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martedì, dicembre 27, 2011

Spuntano come funghi i radar anti-migranti (di Antonio Mazzeo)

Spuntano come funghi gli impianti radar. Siamo certi, però, che sono installazioni atte a monitorare gli sbarchi dei migranti? Che senso hanno strutture militari del genere in regioni lontane da quelle isole a sud della Sicilia dove approdano quasi tutti i profughi? Guardiamo oltre le apparenze, oltre le dichiarazioni ufficiali: i radar sono funzionali probabilmente ad uno scopo che i più non riescono neppure ad immaginare. Anche H.A.A.R.P. in fondo persegue, tra gli altri, lo stesso occulto obiettivo...

Le fiamme gialle prima azzerano, poi raddoppiano ed adesso triplicano i radar di produzione israeliana da installare in Italia per impedire gli sbarchi dei migranti. Preoccupate di vedere ancora una volta non riconosciute le proprie ragioni dal T.A.R. della Sardegna, hanno dato mandato all’Avvocatura dello stato di depositare un atto alla cancelleria del Tribunale di Cagliari con cui si ufficializza la rinuncia alla realizzazione dei radar a Tresnuraghes ed a Capo Sperone (Sant’Antioco) e di conseguenza il ritiro dal procedimento scaturito dal ricorso degli ambientalisti e dell’amministrazione locale. Nell’ottobre scorso, i giudici avevano ordinato la sospensione dei lavori di realizzazione degli impianti di sorveglianza previsti dalla Guardia di finanza nella costa occidentale dell’isola, a salvaguardia dei diritti fondamentali alla salute ed alla salubrità dell’ambiente.

“Per motivi sopravvenuti, anche connessi alle manifestazioni di protesta delle popolazioni e all’intervenuta perdita nelle more del giudizio dei previsti finanziamenti, le amministrazioni sono addivenute alla decisione, pur nella motivata fiducia che i ricorsi avrebbero dovuto essere dichiarati irricevibili, di non coltivare ulteriormente il disegno di installare l’apparato nel sito per cui è causa”, si legge nella memoria depositata dall’Avvocatura. Scontato il ritiro delle Fiamme gialle anche dal contenzioso relativo al radar anti-migranti di Capo Pecora (Fluminimaggiore), su cui il T.A.R. si dovrebbe pronunciare in udienza pubblica il prossimo 25 gennaio. I No Radar sardi ritengono che nei prossimi giorni sarà pure formalizzato dai militari il dietro front dal quarto sito prescelto, l’Argentiera, nel comune di Sassari.

La Guardia di finanza ha fatto tuttavia sapere di non aver cancellato la rete di sorveglianza radar, ma di avere solo dirottato i quattro impianti della Sardegna nei siti militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, Capo San Marco a Oristano e Capo Caccia ad Alghero. Ciò le consentirebbe di glissare i pronunciamenti del T.A.R. e prevenire nuove azioni di blocco dei cantieri da parte delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Se poi gli impianti radar venissero classificati come opere militari e/o d’interesse strategico, si potrebbe sperare di accelerare gli itinera realizzativi e di ridurre all’osso i pareri e le autorizzazioni ambientali. Modalità operative che non trovano il consenso delle associazioni ambientaliste e dei comitati che si oppongono alle pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar e alle politiche di contrasto militare dei flussi migratori nel Mediterraneo.

“La rinuncia della Guardia di finanza ad installare i radar nei promontori di Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera rappresenta un importante risultato per i Comitati della Sardegna”, afferma Italia Nostra che con i suoi ricorsi aveva ottenuto la sospensione dei lavori. “Di fronte ad un'eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la Guardia di finanza sceglie di ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti, vecchi fari della Marina militare per i quali le Amministrazioni locali hanno progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene. Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di quelli individuati in precedenza”.

“Considerati i costi di installazione dei radar della Guardia di finanza e di acquisto di quelli della Guardia costiera, si risparmierebbero oltre 400 milioni di euro se si decidesse di rinunciare ad essi”, prosegue Italia Nostra. “È bene ricordare che abbiamo presentato qualche mese fa una denuncia alle Procure della Repubblica competenti con la quale si evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni ed i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Continueremo l’impegno ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori delle altre località interessate dai nuovi insediamenti. Tre di questi siti dovranno addirittura ospitare i radar VTS della Guardia costiera con le conseguenze negative dovute alla somma delle emissioni elettromagnetiche degli apparati”.

La collera dei NoRadar è cresciuta dopo la pubblicazione di una missiva del comandante generale della Guardia di finanza, Michele Adinolfi, inviata il giorno 1 luglio scorso allo Stato maggiore della Marina militare, al Comando delle Capitanerie di porto ed al Ministero dell’interno. Nel richiedere la “concessione di ospitalità presso siti in uso alla Marina militare ed alle Capitanerie di porto”, il comando delle Fiamme gialle rivela, infatti, che sono ben diciassette i radar di profondità israeliani (modello EL/M-2226 ACSR) destinati ad essere piazzati in buona parte d’Italia.

“Il progetto della rete radar costiera muove da concrete esigenze operative inserite in un più ampio disegno, condiviso dal Ministero dell’Interno, volto ad incrementare ed affinare gli strumenti di prevenzione e contrasto ai fenomeni illeciti perpetrati via mare ed all’immigrazione clandestina”, scrive il generale Adinolfi. “Il programma prevede la dislocazione di 17 postazioni, grazie a risorse resesi disponibili dalle fonti del Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo Sviluppo Obiettivo Convergenza 2007-2013 e del Fondo per le Frontiere Esterne del Programma Quadro sulla Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori. Sette sono state già collocate a Lampedusa (Ag), Bovo Marina (Ag), Portulisse (Rg), Punta Stilo (Rc), Isola Capo Rizzuto (Kr), Arma di Taggia (Im) e Brancaleone (Rc – in corso di ultimazione). Quattro devono essere installati in siti da individuare nelle regioni Veneto, Marche, Abruzzo e nord della Puglia [vengono proposti in calce Chioggia (Ro), Monte Pedaso (An), Ancona zona portuale, Punta Penna (Pe), Vieste (Fg) - N.d.A.]. Sei dovranno essere installate in Sardegna, Sicilia, sud della Puglia in siti diversi da quelli precedentemente individuati per problematiche insorte in sede locale”.

Il Capo di Stato maggiore della Guardia di finanza lamenta poi come le “criticità emerse in fase d’installazione” dei radar siano riconducibili “a manifestazioni di protesta delle popolazioni locali le cui preoccupazioni, essenzialmente, connesse ai possibili effetti nocivi prodotti dalle onde elettromagnetiche, all’impatto ambientale e paesaggistico dei tralicci che, pur essendo infondate, hanno di fatto reso difficoltoso, se non impedito in alcuni casi, la realizzazione delle opere”.

“Dette criticità sono acuite dalle conseguenze sul piano finanziario, in quanto le installazioni sono soggette ad una specifica tempistica di attuazione che, se non rispettata, può comportare, in tutto o in parte, il definanziamento. Tale rischio è stato evitato per i quattro radar destinati alla sorveglianza della Sardegna occidentale con i fondi che si renderanno disponibili nelle annualità future, mentre è avvertito per i due siti di Gagliano del Capo (Le) e Capo Murro di Porco (Sr), per i quali è stato richiesto al Ministero dell’Interno di ridefinire il termine ultimo per il collaudo e la certificazione della spesa, previsto inizialmente per il mese di marzo u.s. – al mese di dicembre 2011”.

