdf)

domenica, novembre 04, 2007

United colours of poison

Talvolta sono stati fotografati e ripresi aerei che rilasciavano scie nere, azzurre e rosa. Accertato che anche le scie bianche non sono dovute al fenomeno della condensazione, è altresì evidente che questi pennacchi nerastri, blu e rosa contengono elementi chimici.

Presumibilmente le scie nere sono composte da piombo (Pb), elemento chimico dal reticolo cristallino cubico a facce centrate. Noto fin dall'antichità, è un metallo bianco-azzurrognolo lucente che si ossida facilmente in superficie, assumendo così il caratteristico colore grigio opaco. Il piombo è il prodotto ultimo del decadimento radioattivo di vari elementi. Questo metallo ed i suoi composti sono molto tossici per l'uomo e gli animali, poiché danno luogo a fenomeni di accumulo nell'organismo. Gli usi industriali del piombo sono molteplici (è impiegato nell'industria elettrica per rivestire cavi, nella fabbricazione di schermi protettivi dalle radiazioni nucleari e dai rumori, in leghe antifrizione etc.), ma sembra che, nell'ambito della scellerata operazione "scie chimiche" sia riferibile solo ad una deliberata, criminale attività di avvelenamento della biosfera. Infatti, a differenza del bario e dell'alluminio, diffusi nell'atmosfera in primis nell'ambito di progetti militari, l'uso del piombo non pare inquadrarsi in tali ambiti, non possedendo proprietà fisico-chimiche utili, ad esempio, all'accecamento dei radar o dei sistemi missilistici nemici, come avviene per l'alluminio.

Scia nera - Foto gentilmente concessa da CieliazzurriE' noto che la benzina conteneva, sino ad una quindicina di anni fa, piombo tetraetile, un additivo antidetonante assai dannoso, poi sostituito col benzene... cancerogeno e maggiormente volatile. Attesa quindi la tossicità di questo elemento, è purtroppo probabile che sia sparso nell'ambiente col fine di causare patologie.

Scia blu. Cobalto?Le scie azzurre e quelle rosa potrebbero contenere cobalto (Co). Il cobalto è un elemento chimico dal reticolo cristallino esagonale. Era già conosciuto dai Sumeri ed estratto in alcuni giacimenti dell'Africa australe. E' un metallo bianco-argenteo che si trova in natura associato al nichel ed al rame. E' usato in numerose leghe, poiché conferisce speciali caratteristiche di resistenza al calore (superleghe) e proprietà magnetiche (magneti permanenti di Alnico), per acciai speciali, per catalizzatori. All''isotopo radioattivo si ricorre nella cura dei tumori (cobaltoterapia). In soluzione acquosa, assume colore rosa. Rosa o rossi sono i suoi sali idrati; i sali anidri (non contenenti H2 O) sono, invece, azzurri. Circa il cobalto, si potrebbe congetturare che il suo spargimento con le chemtrails, sia collegato alle proprietà magnetiche. Si potrebbe anche pensare che sia cosparso l'isotopo radioattivo con finalità assimilabili a quelle dell'uranio, finalità che si possono facilmente immaginare.

lunedì, aprile 02, 2007

Analisi di fibre contenute nelle scie (articolo di FMM Research team)

Abbiamo tradotto le parti salienti di uno studio relativo ad accurate analisi di laboratorio di filamenti che vengono diffusi attraverso l’’abominevole operazione “scie chimiche”. Le analisi, condotte da due scienziati, il Dottor Karjoo e la Dottoressa Staninger, hanno consentito di stabilire una precisa correlazione tra le fibre contenute nelle sostanze di ricaduta ed i filamenti estratti dalla pelle di pazienti colpiti dal terribile morbo di Morgellons. Per evitare di appesantire il testo, non abbiamo riportato le percentuali riferite agli elementi chimici rintracciati nei campioni né dati tecnici non indispensabili alla comprensione dei contenuti fondamentali. Chi intendesse conoscere ogni particolare, potrà leggere l’articolo in lingua inglese.

Premessa

Sono stati inviati numerosi campioni di fibre sconosciute in vari laboratori nelle ultime settimane. Ci è stato richiesto di esaminarle al microscopio e di determinare le loro proprietà fisiche. Sono state compiute analisi spettroscopiche di vario tipo. Il personale di laboratorio ha anche comparato le fibre con altre nanofibre contenenti silicone e luminescenti.

Tutti i campioni sono stati confrontati con filamenti con punta dorata ricevuti dal Dottor Rahim Karjoo e dalla Dottoressa Hildegarde Staninger e con le fibre che sono state identificate come fibre di polietilene ad alta densità. Le analisi sono state eseguite dal Dottor Karjoo e dalla tossicologa Dottoressa Staninger, ricercatrice che si è occupata del morbo di Morgellons e che, a differenza di altri medici, ha subito riconosciuto l’eziologia non psicologica della malattia.