Anche nel caso di questi due ultimi impianti, le Fiamme gialle hanno preferito individuare sedi diverse all’interno di aree militari, dopo il pressing di ministri e viceministri preoccupati di risparmiare il proprio bacino elettorale dai bombardamenti elettromagnetici.

Per Capo Murro di Porco, la nota della Guardia di finanza accenna ad “un’apposita riunione con le Autorità locali”, indetta dall’(ex) Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana), nel corso della quale s’individuavano in prima battuta due possibili alternative, il vicino faro di Capo Murro di Porco in uso alla Capitaneria ed il faro di Santa Panagia, sempre a Siracusa. La scelta definitiva, qualche mese dopo, è, invece, ricaduta sulla ex base di telecomunicazioni della Marina militare di Palombara, nei pressi dell’abitato di Melilli, una delle aree a più alto rischio ambientale del Mediterraneo.

“A seguito di una riunione presso al Prefettura di Lecce, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Alfredo Mantovano” (nativo di Lecce), veniva, invece, valutato di trasferire il radar di Gagliano del Capo a Santa Maria di Leuca (Le) presso la locale stazione della Marina militare. Il 10 giugno 2011, in particolare, “aveva luogo un sopralluogo al sito per verificare la compatibilità elettromagnetica dei sistemi forniti alla Guardia di finanza dalla Almaviva Italia S.p.a. e di quelli ivi già in uso, installati dalla Selex Sistemi Integrati”.

Sempre secondo la nota del generale Adinolfi, i radar “sono di produzione dell’azienda israeliana Elta Systems LTD” e “sono commercializzati da AlmavivA S.p.a. di Roma”, la società che ha ottenuto dalla Guardia di finanza l’appalto milionario per la loro installazione, senza l’indizione e la pubblicazione del bando di gara con la motivazione che “i lavori e i servizi possono essere forniti unicamente da una determinata fornitrice, la AlmavivA S.p.a., che possiede le prescrizioni di natura tecnica ed i diritti esclusivi dei materiali”. AlmavivA è una società controllata da un originale mix di azionisti: la famiglia Tripi, il Gruppo General Electric, la Rai - Radio Televisione Italiana, la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana, la C.I.A.

Confederazione Italiana Agricoltori e le Assicurazioni Generali. A differenza delle Fiamme gialle, AlmavivA sembra ancora volersi costituire in giudizio davanti al T.A.R. di Cagliari ed ha presentato una relazione tecnica del professore Gaspare Galati (ordinario di Teoria e tecnica radar dell’Università di Tor Vergata, Roma), secondo cui le emissioni elettromagnetiche dei radar di Elta Systems sono quasi pari allo zero. Per la cronaca, il professore Gaspari Galati ha lavorato dal 1970 al 1986 presso la Direzione ricerche ed il Servizio analisi di base e calcolo scientifico della società Selenia S.p.a. (ora Alenia-Finmeccanica), “nella prima come analista-sistemista radar e poi come responsabile del reparto di Analisi dei Sistemi”. Negli stessi anni, Galati veniva pure designato “rappresentante italiano presso il gruppo di lavoro della N.A.T.O. (N.I.A.G.)”.

“Le considerazioni depositate dalla società romana sono assolutamente contrastanti con i dati rilevati dall’A.R.P.A .Sardegna, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, e dalle stesse precedenti relazioni prodotte da AlmavivA”, ricorda Graziano Bullegas di Italia Nostra. Intanto in Sardegna, Puglia e Sicilia ci si prepara per il secondo round della campagna NoRadar.

venerdì, settembre 23, 2011

La laboriosa estate del MUOStro di Niscemi (di Antonio Mazzeo)

Le grandi piattaforme in cemento sono ultimate e nella prima settimana di ottobre potrebbe iniziare il collocamento dei tralicci per le tre grandi antenne circolari di 18,4 metri di diametro e le due torri radio di 149 metri d’altezza. Sul terreno sono visibili le lacerazioni delle ruspe per il tracciato stradale che congiungerà il costruendo centro con la stazione di radiotrasmissione della Marina militare USA di contrada Ulmo, Niscemi. Forse sarà l’ultima estate senza il MUOS (Mobile User Objective System), il modernissimo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate statunitensi pensato per le guerre del XXI secolo, quelle con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più “virtuali”, computerizzati, disumanizzati.

Tre anni di ritardo sulla tabella di marcia degli strateghi del Pentagono, centinaia di milioni di dollari dilapidati per individuare e correggere gli errori progettuali, ma adesso non c’è più tempo da perdere, anche a costo di stuprare i territori e l’ambiente e ignorare la volontà popolare. Così per Washington e militari italiani, si può sbancare all’interno dell’area protetta “Sughereta” di Niscemi, Sito di Importanza Comunitaria (SIC), senza le necessarie autorizzazioni, in spregio alle leggi e al senso comune. “Lavori del tutto abusivi”, ha denunciato il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, che in compagnia degli amministratori di Caltagirone (Ct), Gela (Cl) e Vittoria (Rg) si è recato al cantiere MUOS per notificare l’ordinanza di sospensione dei lavori. “Avremmo voluto incontrare i militari statunitensi e consegnare personalmente l’atto, ma non si sono presentati”, afferma Di Martino. “Poco tempo fa ho avuto notizia che all’interno della riserva naturale erano in piena attività camion, ruspe e betoniere. Ho inviato due volte i vigili urbani per verificare se effettivamente si stesse realizzando il terminale terrestre del MUOS. Da qui l’ordinanza di sospensione immediata dei lavori, provvedimento trasmesso alla Procura della Repubblica di Caltagirone, al Comando della polizia municipale, alla Stazione dei carabinieri ed al Genio civile di Caltanissetta”.

I lavori nell’area protetta “Sughereta” sono iniziati subito dopo il parere favorevole emesso l’1 giugno 2011 dall’assessorato territorio ed ambiente della Regione siciliana, bypassando l’amministrazione comunale che aveva formalmente dichiarato la propria contrarietà al progetto. Al diktat di Palazzo dei Normanni, il sindaco Di Martino ha risposto presentando ricorso al Tar. “La Regione non aveva titolo per adottare provvedimenti che sono di competenza del Comune di Niscemi”, spiega il sindaco. “L’assessorato avrebbe potuto rilasciare l’autorizzazione solo nel caso in cui fossimo rimasti inerti di fronte al problema. Il 20 novembre 2009, l’amministrazione comunale ha però annullato il nulla osta ambientale che era stato rilasciato in precedenza per il progetto MUOS, perché riteniamo che l’area è già altamente a rischio per la presenza di 41 antenne di comunicazione poste nella base statunitense già dagli anni ’90”.

L’enorme impatto sul territorio e l’habitat naturale che deriverà dall’installazione delle antenne satellitari è desumibile dall’elenco degli interventi programmati dalla marina militare USA, in calce all’autorizzazione firmata da Giovanni Arnone, capo di gabinetto dell’assessorato: “livellamento superficiale del terreno e suo consolidamento; realizzazione di un sistema di drenaggio delle acque meteoriche; installazione di una recinzione con cancello, di un impianto di illuminazione perimetrale e telecamere; sistemi di viabilità; installazione di tre antenne paraboliche, circondate da altre antenne temporanee di servizio che verranno smantellate al termine dei lavori; costruzione di una cabina di trasformazione con due gruppi elettrogeni diesel; realizzazione di un impianto antincendio tramite un serbatoio alimentato dall’acquedotto comunale e dotato di sistema di pressurizzazione mediante elettropompe; collegamenti dell’area con le esistenti reti idriche, elettriche e telefoniche mediante tubazioni interrate”.
Al progetto di Niscemi, il Dipartimento della difesa ha destinato oltre 43 milioni di dollari (13 per la predisposizione dell’area riservata alla stazione terrestre e 30 per gli shelter e le attrezzature tecnologiche del sistema). I lavori furono affidati nella primavera del 2008 ad un consorzio d’imprese denominato “Team MUOS Niscemi”, costituito dalla Gemmo S.p.A. di Arcugnano (Vicenza), società leader nell’installazione elettrica e nella costruzione d’impianti e dalla LAGECO (Lavori Generali Costruzioni) di Catania. Si tratta di aziende particolarmente attive nel business delle infrastrutture militari USA in Sicilia. La Gemmo, ad esempio, ha in affidamento da US Navy il “trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature”, la “gestione dei servizi ambientali”, il “controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti” nelle basi militari di Sigonella, Augusta, Niscemi e Pachino (Sr). La LAGECO, invece, ha eseguito qualche anno fa i lavori di recinzione e la bonifica ambientale del terreno del centro di radiotrasmissione navale di Niscemi, “contaminato a causa di un versamento di gasolio”. L’assenza all’ingresso del cantiere di tabelle indicative dell’importo, della tipologia dei lavori e delle imprese affidatarie, in violazione delle normative vigenti, impedisce di verificare se è ancora il “Team MUOS Niscemi” ad eseguire i lavori “abusivi”. È certo invece che sono niscemesi le aziende a cui sono state affidate la movimentazione terra e la fornitura di cemento e calcestruzzo.

“Oltre ad aver prevaricato le intenzioni della città, l’autorizzazione della Regione non ha assolutamente tenuto in conto i risultati degli studi scientifici commissionati dal Comune e pagati con i soldi dei niscemesi”, commenta l’ingegnere Gianfranco Di Pietro, consigliere comunale di Niscemi. “Restano sul piatto i rischi di questa installazione. I dati progettuali del MUOS che il servizio VIA-VAS ha ritenuto di poter approvare, parlano di fasci elettromagnetici da 1.600W che sprigionano un campo elettromagnetico sopra i limiti consentiti, per oltre 135 chilometri in linea retta rivolti a 17° dalla verticale in direzione delle città di Vittoria, Comiso, Chiaramonte Gulfi, Ragusa, Modica, Noto e Avola”.

A rilevare l’insostenibile rischio elettromagnetico del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitare il ricercatore dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Massimo Coraddu. In particolare, Coraddu ha fortemente contestato le conclusioni riportate nello studio d’incidenza ambientale della Marina militare USA. “Siamo di fronte a frequenze impegnate di 30-31 GHz per le tre grandi parabole in banda Ka e di 225-400 MHz per le due antenne elicoidali in banda UHF”, spiega il fisico. “Per quanto riguarda la valutazione delle emissioni elettromagnetiche, lo studio dei militari statunitensi risulta gravemente carente e inadeguato sotto molteplici aspetti e non consente di valutare in nessun modo la reale entità del problema. La procedura di valutazione utilizzata è inaccettabile, in quanto assolutamente opaca. La normativa citata non sempre è quella appropriata e i risultati ottenuti appaiono incoerenti e contradditori. Altrettanto inadeguata e carente è la valutazione dei rischi: le ipotesi per quelli corsi dagli esseri umani (personale addetto e popolazione) non sono realistiche, quelle relative al rischio per la fauna sono state del tutto omesse, mentre la valutazione dei livelli di esposizione non è completa”.

Massimo Coraddu contesta infine le motivazioni della Regione Siciliana per autorizzare i lavori d’installazione del sistema MUOS. “Il parere favorevole è stato espresso sulla base di alcune considerazioni completamente campate per aria”, afferma il fisico. “In particolare, gli studi ARPA effettuati, lungi dall’affermare che la situazione sanitaria sia tranquilla e sicura, hanno evidenziato emissioni che hanno già raggiunto e probabilmente superato i livelli di sicurezza previsti, e che andrebbero urgentemente abbassate. Sino ad oggi, inoltre, nessuno ha ancora avuto modo di vedere lo studio del Dipartimento di ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni dell’università di Palermo che, secondo la Regione, avrebbe accertato che il MUOS non comporterebbe condizioni di rischio per la salute dell’uomo”.

A commissionare lo studio top secret è stato il governatore Raffaele Lombardo in persona, instancabile sostenitore dell’ecoMUOStro di Niscemi. Tra gli estensori, i professori-ingegneri Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, “tecnici neutrali e non ingaggiati sicuramente dal Ministero della difesa o dalla NATO”, come ha voluto precisare Lombardo. Tesi che non trova assolutamente d’accordo Alfonso Di Stefano, rappresentante della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “Esistono le prove documentali che negli ultimi tre anni la facoltà d’ingegneria dell’università di Palermo ha sottoscritto con il Laboratorio di Ricerca dell’US Army - Dipartimento della difesa, due contratti per un valore complessivo di 70.000 dollari per la produzione elettro-chimica di materiali nano-strutturati per applicazioni di conversione energetica”, denuncia Di Stefano. “La professoressa Patrizia Livreri, inoltre, già candidata Udc alle ultime elezioni regionali, prima di approdare nell’ateneo di Palermo ha svolto attività di ricerca per conto di aziende del gruppo Finmeccanica operanti nel settore della difesa e della produzione di apparati di contromisura elettronica. Parlare di neutralità ci sembra proprio una beffa…”.

Dopo le manifestazione e i cortei con migliaia di cittadini, l’inopportuna scelta del Comitato No MUOS di delegare in pieno l’opposizione alle istituzioni locali, ha comportato la fine di qualsivoglia forma di mobilitazione popolare, proprio nella fase in cui il ministero della difesa e Raffaele Lombardo lanciavano la loro controffensiva pro-MUOS. L’avvio dei lavori sta contribuendo però a risvegliare molte delle coscienze assopitesi. Protagonisti della riscossa ancora una volta i giovani e gli studenti universitari. In pochi giorni sono stati organizzati sit-in in piazza e volantinaggi, è stata lanciata una petizione popolare e due grandi striscioni No MUOS sono stati collocati davanti il portone della Chiesa Madre di Niscemi. Un presidio, infine, è stato installato vicino l’ingresso della stazione USA di contrada Ulmo. “Non si può permettere alla protervia dei vertici militari di passare, tranquillamente, sulle vite dei cittadini”, affermano. “La nostra è una lotta contro la presenza militare, dovunque essa si manifesti; contro le conseguenze prodotte dalle onde elettromagnetiche sprigionate dal MUOS; contro tutte quelle scelte che colpiscono le politiche sociali a vantaggio delle spese militari”. E l’autunno, a Niscemi, potrebbe farsi caldo.