All’apparenza, qualche fibra analizzata assomiglia a fibre di carbonio e di silicone precedentemente studiate dall’Integrative Health International, LCC.

Sono state scattate fotografie ravvicinate e microfotografie (1000 X) di molti campioni.

Sono state viste forme inusuali e grumi strani.

Sono state identificate fibre anomale.

Sono state rintracciate fibre di polietilene e tracce di un'altra sostanza, un gel di colore marrone.

Sommario

Le fibre identificate non presentano struttura cellulare, ma hanno una forma nanotecnologica dalla funzione non determinata. La loro composizione chimica è estranea all’organismo umano. La pelle umana brucia o si scioglie a 165 gradi Fahrenheit (74° Celsius); le fibre resistono fino a 1400° F (760° Celsius) I tessuti umani non secernono gel e non è conosciuta una struttura cellulare umana che resista a temperature superiori ai 600° F (315,5° Celsius).

Le fibre esaminate risultano essere identiche a quelle trovate nei pazienti affetti dal Morgellons. Sono filamenti che si possono unire, allargare, espandere. Alcuni campioni hanno apparenze biologiche artificiali. Sono state individuate forme pseudo-biologiche contenenti DNA, RNA, microorganismi, proteine, enzimi, plasmidi (frammenti di DNA del citoplasma presente nei batteri) usati nell’industria delle nanotecnologie.

Analisi di alcuni campioni

1) Nel campione non risulta calcio, ma zolfo e si rilevano tracce di rame. Contiene poi sodio, alluminio e cloruro. Questi elementi sono usati nelle batterie insieme con l’idrossido di potassio, il piombo e l’ossido di nichel. Un composto noto come calcopirite serve per ottenere solfato di rame, ossido di ferro ed acido solforico. Quando è aggiunta la sabbia (SiO2) si ricava il silicato di ferro.

2) Nel campione sono stati isolati alluminio, fosforo, zolfo, calcio e cloruro. È importante notare che il verderame è tossico per alcuni microorganismi: è impiegato negli stagni per inibire la crescita di funghi e di alghe e per combattere le muffe delle vigne. Il solfato di rame e l'idrossido di calcio (poltiglia bordolese) sono spruzzati sulle colture di ortaggi (patate, pomodori) e sui vigneti. Da notare che ciascuno specimen comprendente calcio può aver contenuto in precedenza carbonato di calcio e calce. Queste conclusioni sono basate su dati relativi ad un “ago” trasparente estratto da una persona affetta da Morgellons.

3) Il campione è costituito da una sostanza simile ad una ragnatela caduta durante un’operazione chimica. Sono stati individuati nanotubi ed elementi come sodio, alluminio, fosforo, zolfo nonché elementi noti per le loro proprietà magnetiche ed usati nella batterie. I nanotubi incorporano delle microscopiche batterie che consentono alle fibre di muoversi agevolmente, anche sotto la pelle. Sono quindi nanorobots da cui dipende l’insopportabile prurito accusato dai pazienti. Le microbatterie possono interagire con le cellule e con l’acqua: quando ciò accade, si osserva un’alta elettroconducibilità nell’organismo.

4) Lo specimen contiene alluminio, zolfo, clorido, calcio, ferro, zinco, sodio, potassio. Pare che la struttura nanomolecolare di queste fibre sia concepita in modo tale da ospitare una “memoria”. Ciò ricorda la schiuma con la memoria progettata dalla N.A.S.A., una schiuma che mantiene la sua forma originaria.

5) Il campione coincide con uno pseudo-capello che non è di provenienza né umana né animale.

6) Il campione non appare come una fibra, ma come composto da granuli colorati. Il punto di fusione è superiore ai 400 gradi F.

Tutti i campioni sono raffrontabili con i filamenti trovati nei pazienti affetti dal Morgellons: si tratta di strutture nanotecnologiche. Analisi future potranno determinare le caratteristiche di biodegradabilità di questi nanotubi, nanofibre, nanofili, nonché gli effetti sulla salute di tali nanomacchine. Questi materiali sono stati progettati per scopi specifici che non sono ancora noti, ma che saranno compresi in un prossimo futuro.

7) Il campione sembra essere composto da silicone elastico ed è confrontabile con i filamenti estratti da pazienti affetti dalla sindrome denominata Morgellons. Si rileva anche un polimero organico. I campioni risultano contenere diversi composti nelle differenti aree della loro struttura. La fibra adiacente alla testa mostra poliestere, inoltre sono stati rilevati composti alifatici ed aromatici. I filamenti sono fluorescenti. Sono materiali prodotti dall’uomo e che non si trovano in natura.



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