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Range finder: come si sono svolti i fatti

lunedì, maggio 23, 2011

Quattordici nuovi radar in Italia per le guerre N.A.T.O. (di Antonio Mazzeo)

Nuovi impianti radar per potenziare la rete operativa dell’Aeronautica militare italiana ed integrarla ancora di più nella catena di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza atlantica. Dodici sistemi Fixed Air Defence Radar (FADR) RAT31-DL sono stati commissionati alla Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica, e sono in via d’installazione in altrettanti siti dell’AMI sparsi in tutta Italia. Ad essi si aggiungeranno anche due sistemi configurati nella versione mobile DADR (Deployable Air Defence Radar) che saranno consegnati entro il 2013.

“Si tratta di un progetto dall’alta valenza tecnica, importante per la sicurezza aerea nazionale e necessario per migliorare la nostra efficienza militare”, ha spiegato il generale Mario Renzo Ottone, comandante del COA, il Comando Operazioni Aeree nazionali e del Combined Air Operations Center della NATO, di stanza a Poggio Renatico (Ferrara). “Il FADR costituisce la struttura portante del programma con cui l’Aeronautica militare ha avviato la sostituzione dei propri sistemi di sorveglianza aerea per rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione della nuova tecnologia Wi-MAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di accesso internet ad alta velocità in modalità wireless”.

Molto più espliciti sulle finalità belliche del nuovo sistema radar i manager della società produttrice. “Il RAT31-DL è stato sviluppato per rispondere ai futuri bisogni della difesa, dove la superiorità delle informazioni e dei comandi giocherà un ruolo sempre maggiore”, recita la brochure di Selex Sistemi Integrati. “Il sistema ha eccellenti capacità di scoprire e tracciare i segnali radio a bassa frequenza di aerei e missili, può supportare diverse funzioni come la difesa da missili anti-radiazione e da contromisure elettroniche. In Italia, il FADR consentirà di controllare anche la presenza dei missili balistici, comunicherà con gli altri punti di controllo nazionali e della NATO e apporterà grandi elementi di innovazione, tra cui un migliorato telecontrollo e telediagnosi, riducendo quindi la necessità di personale, con un occhio anche alla riduzione dei costi di gestione”.

Il primo impianto entrato in funzione è quello installato presso la 112^ Squadriglia Radar Remota di Mortara (Pavia). Si tratta di una stazione dell’Aeronautica che nel periodo di massima espansione – anni 50-60 - era arrivata a contare fino a 700 avieri (300 militari di leva e 400 in servizio permanente), ma che dopo il 1998 è stata drasticamente ridimensionata sino a ospitare oggi solo una trentina di militari. Gli altri undici radar RAT-31DL stanno per essere installati presso il centro meteorologico dell’Aeronautica di Borgo Sabotino (Latina), a Capo Mele - Savona (115^ Squadriglia Radar Remota), Crotone (132^ Squadriglia), Jacotenente - Foggia (131^ Squadriglia), Lame di Concordia - Venezia (13° Gruppo Radar GRAM), Lampedusa (134^ Squadriglia), Marsala (35° GRAM), Mezzogregorio – Siracusa (34° GRAM), Otranto (32° GRAM), Poggio Renatico (Comando Operazioni Aeree) e Potenza Picena – Massa Carrara (14° GRAM). Come per Mortara, alcune di queste stazioni radar erano state ridimensionate negli ultimi quindici anni.

Dal punto di vista prettamente tecnico, il Fixed Air Defence Radar (FADR) appartiene all’ultima generazione dei sistemi 3D a lungo raggio: ha una portata sino a 500 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz (L-band), all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”, le onde molto corte estremamente pericolose per l’uomo, la fauna e la flora. Il radar può essere controllato anche da centri posti a notevole distanza e la configurazione meccanica con cui è stato disegnato consente facilità di assemblaggio e smontaggio nei campi di battaglia.

La progettazione e la costruzione delle torri radar e degli impianti ausiliari e l’installazione dei nuovi sistemi nelle dodici basi dell’Aeronautica è stata affidata alla Vitrociset S.p.A. di Roma, una delle maggiori aziende private operanti nel campo della sicurezza, pure vincitrice della gara per il sistema multiradar ARTAS di Eurocontrol, l’agenzia europea per il controllo aereo. Il nome di Vitrociset è stato per anni legato al nome del suo fondatore, Camillo Crociani, uno dei protagonisti dello scandalo delle tangenti per l’acquisto negli anni ‘70 dei velivoli C130 prodotti dalla statunitense Lockheed. Il pacchetto azionario della società è ancora oggi interamente controllato dalla vedova Edoarda Vessel Crociani con una presenza più che simbolica della holding Finmeccanica (1,4%). Presidente del consiglio di amministrazione è invece il generale Mario Arpino, capo di Stato Maggiore della difesa fino al 2001, direttore generale l’ammiraglio Lorenzo D’Onghia, amministratore delegato Antonio Bontempi, ex ad di Alenia Marconi Systems poi Selex Sistemi Integrati.

Il radar RAT31-DL sta progressivamente conquistando sempre maggiore spazio nel mercato internazionale. Il sistema è stato sinora acquistato da nove paesi, sette dei quali membri della NATO, per un totale di 34 esemplari. Tra essi spiccano Germania, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Ungheria. Altri esemplari starebbero per essere ordinati dalle aeronautiche militari di Austria, Danimarca e Malesia. Una conferma che il business di guerra non consoce crisi.

Antonio Mazzeo



mercoledì, giugno 09, 2010

Niscemi sotto la spada di Damocle del MUOS

di Antonio Mazzeo

Tenta di superare il lungo empasse il movimento di cittadini e associazioni che si battono contro l'installazione a Niscemi (Caltanissetta) del terminale terrestre del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS delle forze armate USA. Sabato 12 giugno, alle ore 18, il Comitato NO MUOS di Niscemi, in collaborazione con la Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, ha indetto il convegno regionale dal titolo "Il MUOS e le onde elettromagnetiche: convivenza pacifica o conflitto" a cui sono state invitate le forze politiche, sociali e le istituzioni impegnate contro quello che è stato definito a ragione "l'EcoMuostro di Niscemi". All'evento che vede il patrocinio del Comune di Niscemi, interverranno, tra gli altri, l'avvocato Giovanni Di Martino (sindaco di Niscemi), il dottor Massimo Corraddu (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed esperto sugli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche), il professore Rosario Mascara (Comitato delle Associazioni Ambientaliste).

Il terminale di Niscemi sarà una delle quattro infrastrutture militari che assicureranno il funzionamento dell'ultima generazione della rete satellitare che collegherà tra loro i Centri di comando e controllo delle forze armate USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i velivoli senza pilota Global Hawk, buona parte dei quali destinati alla vicina base di Sigonella. Il sistema MUOS consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. Uno strumento di altissimo valore strategico, dunque, che si caratterizza per il suo violentissimo impatto ambientale. Sotto accusa ci sono infatti le pericolosissime onde elettromagnetiche che saranno emesse dalle tre grandi antenne circolari e dalle due torri radio del sistema satellitare che sorgerà all'interno della Riserva naturale "Sughereta di Niscemi", Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Un progetto dissennato fortemente osteggiato dai cittadini e dagli amministratori di tre province (Caltanissetta, Ragusa e Catania) e di decine di comuni del sud-est della Sicilia.

I tecnici chiamati dal Comune di Niscemi ad analizzare lo studio per la valutazione d'incidenza ambientale presentata nel 2008 dalla Marina militare statunitense in vista dell'installazione del MUOS hanno evidenziato un impressionante numero di lacune ed omissioni del progetto, rilevando la scarsissima attenzione prestata dai militari statunitensi allo straordinario patrimonio ospitato in una delle più importanti riserve ecologiche siciliane. Per tutto questo, qualche mese fa l'amministrazione comunale ha disposto l'annullamento in autotutela dell'autorizzazione ambientale rilasciata nel settembre 2008 per la costruzione del potente impianto a microonde e, congiuntamente ad altri enti locali, ha richiesto alla Regione Siciliana di porre il veto al MUOS in tutte le sedi istituzionali, nazionali ed internazionali. La risposta del presidente Raffaele Lombardo non si è fatta attendere. Dopo aver inviato a destra e manca comunicati di fuoco contro il programma satellitare, Lombardo si è fatto convincere dal ministro La Russa e dai generali del Pentagono sull'assoluta innocuità degli impianti MUOS. Successivamente ha avviato il pressing su sindaci e presidenti provinciali invocandone la conversione e il sostegno al megaprogetto militare a cui il Pentagono ha destinato 43 milioni di dollari (13 per la predisposizione dell'area riservata alla stazione terrestre e 30 per gli shelter e le attrezzature tecnologiche del sistema satellitare). Il governatore della Sicilia ha pure offerto contropartite e compensazioni per rendere più "digeribili" le microonde del MUOS: la possibile rimozione a medio termine delle 41 antenne già esistenti nella base dell'US Navy di Niscemi, utilizzate per le telecomunicazioni con i sottomarini nucleari; interventi finanziari per «valorizzare il richiamo del patrimonio naturalistico locale»; l'attivazione all'interno dell'ospedale Basarocco di Niscemi di un "centro di monitoraggio permanente" sui rischi alla salute delle emissioni elettromagnetiche. Sino ad oggi la monetizzazione del rischio ambientale e militare è stata fermamente respinta dalle amministrazioni e dai cittadini. Ma le lobby pro-MUOS non demordono e promettono dure offensive contro i recalcitranti oppositori.

Un grande aiuto all'implementazione del programma militare potrebbe arrivare dal Decreto di riperimetrazione della Riserva "Sughereta", approvato il 30 dicembre 2009 dall'Assessorato regionale Territorio ed Ambiente, che ha ridotto sia la superficie della riserva, che l'estensione delle aree classificate "zona A", quelle cioè dove è vietato realizzare nuove costruzioni ed esercitare qualsiasi attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e la realizzazione di elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche ed impianti tecnologici a rete, ecc.. Con la nuova classificazione il territorio protetto è stato profondamente e pericolosamente frammentato.

Contro il decreto che vede la firma del Dirigente generale del Dipartimento Regionale Territorio ed Ambiente, Rossana Interlandi (avvocata di origini niscemesi), è stato presentato ricorso al TAR dal Comune di Niscemi, che si è visto stravolgere la regolamentazione di 32 particelle di terreno, tutte censite come bosco comunale. Nello specifico, 24 particelle, precedentemente ricadenti nella "zona A", adesso si trovano completamente fuori dal perimetro della riserva, mentre altre 8 particelle, per una superficie complessiva di 28 ettari, sono state declassate dalla "zona A" alla "zona B" di pre-riserva. Va tuttavia rilevato che la riperimetrazione dell'area protetta era stata richiesta dallo stesso Comune, fattosi portatore delle istanze di alcuni proprietari di terreni all'interno della riserva, i quali lamentavano «un'eccessiva penalizzazione dei vincoli che impediscono l'incremento delle colture». Una scelta fortemente censurata da molti "No MUOS", sia perché sul tema non risultano essere stati mai informati e/o consultati tecnici ed esperti in gestione ambientale né le organizzazioni ambientaliste locali e regionali; sia per l'inopportunità dei tempi prescelti per promuovere l'iter per ridisegnare il perimetro della riserva, data la spada di Damocle rappresentata dai paventati lavori di realizzazione delle infrastrutture MUOS.

Al convegno regionale del 12 giugno, la Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella presenterà le conclusioni di uno studio sulle possibili connessioni tra il programma MUOS e le cosiddette "guerre climatiche ed ambientali". «Crediamo che sino ad oggi non sia stata data la giusta attenzione alle analogie esistenti tra il M.U.O.S. e il cosiddetto "HAARP - High Frequency Active Auroral Research Program", il supersegreto Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 l'US Air Force e la U.S. Navy portano avanti dalla base di Gakona (Alaska), 200 km a nord-est del Golfo del Principe Guglielmo», affermano i rappresentanti della Campagna. «In questa grande infrastruttura sono state installate centinaia di antenne che trasmettono in "banda bassa" (da 2,8 a 7 MegaHerz) e "banda alta" (da 7 fino 10 MegaHerz), cioè lo stesso range delle frequenze del M.U.O.S. Stando al Pentagono, lo scopo di questa installazione sarebbe quello di studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni, ma sono numerosi gli scienziati che denunciano che con il programma H.A.A.R.P., gli Stati Uniti, al di fuori di ogni controllo internazionale, stanno creando nuove armi geofisiche integrali che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza».

Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio, televisive e radar, le antenne H.A.A.R.P. possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici nemici. Secondo il fisico indipendente Corrado Penna, da anni impegnato nel denunciare il controverso fenomeno delle scie chimiche, «è forte il sospetto che il sistema di antenne del MUOS possa servire anche per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP dislocato in Alaska. La modificazione ambientale realizzata attraverso l'uso di forti campi elettromagnetici e scie chimiche è responsabile di alcuni disastri recenti. Sappiamo con certezza che queste tecnologie possono servire a causare terremoti o altri disastri naturali (siccità, uragani, inondazioni, ecc.), sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera».


Fonte: nuovasocieta.it



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giovedì, marzo 05, 2009

La guerra a microonde delle basi USA in Sicilia (art. di Antonio Mazzeo)

Si aggiungono nuovi tasselli alla vicenda relativa all’installazione a Niscemi, Caltanissetta, del terminal terrestre del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System). Archiviata la straordinaria manifestazione di popolo (oltre 15.000 persone) che sabato 28 febbraio ha percorso le vie della città siciliana per gridare “No” al pericolosissimo impianto militare delle forze armate USA, trapelano inquietanti indicazioni su quello che è stato l’iter del progetto. Notizie che confermano le connivenze e il cinismo dei governi succedutisi in Italia negli ultimi anni e la scarsissima considerazione che le autorità siciliane nutrono per la salute e la sicurezza delle popolazioni dell’isola.

I consiglieri comunali del Partito democratico di Niscemi hanno denunciato che l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione siciliana era a conoscenza del progetto d’installazione del MUOS nella base dell’US Navy di Niscemi sin dal 24 gennaio 2007. “La relativa documentazione è rimasta in mano dell’allora assessore sino al 10 aprile 2008 e per tutto questo tempo avvolta nel silenzio”, affermano i consiglieri. “Né sono state effettuate misure di monitoraggio preventivo nella zona già interessata da emissioni elettromagnetiche per le antenne già esistenti nella base della Marina militare statunitense”. Presidente della Regione siciliana era l'Udc Totò Cuffaro, assessore l’avvocata Rossana Interlandi, esponente dell’Mpa di Raffaele Lombardo ed ex consigliere d’amministrazione dell’Università di Catania. Nessuno a Palermo avrebbe fatto caso alle possibili violazioni amministrative ed ambientali del progetto, né che l’area prescelta per l’installazione del terminal terrestre si trovava all’interno della Riserva naturale orientata “Sughereta”, area protetta della Regione siciliana. Un comportamento decisamente censurabile quello dei funzionari dell’assessorato guidato dalla dottoressa Interlandi, già attivista del WWF ed originaria proprio di… Niscemi.


All’assessorato vige l’omertà

Ma torniamo alla data del 24 gennaio 2007, quando cioè sarebbe stata presentata la richiesta alla Regione per installare il MUOS in contrada Ulmo di Niscemi. Presidente del consiglio era Romano Prodi, ministro della difesa, Arturo Parisi. Entrambi omisero d’informare il parlamento sull’accordo sottoscritto con Washington per ospitare in Italia il nuovo sistema per le guerre stellari, mentre l’Australia, altro paese straniero sede di una delle quattro stazioni terrestri previste, aveva reso pubblico e subito, i contenuti del programma militare. Ciononostante, nella primavera del 2007, furono due organi di stampa siciliani (Centonove e L’isola possibile) con il sito internet Terrelibere.org a rivelare il nuovo piano d’insediamento militare. Con un’“imprecisione” involontaria, però, quella cioè che il MUOS sarebbe giunto alla base di Sigonella. Il riferimento alla stazione aeronavale alle porte di Catania era contenuto in alcuni documenti dell’US Navy. Tra gli allegati, c’era pure uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche del sistema satellitare, elaborato dall’AGI - Analytical Graphics, Inc., importante società con sede a Exton, Pennsylvania, in collaborazione con la Maxim Systems di San Diego, California. Lo studio, denominato “Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model”, aveva elaborato un modello di verifica dei rischi di irradiazione elettromagnetica sui sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi (“HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance”) ospitati a Sigonella. La simulazione informatica aveva verificato l’incompatibilità del MUOS all’interno della base (“le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la detonazione degli ordigni presenti”), suggerendo “di trovare una nuova destinazione”. Un’ulteriore ricerca sugli “Hazards of Electromagnetic Radiation to Ordnance” permise alla “Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella” di entrare in possesso dei manuali di prevenzione incidenti adottati dalla Marina USA. In uno di essi si riportava testualmente che “l’esposizione all’energia derivante dai sistemi radio di sufficiente intensità e frequenze comprese tra i 3 kilohertz (kHz) ed i 300 GHz possono avere effetti negativi su personale, sistemi d’arma e carburanti”. Nel “Federal Standard 1037C” del governo degli Stati Uniti venivano elencati i principali rischi RADHAZ: “induzione o associazione di correnti e/o voltaggi di grande magnitudine sufficienti ad avviare i meccanismi di auto-esplosione di armi, munizioni e altri sistemi esplodenti; generazione di effetti dannosi o nocivi all’uomo e all’ambiente; creazione di scintille di sufficiente grandezza da infiammare miscele di materiali trattate nelle aree colpite”.

Ai rischi delle onde elettromagnetiche del MUOS, la redazione di RAI News dedicò uno speciale dal titolo “Base USA di Sigonella, il pericolo annunciato”, trasmesso il 22 novembre 2008. L’opinione pubblica siciliana restò sconcertata e i parlamentari Mauro Bulgarelli (Verdi) e Severino Galante (Pdci) presentarono due interrogazioni al governo, la prima il 28 novembre, la seconda il 5 dicembre. Prodi e Parisi fecero come gli struzzi. All'Assessorato Regionale all’Ambiente e Territorio di Palermo venne invece mantenuto il più assoluto riserbo sull’alternativa proposta per insediare il terminal terrestre, la stazione di telecomunicazione di Niscemi. Poi, senza attendere il parere della Regione, i militari statunitensi diedero un colpo di acceleratore al programma e il 19 febbraio 2009, in occasione della visita all’impianto di contrada Ulmo del direttore del Mobile User Objective Program della Marina USA, Wayne Curls, vennero avviate le prime opere di perimetrazione e movimentazione terra per predisporre le piattaforme per le antenne e le torri radio del sistema di comunicazione satellitare. Nel silenzio (assenso?) di Palazzo dei Normanni, il Comando di Sigonella affidò ad un consorzio d’imprese costituito ad hoc (“Team Niscemi Muos”), i lavori di realizzazione del nuovo impianto militare.
Le imprese iniziarono ad operare nel mese di maggio, quando la niscemese Rossana Interlandi venne sostituita alla guida dell’assessorato da Giuseppe Sorbello, per poi rientrare alla Regione Siciliana, lo scorso 26 febbraio, in qualità di dirigente generale del dipartimento…. “Territorio e Ambiente”.

Miscele esplosive di radio-frequenze

La stazione di telecomunicazioni della Marina USA di Niscemi è attiva dal 1991, ma né i militari statunitensi e italiani, né gli amministratori locali e regionali, hanno mai pensato di eseguire un’analisi sulle emissioni delle 41 antenne radio esistenti. Se ne sono accorti i tecnici dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, chiamati dal neoassessore Sorbello a predisporre quattro centraline di rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico nel comune siciliano. Eppure le onde emesse dalle antenne della base coprono tutto lo spettro compreso tra le UHF e le VHF (Ultra and Very High Frequency – ultra e altissime frequenze, dai 30 MHz ai 3000 MHz, utilizzate per le comunicazioni radio con aerei e satelliti), alle ELF – VLF – LF (Extremely and Very Low Frequency – frequenze estremamente basse e bassissime, dai 300 Hz a 300kHZ), queste ultime in grado di penetrare in profondità le acque degli oceani e contribuire alle comunicazioni con i sottomarini a capacità e propulsione nucleare di Stati Uniti e partner NATO. A partire dalla fine degli anni ’90, le stazione di Niscemi è stata pure dotata del sistema di trasmissione VLF/LF “AN/FRT- 95” , che ha consentito alle forze navali USA di accrescere la copertura nelle regioni del Nord Atlantico e del Nord Pacifico. Il trasmettitore AN/FRT-95A opera tra i 24 ed i 160 kHz con una potenza compresa tra i 280 kW e i 500 kW, ma il sistema permette l’estendere in caso di necessità sino ai 2,000 kW.

A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda), a Niscemi è stato installato nel settembre 2006 un “addizionale” Sistema di Processamento e Comunicazione Automatico e Integrato con i Sottomarini (ISABPS). La base ha così assunto tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici operanti nella regione atlantica (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast). Come enfaticamente sottolineato dal comunicato del Comando dell’US Navy, emesso in occasione del trasferimento delle installazioni di telecomunicazione dall’Islanda alla Sicilia, “la missione della stazione navale sarà quella di garantire i servizi di comunicazione agli utenti di NAS Sigonella come le forze di Stati Uniti, Nato e delle forze di coalizione che operano nell’Atlantico, nel Mediterraneo, nel sud-est asiatico e nelle regioni del’Oceano indiano. Come parte della FORCEnet vision della Marina militare USA, la Stazione di Niscemi connetterà sensori, comandi e piattaforme di controllo, organi decisionali, combattenti e sistemi d’arma per assicurare ulteriori progressi nella Guerra Globale al Terrorismo”. La FORCEnet vision è l’architettura strategica per le operazioni delle unità navali, aeree e spaziali nel XXI secolo, con l’obiettivo dichiarato di assicurare alle forze armate USA la “superiorità nella conoscenza e nelle capacità di comando e accrescere la potenza di combattimento in guerra”.

Alla produzione del cocktail micidiale di radiazioni elettromagnetiche, non potevano restare assenti a Niscemi gli impianti di trasmissione a microonde, come sono denominate le onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz di frequenza, utilizzate per le trasmissioni spaziali e satellitari (come saranno ad esempio quelle del MUOS), nella telefonia cellulare e nei famigerati “forni a microonde”.
A provare l’esistenza di specifiche antenne a microonde nella base della marina statunitense di Niscemi e in altre basi USA in Sicilia, la copia di un bando della Defense Information Systems Agency, pubblicato il 29 maggio 2008, relativo alla “fornitura ed installazione di tre siti di comunicazioni a microonde (“microwaves”) Line-of-Sight (LOS)”, il primo a Niscemi, il secondo a Sigonella e il terzo nella base navale USA di Augusta (Siracusa), utilizzata quest’ultima per l’approdo e il rifornimento di armi e carburante delle unità da guerra, comprese le portaerei e i sottomarini atomici. Il contratto è stato sottoscritto con i fornitori il successivo 7 aprile e ha previsto la conclusione dei lavori entro l’1 ottobre 2008 e la manutenzione degli impianti per la durata di un anno con la possibilità di proroga sino al 30 settembre 2012.

Opportuno riportare alcuni dei passaggi del bando: “NAVCOMTELSTA (NCTS) Sicily richiede la sostituzione dei due sistemi radio a microonde esistenti “COTS” che hanno concluso il loro ciclo vitale. Il nuovo sistema fornirà la connessione a microonde di 155MB 21 tra l’NCTS Sicily, ospitato presso la Naval Air Station di Sigonella (NAS II), il Fleet Logistic Support Site nella baia di Augusta e il Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi”. E ancora: “Il contractor fornirà tutti i materiali, le apparecchiature, le strutture e i servizi per rendere pienamente funzionante il collegamento LOS tra ognuno dei sistemi a microonde. Il contractor dovrà fornire quanto necessitano i ripetitori di segnale, i sistemi d’allarme elettronici e anti-intrusione, le torri o le strutture di supporto, le antenne, gli alimentatori, gli UPS e le attrezzature di controllo. Il sistema a microonde supporterà 2-wire telephone, bidirezionali 4-wire voice, così come i circuiti richiesti per la trasmissione dati ad un velocità di 64kb ed oltre”. Al contractor privato sono infine affidati tutti gli interventi in caso di cattivo funzionamento del sistema di comunicazione, “entro due ore dalla notifica di richiesta del governo statunitense”.

Chissà se una valutazione “HERO” dei rischi elettromagnetici emessi dalle nuove stazioni a microonde sia mai stata fatta dall’US Navy per Sigonella, scalo aeroportuale dove quotidianamente vengono movimentate quantità rilevantissime di armi e carburante. O per la baia di Augusta, area al centro del “triangolo della morte” Augusta – Priolo - Melili (di quest’ultimo comune è sindaco Giuseppe Sorbello, assessore all’Ambiente della regione siciliana), dove impianti petrolchimici, cementifici, raffinerie, ecc. convivono con una delle principali basi navali della Marina da guerra italiana e della NATO, e dove sono presenti due grandi depositi carburante a Punta Cugno e San Cusumano più un sospetto deposito munizioni a Cava Sorciaro, a disposizione delle forze armate USA e dei partner atlantici.

In Sicilia forse c’è già chi ha sperimentato sulla propria pelle le esercitazioni militari a suon di microonde. Sono gli abitanti della piccola frazione di Canneto di Caronia, nella costa tirrenica della provincia di Messina, che dal gennaio all’aprile del 2004 assistettero ad una lunga serie di diabolici fenomeni di autocombustione di elettrodomestici e impianti elettrici, di smagnetizzazione di bussole, ecc.. Un rapporto top secret redatto tre anni più tardi dal gruppo di studio interistituzionale creato dalla presidenza del Consiglio, ha avanzato l’ipotesi che all’origine degli “incidenti” ci sarebbero stati “test militari segreti o esperimenti alieni”. Intervistato dal settimanale L’Espresso (26 ottobre 2007), il coordinatore del gruppo Francesco Mantegna Venerando ha fatto riferimento ad “una origine artificiale dei fenomeni”, come “emissioni elettromagnetiche impulsive”, capaci di generare “una grande potenza concentrata in frazioni di tempo estremamente ridotte”.

Si sarebbe trattato cioè di “fasci di microonde a ultra high frequency compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz, applicazioni sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo quelle finalizzate a recenti sistemi d’arma a energia elettromagnetica”. Nuove e terrificanti tecnologie militari a servizio dei signori delle guerre stellari, dunque. Proprio come il MUOS che si vorrebbe installare a Niscemi.



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lunedì, dicembre 15, 2008

In arrivo in Italia altri aerei telecomandati, questa volta in Sardegna

Altri aerei telecomandati in arrivo in Italia, questa volta in Sardegna, una delle regioni più colpite dalle irrorazioni chimiche; ciò succede probabilmente per la situazione strategica di quell'isola dal punto di vista degli equilibri climatici che i signori della guerra vogliono modificare.



Dopo Sigonella, anche a Decimomannu i Global Hawk USA

di Antonio Mazzeo

L’aeroporto sardo di Decimomannu sarà la base operativa dei velivoli senza pilota (UAV) Global Hawk della NASA, l’Agenzia Spaziale degli Stati Uniti d’America. L’annuncio è stato fatto dal commissario dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) Enrico Saggese, nel corso dell’incontro su “Pianificazione della politica spaziale e programmazione in ambito europeo”, organizzato a Roma dal Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei Deputati. “La NASA ha chiesto ed ottenuto due Global Hawk da dispiegare nel Mediterraneo”, ha dichiarato Saggese. “L’Agenzia spaziale statunitense ha chiesto all’Italia di ospitare uno di questi due velivoli senza pilota per attività di osservazione della Terra. L’aereo sarà ospitato probabilmente a Decimomannu”.

Dopo aver concesso la base siciliana di Sigonella per schierare un reparto con cinque Global Hawk dell’US Air Force (a cui si aggiungeranno poi i velivoli senza pilota dell’US Navy), il governo italiano è pronto ad autorizzare l’uso dello scalo Nato di Decimomannu per misteriose attività sperimentali della NASA, agenzia protagonista nell’implementazione dei programmi di guerre stellari dell’amministrazione USA.

Lo scorso mese di aprile, l’US Air Force ha autorizzato il trasferimento di due Global Hawk al Dryden Flight Research Center della NASA, che ha sede nella base aerea “Edwards”, contea di Los Angeles, California. I velivoli saranno impiegati dall’agenzia spaziale a partire dai primi mesi del 2009 nell’ambito dell’“Airborne Science Program”. Secondo quanto dichiarato dai responsabili del Dryden Fligt Research Center, “la capacità dei velivoli senza pilota Global Hawk di volare con grande autonomia per lunghe distanze, e rimanere in quota per estesi periodi, assicura nuove potenzialità alla comunità scientifica per misurare, monitorare ed osservare località remote della Terra”. Cosa ci sia da studiare di così remoto nel Mediterraneo per giustificare il dislocamento a Decimomannu del più sofisticato sistema di spionaggio e conduzione delle operazioni di guerra è proprio un mistero. Ma che non si tratti di attività del tutto “pacifiche” è la stessa NASA ad ammetterlo. “Guardiamo al velivolo come un sistema a basso costo per sostituire l’Earth Resource ER-2, una versione modificata dell’U-2”, dichiarano al Centro di ricerca di Los Angeles. E l’U-2 è stato sino ad oggi il più famigerato degli aerei-spia utilizzati dalle forze armate statunitensi (e dalla CIA) per pianificare e dirigere i propri attacchi nei principali scenari bellici del pianeta.

Follie elettromagnetiche sui cieli della Sardegna
Situato a pochi chilometri da Cagliari, l’aeroporto di Decimomannu rientra tra le basi concesse segretamente nell’ottobre 1954 alla Nato e agli Stati Uniti, congiuntamente ad Aviano, Camp Darby (Livorno), Napoli-Capodichino e Sigonella. L’infrastruttura ospita una Stazione di telecomunicazione “Loran” dell’US Air Force più un distaccamento di 150 militari statunitensi provenienti da Aviano. Lo scalo è inoltre utilizzato per le attività di supporto degli aerei da trasporto del Military Airlift Command provenienti dagli Stati Uniti e diretti in Medio Oriente e Africa.

Lo scalo è utilizzato periodicamente per le esercitazioni delle forze aeree alleate (principalmente Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna) nei vicini poligoni di Capo Frasca, Capo Teulada, Perdasdefogu e Salto di Quirra. A Decimomannu è operativo l’ACMI (Air Combat Maneuvering Instumentation) un sofisticato sistema elettronico, di cui esistono poco più di una dozzina di esemplari al mondo, che permette di dirigere e monitorare le operazioni di guerra aerea nel Mediterraneo.

L’importanza strategica assunta da Decimomannu e dai poligono limitrofi nell’ambito delle sperimentazioni dei più sofisticati sistemi di morte trova conferma nelle più recenti esercitazioni realizzate in Sardegna. Da fine settembre sino al 15 ottobre 2008, l’aeroporto ha ospitato 1.300 militari di 15 nazioni Nato per una “simulazione” di “guerra elettronica”. Denominata
“Trial Imperial Hammer”, l’esercitazione è stata finalizzata allo sviluppo e all’integrazione delle “attività di intelligence antiterrorismo”. Le nostre forze armate hanno definito enfaticamente la “Trial Imperial Hammer” come “una delle più importanti attività di sperimentazione dell’Alleanza nel campo dell’ISR (Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento)”. In realtà essa è stata l’occasione per presentare ai partner atlantici due nuovi sistemi di distruzione made in Italy. Il primo di essi è il mini-aereo senza pilota “Strix”, prodotto dal centro di eccellenza UAV dell’Aeronautica Militare. Lo “Strix” è talmente piccolo che può essere trasportato all’interno di uno zaino ed ha un’autonomia di volo di un’ora. Dotato di una rampa di lancio e di una stazione di controllo da terra, il velivolo teleguidato può essere inviato in campo nemico per filmare e fotografare dall’alto anche in condizioni di completa oscurità.

Il secondo strumento di guerra è ancora più sofisticato. Creato nei laboratori del Reparto di guerra elettronica dell’Aeronautica italiana, il suo nome riporta ai cavalieri della saga cinematografica di Guerre Stellari, “Jedi”. Si tratta di un dispositivo elettronico in grado di “disturbare”, via etere, l’attivazione degli esplosivi. Come? Creando in cielo “una bolla elettromagnetica che protegge le aree a rischio di attentato, confondendo e neutralizzando gli impulsi dei detonatori degli ordigni”, come spiega in una nota il Comando Nato di Bruxelles. Sempre secondo i promotori del progetto, “la fascia di sicurezza potrebbe essere assicurata dal cielo da un elicottero, da un aereo da trasporto o anche da un UAV, gli aerei senza pilota che possono essere utilizzati per scopi operativi di prevenzione del terrorismo”. Che tipo di “bolla elettromagnetica” sia stata attivata sui cieli sardi è impossibile sapere, ma l’insistenza di dispiegare mini e grandi aerei senza pilota a Decimomannu è più che sospetta. Soprattutto se ha targa NASA.

La ministra che guarda alle guerre stellari
Sempre secondo il commissario dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, il nostro paese guarda con estremo interesse allo sviluppo dei sistemi aerei UAV per missioni spaziali. C’è il Global Hawk ma c’è anche il “velivolo di rientro” AXV (Advanced eXperimental Vehicle) pianificato in sede ESA (l’Agenzia spaziale europea), nel quale l’Italia investirà 130 milioni di euro. L’AXV, sarà lanciato con il vettore Vega dalla base di Kourou (Guaiana Francese), per poi rientrare a terra planando. “Con le attività dell’AXV e del Global Hawk, potremo dire la nostra sui velivoli spaziali unmanned”, ha dichiarato Saggese. “Ricordo che, in base a studi dell’UE, dopo il 2020 almeno il 50% dei voli saranno effettuati senza pilota, partendo prima da voli cargo e poi passando ai voli passeggeri”.

Il commissario dell’ESI non nasconde la sua soddisfazione per le commesse in campo spaziale che arriveranno al complesso militare-industriale italiano. L’ultimo incontro della ministeriale dell’ESA tenutosi nei giorni scorsi a L’Aia, si è concluso con un accordo per nuovi investimenti per circa 10 miliardi di euro. A presiedere l’evento è stata la ministra per l’istruzione, l’università e la ricerca, Maria Stella Gelmini. A nome del governo, la Gelmini si è impegnata a un contributo finanziario italiano di circa 1,2 miliardi di euro in tre anni. Oltre allo sviluppo del piano per gli UAV, le risorse saranno destinate all’avvio del programma “Exomars”, l’esplorazione robotica di Marte. Grazie a questa decisione l’Italia si candida ad ospitare il Centro di Controllo del velivolo spaziale.

“Lo spazio si conferma ancora una volta come una risorsa strategica ed un asset fondamentale per la qualità delle politiche dell’Ue”, ha dichiarato la ministra Gelmini. “La ricerca spaziale ha riflessi concreti e immediatamente percepibili da parte dei cittadini. La ministeriale ESA è stata anche un momento di confronto su come rendere la ricerca spaziale più appetibile nelle scuole…”. I bambini italiani saranno felici: con un maestro unico, a bordo di navicelle spaziali a “bolla” tipo Jedi, viaggeranno alla conquista dei pianeti. La direzione da seguire sarà quella della buona Stella.


Fonte: La scienza marcia e la menzogna globale




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